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Tari e quali
Confcommercio impugna al Tar la delibera del Comune di Bassano sulle tariffe rifiuti 2018. Contestate “incongruenze” dal 2017 in poi, da quando il calcolo della tariffa è passato di competenza ad Etra
Pubblicato il 04 apr 2018
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Il ricorso al Tar era già pronto, e rinchiuso in un cassetto, già dall'anno scorso.
Dopo tutto questo tempo, venuti meno i presupposti per non adire le vie legali contro il Comune di Bassano del Grappa, il ricorrente lo ha inoltrato alla giustizia amministrativa - cambiando l'anno di riferimento, ma per la stessa tematica rilevata e contestata anche l'anno prima - e lo ha notificato al Comune e ad Etra.
La Confcommercio mandamentale di Bassano del Grappa ha impugnato presso il Tribunale Amministrativo Regionale, chiedendone l'annullamento, la delibera del consiglio comunale di Bassano n. 100 del 21/12/2017 relativa alla gestione dei rifiuti urbani e in particolare all'approvazione del piano finanziario rifiuti 2018 e alla determinazione delle tariffe rifiuti per le utenze domestiche e non domestiche per l'anno 2018.
Il vice presidente vicario di Confcommercio Bassano Elena Scotton, il presidente Paolo Lunardi e il direttore Riccardo Celleghin (foto Alessandro Tich)
Secondo i riscontri dell'associazione di categoria, l'atto amministrativo - analogamente al piano finanziario rifiuti 2017 - contiene sperequazioni e incongruenze, a danno delle utenze non domestiche, tali da dover dare la questione in mano agli avvocati.
Per spiegare i motivi del gran rifiuto alla tariffazione sui rifiuti, Confcommercio convoca la stampa facendo intervenire i propri vertici: il presidente mandamentale Paolo Lunardi e il vice presidente vicario Elena Scotton, affiancati dal direttore dell'associazione di categoria Riccardo Celleghin, ovvero l'uomo che alle disposizioni di legge, ai numeri, alle tabelle e ai calcoli percentuali dà del tu.
“Dal 2008 - afferma il presidente Lunardi - stiamo portando avanti un'azione sindacale a tutela delle nostre imprese a seguito della crisi e del cambiamento strutturale dell'economia. Ora le aziende si sono assestate. Il problema più grande oggi è l'incapacità, a volte, delle istituzioni che ci mettono lacci e lacciuoli per non svolgere bene il nostro lavoro.” “Vogliamo - aggiunge - che a decidere sui destini delle aziende commerciali non siano le palle al piede della burocrazia e delle istituzioni, ma il mercato.”
E in un contesto economico nel quale “i margini sono ridottissimi”, sul tema dei rifiuti viene evidenziata una volta per tutte l'“aggressione economica” attraverso i tributi imposti alle imprese. Che sono diventati particolarmente dolorosi dopo il passaggio della “tassa” sui rifiuti a “tariffa”. E che vanno ovviamente pagati a fronte del servizio reso: ma sono proprio i coefficienti di pagamento, da una parte, e il servizio reso, dall'altra, a determinare la levata di scudi della categoria.
Tutta questa storia ha inizio dal 2016. E cioè dall'ultimo anno in cui la tariffa sui rifiuti, inserita nel piano finanziario rifiuti del Comune, è stata elaborata dall'Ufficio Tributi comunale. Dal 2017 in avanti, invece, la determinazione della tariffa da approvare in consiglio comunale è passata di competenza ad Etra.
La previsione di gettito della Tari (Tariffa rifiuti) nel 2016, a copertura totale dei costi di gestione del servizio di Etra sul territorio comunale di Bassano, è stata di 6.045.970,90 € (Iva e imposta provinciale escluse) di cui 2.400.288,10 € dalle utenze non domestiche.
