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Fly Me to the Moon
Intervista ad Oscar Pozzobon, presidente e AD di Qascom, l’azienda aerospaziale bassanese che sta mandando sulla Luna il ricevitore satellitare LuGRE, sviluppato in via Marinali. “Tutto è nato con una mail che scrissi a un dirigente della NASA”
Pubblicato il 08 feb 2025
Visto 12.281 volte
“Fly Me to the Moon”. “Fammi volare fino alla Luna”.
Lo cantava il grande Frank Sinatra e potrebbe idealmente cantarlo anche il LuGRE (Lunar GNSS Receiver Experiment), il ricevitore satellitare “Made in Bassano” che a bordo della missione Blue Ghost 1 della NASA, collocato sul lander lunare Blue Ghost della Firefly, a sua volta trasportato da un vettore Falcon 9 di SpaceX, sta viaggiando verso il nostro satellite naturale.
“Made in Bassano” perché, come ormai ben sappiamo, il LuGRE è stato progettato e realizzato dalla Qascom, l’azienda di ingegneria del settore Aerospazio e Difesa che dalla sede originaria di via Marinali in città si è trasferita da circa un anno nel suo nuovo e ampio quartier generale di via Monte Asolon a San Zeno di Cassola.
Il fondatore, presidente e amministratore delegato di Qascom Oscar Pozzobon (foto Alessandro Tich)
Quello che non sapevo, e che ho appreso in questa occasione, è che quella che è la prima strumentazione prodotta in Italia per essere utilizzata verso la Luna e sulla Luna è stata sviluppata proprio in via Marinali, dove ha sede anche la redazione di Bassanonet. Ed è per questo che il LuGRE mi è ancora più simpatico.
Vi ho già raccontato dello storico Qascom-Day dello scorso 15 gennaio, quando nella sala conferenze dell’azienda in quel di Cassola, da me ribattezzata Cape Cassola, è stato vissuto in diretta il lancio della missione Blue Ghost 1 dal Kennedy Space Center della NASA di Cape Canaveral in Florida, con il LuGRE inserito tra i “payload” (“carichi utili”) del vettore spaziale con destinazione Luna.
Il 24 gennaio abbiamo poi diffuso la notizia del nuovo record assoluto di distanza dalla Terra per la navigazione satellitare nello spazio conquistato dal ricevitore GNSS (Sistema satellitare globale di navigazione) by Qascom, con l’acquisizione di segnali GNSS a 331.000 km dal nostro pianeta.
Già questo basterebbe per scrivere una pagina di storia: cosa possiamo aspettarci adesso?
Ne parliamo con Oscar Pozzobon, fondatore, presidente e amministratore delegato di Qascom nonché LuGRE Mission Manager e per di più - per la cronaca - anche Premio San Bassiano nel 2022.
Per intervistarlo, il vostro umile cronista compie un Ritorno al futuro e cioè nella sede-open space di Cassola di questa “fabbrica di cervelli”, oltretutto mediamente molto giovani, di cui non possiamo che andare orgogliosi.
Pozzobon è rientrato da pochi giorni da Cape Canaveral dove ha seguito in loco il lancio di Blue Ghost 1 e tutte le operazioni post lancio collegate all’inizio della missione.
Con lui vogliamo scoprire gli aspetti più interessanti del grande lavoro svolto e della importante attività ancora in corso per lanciare la sfida tecnologica del LuGRE e per far sì che “Fly Me to the Moon” non sia solo il titolo di una canzone.
Oscar Pozzobon: a che punto siamo con la missione?
La missione LuGRE sta procedendo. Al momento sta orbitando ancora attorno alla Terra. Ancora una settimana-dieci giorni, dopodiché cambierà rotta per la direzione verso la Luna.
