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Lega & C.: ecco le principali insidie in agguato nella prossima campagna elettorale per le amministrative a Bassano
Pubblicato il 16 gen 2019
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A sentire alcuni autorevoli esponenti del centrodestra locale, quelle della prossima primavera a Bassano del Grappa saranno le elezioni amministrative della svolta. Quasi che il risultato sia ormai scritto nelle stelle. Non è così. Almeno in partenza e almeno sulla carta. Sul voto comunale pesano così tante variabili, del tutto slegate dalle logiche elettorali nazionali, che ogni pronostico o ottimismo preventivo rischia di esaurirsi in un esercizio di azzardo. A maggior ragione fintanto che non sarà reso ufficialmente noto il nome del candidato sindaco della coalizione, vale a dire della figura catalizzatrice della richiesta di consenso ai cittadini, la cui persona e la cui immagine possono esercitare maggiore influenza sull'esito alle urne di una squadra convincente o di un programma efficace. In più, il centrodestra ha varie anime da far convivere sotto lo stesso tetto, di diversa estrazione politica e civica, e il minestrone va servito caldo, con i giusti ingredienti e non eccessivamente pepato. Troppo pepe, come spiegherò di seguito, a Bassano renderebbe la proposta della coalizione bruciante e indigesta.
L'alleanza elettorale tra le quattro formazioni di centrodestra che attualmente sono rappresentate in consiglio comunale è stata ufficializzata il 7 aprile dello scorso anno con un accordo siglato in sala Tolio davanti alla stampa dai referenti di Impegno per Bassano (Massimo Gianesin), Lega Nord che d'ora in avanti chiameremo Lega (Roberto Gerin), Forza Italia (Mauro Lazzarotto) e Bassano ConGiunta (Stefano Giunta).
La firma dell'accordo elettorale del centrodestra del 7 aprile 2018 (foto: archivio Bassanonet)
Da quella firma è sorto un coordinamento unitario attraverso il quale i quattro coach delle rispettive squadre si impegnano “a cooperare con lealtà” e “a sviluppare un programma elettorale comune e attività di propaganda concertate, condividendo le scelte politico-amministrative da sottoporre all'elettorato, nel rispetto delle singole identità”.
Solo poco più di un mese prima, il 4 marzo 2018, il Veneto e anche la nostra città (31% nel Comune di Bassano, o se preferite circa un bassanese su tre) avevano fortemente contribuito al trionfo della Lega di Salvini nella corsa per la conquista, anche se in coabitazione, del governo. Sulla scia dell'entusiasmo, subito dopo l'esito delle urne, il capogruppo della Lega in Regione Nicola Finco e il segretario leghista bassanese Roberto Gerin avevano richiamato l'attenzione dei media dichiarando che “dovrà essere la Lega a guidare le danze per le comunali del 2019”. Le dinamiche del patto siglato con gli altri gruppi hanno poi suggerito toni più prudenti, ma è evidente che le danze in vista delle amministrative di primavera la Lega le sta veramente guidando. Il segretario Gerin, che ho visto partecipare a incontri ed eventi promossi anche al di fuori del suo partito, è l'uomo di riferimento di tutti i vari “mandati esplorativi” finalizzati a trovare la quadratura del cerchio in ambito coalizione.
Nel frattempo il centrodestra locale stesso è diventato un'entità in evoluzione.
Da una costola di Forza Italia è nata la filiazione bassanese di “Amo il Veneto”, il neo movimento politico dell'assessore regionale Elena Donazzan, cui fa riferimento il consigliere comunale Alessio Savona. Dal variegato universo delle civiche, teoriche o in fase embrionale, fa capolino con maggiore insistenza la figura ancora indefinita di Rinascita 2019, primo esempio a Bassano di una possibile discesa in campo generata da Facebook. Riprende a farsi sentire anche Fratelli d'Italia, con un nuovo circolo territoriale guidato dal redivivo ex forzista ma sempre berlusconiano nel cuore Simone Furlan.
E per il momento mi fermo qui. Impossibile fare sintesi di tutto, tenendo conto anche dei veti incrociati: per Gerin e i suoi alleati, in ottica formazione dello schieramento da presentare agli elettori, questo è il momento delle scelte.
E a proposito di scelte, ancora Gerin ha fatto sapere che il candidato sindaco di coalizione sarà annunciato ufficialmente in questo mese di gennaio. Staremo a vedere. Certamente una “papabile” per l'ambita nomination c'è già, investita dalle voci accreditate dalla stampa (e in quanto tali da prendere sempre con le molle) ed è della Lega. Parlo al femminile perché si tratta di Elena Pavan, avvocato, componente del direttivo della sezione leghista cittadina, ultimamente sempre più in vista nelle pubbliche occasioni di pre-campagna amministrativa.
Che possa essere lei la locomotiva del treno in formazione, per la percezione di un osservatore esterno come chi vi scrive, al momento è ancora un'ipotesi.
Ma facciamo finta che Elena Pavan sia davvero la candidata in pectore del centrodestra per la poltrona più alta di via Matteotti. E allora non posso non rimarcare il ruolo di rilievo concessole alla festa degli auguri di Natale della Lega, presenti vari big locali del partito, presso il locale “Sotto la Torre”, così come evidenziato da un articolo del Giornale di Vicenza. Occasione nel corso della quale, come si legge, l'avvocato Pavan ha ricordato che “quella per il Tribunale della Pedemontana sarà una battaglia su cui la Lega punterà comunque alle prossime elezioni”. Certamente una questione per lei molto sensibile, vista la sua professione e visti anche i trascorsi leghisti a difesa di quel Tribunale di Bassano soppresso grazie a una legge delega al governo votata a suo tempo anche dalla Lega Nord.