Per stabilire la tariffa rifiuti a carico di queste ultime e quindi delle attività economiche delle più diverse categorie, l'Ufficio Tributi del Comune ha preso a riferimento il DPR (Decreto del Presidente della Repubblica) 158/99 che stabilisce il criterio “presuntivo” della tariffa: questa viene cioè calcolata in base a un coefficiente relativo alla “presunta” ovvero potenziale produzione di rifiuti connesso alla tipologia di attività.
Per cui, ad esempio, una pizzeria o un bar producono potenzialmente più rifiuti di una banca o di un'autofficina e la loro tariffa, che va moltiplicata per i metri quadri del locale in cui viene esercitata l'attività, è stata calcolata con un coefficiente più alto.
La stessa tariffa, inoltre, è costituita dalla somma di una parte “fissa” (a copertura dei costi fissi del servizio Etra) e di una parte “variabile” (a copertura dei costi variabili della raccolta rifiuti). Quindi - sempre ad esempio - nel 2016 a Bassano del Grappa per un ristorante, trattoria o pizzeria la tariffa rifiuti totale (fissa+variabile) è stata calcolata in 12,23 € al mq. Per una pizzeria di 100 mq significa un tributo-base di 1223 €, esclusi eventuali ulteriori esborsi per la parte variabile. Sullo stesso livello, se non maggiori, le tariffe per altri specifici tipi di attività: birrerie e hamburgherie (14,81 €/mq); bar, caffè e pasticceria (11,61 €/mq); ortofrutta, pescherie, pizza al taglio (15,37 €/mq).
Sono le categorie maggiormente rappresentate in Confcommercio, con coefficienti di gran lunga superiori ad altri tipi di attività industriale, artigianale, di servizi e anche commerciale. Come nel caso degli ipermercati, ai quali, a fronte comunque di una superficie in mq molto più ampia, il Comune di Bassano ha applicato una Tari di “soli” 6,64 €/mq. Sono tutti numeri che possono provocare un effetto-capogiro al lettore non addetto ai lavori, ma importanti per capire quello che è accaduto nei due anni successivi.
E nei due anni successivi - col calcolo della tariffa rifiuti comunale passato di competenza ad Etra - si sono verificate le presunte “incongruenze” evidenziate dagli uffici di Confcommercio. Innanzitutto, rispetto al 2016, va considerato il dato fondamentale della diminuzione del costo di gestione della società multiutility e quindi del corrispondente gettito Tari da incamerare a Bassano tra utenze domestiche e non domestiche: 5.293.637,46 € nel 2017 e 5.215.136,00 € nel 2018 (Iva e imposta provinciale escluse).
Inoltre, come spiega il direttore Celleghin, è cambiata la modalità di calcolo della tariffa che da “presuntiva” è passata al sistema della “tariffazione corrispettiva” e cioè basata sulla misurazione dell'effettiva quantità di rifiuti conferiti. In più sono cambiati, come cambiano ogni anno, anche i numeri delle utenze: dalle 3.089 utenze non domestiche del 2016 (per una superficie complessiva a ruolo di 834.567 mq), si è passati alle 2.889 del 2017 (superficie 882.366 mq) e alle 2.922 del 2018 (superficie 911.764 mq).
Eppure - nonostante la nuova base di calcolo e tutte queste variabili - le tariffe non domestiche a metro quadro per le diverse categorie di attività sono rimaste le stesse e identiche a quelle del 2016. Tari e quali. In altre parole è stato nuovamente applicato, senza alcuna variazione, il criterio “presuntivo” del DPR 159/99.
Ricapitolando: è diminuito il gettito preventivato, sono aumentati i metri quadri delle utenze non domestiche, ma la tariffazione non si è spostata di una virgola.
Con la differenza che Etra ha stabilito anche la frequenza della raccolta dei vari tipi di rifiuti (settimanale, bisettimanale ecc.) a seconda della zona. Diverse imprese hanno tuttavia la necessità di un conferimento più frequente per evitare di stoccare i rifiuti eccedenti in magazzini frigoriferi o quant'altro: ed ecco che è stato approntato un puntuale tariffario di Etra per i “servizi aggiuntivi” di raccolta fuori turno alle utenze non domestiche, che comportano addebiti da 60 fino a 1.250 €, a seconda di tipo e quantità del rifiuto. “Qui i nostri associati - rivelano i vertici di Confcommercio - hanno cominciato a lamentarsi.” Da qui la prima questione posta da Confcommercio a motivazione del ricorso: e cioè secondo quale principio o modello matematico vengano suddivisi i costi tra le utenze domestiche e non domestiche.
Infine la madre di tutte le questioni: il rapporto tra quota fissa e quota variabile della tariffa. Anche questa è roba per stomaci forti, ma cerchiamo di spiegarla in sintesi.
Per le utenze non domestiche a Bassano la quota fissa, a copertura dei costi generali di servizio di Etra (pari al 63% della tariffa) è molto più alta rispetto a quella variabile, a copertura dello specifico servizio di raccolta dei rifiuti (37%). Confcommercio pertanto chiede “perché la quota variabile per le utenze non domestiche risulta così sproporzionata rispetto alla quota fissa, mentre i costi di gestione imputabili alla raccolta sono di molto superiori a quelli generali”.
L'alta incidenza della quota fissa inoltre, come rileva Celleghin, “lega gli utenti ad Etra a doppia mandata”. Un commerciante può infatti decidere di non avvalersi più di Etra per la raccolta rifiuti e di rivolgersi al servizio più conveniente di un'azienda concorrente.
Ma in ogni caso dovrà continuare a pagare al Comune la quota fissa della tariffa: lo prevede il regolamento comunale. Casi del genere sono già successi a Cartigliano, in sinergia con Confcommercio: ma in quel Comune la quota fissa è al 30% e l'operazione, per l'utente, è vantaggiosa. A Bassano del Grappa, con un fisso tariffario quasi al 70%, cambiare gestore per la raccolta rifiuti diventerebbe invece un salasso.
Queste ed altre questioni sono state al centro negli scorsi mesi di una serie di contatti tra Confcommercio Bassano e l'Amministrazione comunale, nella figura dell'assessore e vicesindaco Roberto Campagnolo, per cercare di trovare una mediazione mantenendo al contempo “in stand-by” il ricorso al Tar. Confronti con i Comuni che per l'associazione di categoria appartengono alla normale dialettica istituzionale: come è accaduto a Mussolente, dove il sindaco Cristiano Montagner (peraltro presidente del Consiglio di Sorveglianza di Etra) è venuto incontro alle richieste dei commercianti rimodulando alcuni aspetti tariffari. Una conferma sul campo del vecchio detto “volere è potere”.
Tra i diversi aspetti non chiariti e ancora da chiarire a Bassano del Grappa, vanno annoverati anche i criteri della “verifica puntuale del rifiuto conferito che permette di utilizzare un sistema di tariffazione corrispettiva”.
Con che risultato finale?
“Abbiamo richiesto la possibilità di un confronto con l'Amministrazione di Bassano per ricalcolare meglio la tariffa - riferisce il presidente Paolo Lunardi -. Con l'assessore di competenza abbiamo avuto un colloquio iniziale e ci siamo incontrati per chiedere l'opportunità di un tavolo di confronto, ma poi la parte tecnica non si è più fatta.”
“Negli incontri con l'Amministrazione - chiarisce ulteriormente la vice presidente Elena Scotton - eravamo rimasti d'accordo che ci sarebbero venuti incontro. Ma qui abbiamo trovato una porta chiusa. Noi dobbiamo tutelare la nostra categoria.”
Niente tavolo e niente confronto, dunque: dopo la vana attesa il cassetto di Confcommercio Bassano si è quindi aperto ed è partito il ricorso al Tar del Veneto, con cui si impugna la delibera di consiglio comunale sulle tariffe rifiuti per il 2018.
Costringendo l'Amministrazione comunale di Bassano del Grappa a contribuire ulteriormente alla voce che più di tutte le altre la vede molto attiva a muovere l'economia: quella delle spese legali.
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