Ma proprio questa è la prima insidia in agguato nella prossima campagna elettorale.
E cioè quella di puntare eccessivamente su argomenti tanto accattivanti per i titoli sui giornali, quanto secondari per la vita quotidiana della stragrande maggioranza dei cittadini. Ripetendo cose già scritte e ragionando per assurdo, faccio l'esempio del Ponte di Bassano. Se domani mattina cedesse una stilata, ne sentiremmo parlare per giorni sui media nazionali, con polemiche infinite riportate dalla stampa e generate anche nei social. A me, cittadino di Bassano del Grappa, la cosa dispiacerebbe assai.
Tuttavia - a meno che io non abiti o non lavori attaccato al Ponte - non toccherebbe le corde di quello che realmente mi interessa come residente in questo Comune: le esigenze della mia famiglia, le tasse comunali che pago, i servizi pubblici di cui si servono i miei figli, il centro diurno a cui affido la mia anziana madre, la viabilità urbana che devo percorrere, i problemi del mio quartiere. Potrei pensare che è colpa dell'Amministrazione comunale, ma non è sufficiente per percepirla come una cattiva Amministrazione.
È pertanto giusto prendere posizione sui “grandi temi” dell'attualità cittadina - Tribunale, Ponte, Polo Santa Chiara, Tempio Ossario, Teatro, nuovo centro commerciale eccetera eccetera - che affiorano in ogni dibattito o pubblico confronto tra candidati sindaci in campagna elettorale. Ma dare prevalenza ai medesimi rispetto alle tematiche e alle proposte delle politiche di servizio e della quotidianità sociale sarebbe un errore clamoroso.
Le altre insidie per il centrodestra bassanese sono di natura più strettamente tattica e politica. A cominciare dal rischio di costruire una campagna elettorale improntata sulla demolizione di quanto fatto, fatto male, o non fatto, dall'Amministrazione precedente.
C'è nell'aria una gran voglia di affilare le armi in tal senso e sui social, per così dire, “schierati” i continui e spesso motivati attacchi agli attuali governanti della città sono i segnali di una belligeranza in progressione. Ma fare una campagna “contro” alla fine non paga: l'elettore medio non è sensibile alle contestazioni sul passato, ma alle proposte concrete per il futuro. Gerin & C. dovrebbero far tesoro della negativa campagna del 2014, quando i tuoni e le saette costantemente rivolti all'Amministrazione Cimatti-PD, per voce anche di esponenti dello schieramento eletti in Regione e quotidianamente in campo in città, hanno portato all'unico risultato di far piovere sul bagnato.
L'altro pericolo è che la proposta e l'immagine generale della coalizione si appiattiscano sul programma e sul linguaggio della Lega, il cui consenso nel Veneto è certamente sempre alto ma che a Bassano deve fare i conti con una cittadinanza che, quando si tratta di votare per casa propria, fa battere un cuore storicamente moderato.
È qui che la minestra va servita con una adeguata, e assolutamente non eccessiva, dose di pepe. Proposte troppo estreme - e intendo dire “salviniane” - possono senz'altro avere il loro appeal nel voto regionale o politico. Ma nella solidale e mutevole Bassano, dove il 10% della popolazione è costituito da stranieri, vanno soppesate con il contagocce.
Non è inoltre da sottovalutare - ed è questa un'ulteriore insidia - la forza del proprio principale competitor. Il centrosinistra potrà anche uscire con le ossa rotte da questo quinquennio amministrativo, ma ha dalla sua, in quanto forza attualmente al governo della città, una cura ortopedica molto potente. Non è stata inventata ora e si chiama propaganda. In questi ultimi mesi di mandato la comunicazione istituzionale del PD and Friends raggiungerà vette importanti. Della comunicazione social sappiamo già e fior di migliaia di euro sono stati di recente deliberati per inserzioni e spot a pagamento sul quotidiano locale e su una delle due emittenti televisive per raccontare a chi legge e a chi guarda quanto è bella e quanto è brava l'Amministrazione comunale.
C'è poi, ad esempio, l'onda lunga di eventi diffusi come “Bassano Città Europea dello Sport 2018” che hanno permesso di distribuire a pioggia 310.000 euro di contributi alle varie società e associazioni sportive. Se non è questo un terreno di consensi da coltivare, ditemi che cos'è. Anche in questo caso potrei andare avanti, ma qui mi fermo. Per cui il centrodestra dovrà farsene una ragione: tanto più la sua azione sarà efficace e potenzialmente vincente, quanto più avrà l'umiltà di riconoscere che la sua, Ponti o Tribunali che siano, è una partenza ad handicap.
Infine l'ultimo pericolo: quello di non ascoltare la vera voce della gente. Strade, piazze, parrocchie (in senso laico), quartieri: sono queste le arene in cui scendere.
I post nei gruppi social bassanesi, sempre più incalzanti e spesso anche aggressivi nei riguardi dell'Amministrazione Poletto, possono indicare disagi, proteste o necessità e mettere in luce inadeguatezze e manchevolezze nella cosa pubblica, ma non valgono l'incontro diretto e non virtuale con la popolazione. L'obiettivo del consenso non è sintonizzarsi sulle sirene che fanno rumore e che fanno bene a farlo, ma conquistare la maggioranza silenziosa.
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