Voi seguite qui, dalla vostra sede di Cassola, ogni passo della missione…
Sì, assolutamente. Ci sono due mission control, centri di controllo missione. Quello di NASA, che è più diplomatico e legato a comandi, e quello di Qascom dove ci sono anche operatori della NASA e dell’Agenzia Spaziale Italiana che a turno e regolarmente presidiano il nostro mission control durante le operazioni e in questo avvengono tutte le analisi dei dati e l’elaborazione delle informazioni. Quindi noi mandiamo telecomandi, si chiamano così, e sono i messaggi che vanno verso la navicella e viaggiano per 300-400.000 chilometri. Il ricevitore li riceve, li processa e li elabora e dopodiché restituisce le informazioni. Queste si chiamano le telemetrie.
Quando le telemetrie arrivano al mission control, i nostri operatori le analizzano e verificano che siano corrette. Finora ha sempre funzionato alla grande, sopra le nostre aspettative.
Il LuGRE ha già battuto il record mondiale di distanza dalla Terra di acquisizione di segnali satellitari. Ma adesso, se va verso la Luna, dovrà batterlo ulteriormente?
Diciamo che avendo superato i 340.000 chilometri, e quindi siamo a 40.000 chilometri dalla Luna, siamo fiduciosi che la distanza non sia più un problema, perché le performance sono state ottime. La vera sfida sarà nell’allunaggio. L’allunaggio è un elemento molto rischioso. Le altre missioni del programma CLPS, che è il NASA Commercial Lunar Payload System, non sono andate benissimo. In una il lander si è rovesciato, in altre si è schiantato. La Luna è ancora veramente difficile come ambiente, è molto ostile. Non c’è l’atmosfera, non si possono usare i paracadute, non si può frenare come su Marte che invece l’atmosfera ce l’ha. Bisogna usare i motori per frenare ed è un’operazione molto a rischio.
Lei mi ha dato lo spunto per la domanda che avevo in tasca. Un dispositivo come il LuGRE, a regime e quindi in futuro, servirebbe per la navigazione verso la Luna o anche sul suolo lunare?
Entrambi. Chiaramente, quello che stiamo facendo adesso è un esperimento. Non ha un obiettivo di funzionare per dieci anni sulla Luna. È un esperimento per dimostrare la funzionalità e la capacità di utilizzare i nostri satelliti sulla Luna. I satelliti GPS e Galileo sono stati pensati e progettati, e in modo particolare il GPS già nel 1974, per applicazioni sulla Terra. Quindi le antenne sono progettate per colpire il nostro pianeta. Noi riusciamo a utilizzarli così da lontano solo grazie a un piccolo spiraglio di segnale che scappa dalla Terra e arriva, appunto, molto lontano. E quindi con tecniche avanzate, come quelle utilizzate sul ricevitore LuGRE, riusciamo ad amplificare tantissimo il segnale e ad utilizzarlo anche a distanza. Le applicazioni di posizionamento, come GPS e Galileo, hanno due principali utilizzi qui sulla Terra. Il primo è il posizionamento, che usa lei regolarmente e lo usiamo noi sul cellulare e sull’auto, e che usano i trasporti marittimi, terrestri e aeronautici, e l’altro è il tempo.
Addirittura il tempo?
Sì. Le applicazioni di utilizzo di GPS e Galileo permettono a livello globale di utilizzare lo stesso tempo con precisione al nanosecondo, dappertutto sulla Terra. Quindi è usato da banche, istituti finanziari, reti di telecomunicazione, e anche per la sincronizzazione delle reti elettriche. È un utilizzo che pochi conoscono, ma vastissimo anche in altri ambiti. Tanto che è riconosciuto che il 6,7% del GDP, Gross Domestic Product europeo, dipende dalle applicazioni GPS e Galileo.
Come possiamo usare queste applicazioni sulla Luna?
Nello stesso modo. Quindi possiamo usarle sia per calcolare la posizione, sia per calcolare il tempo. La Luna non ha un riferimento di tempo e dovremo decidere se usare il tempo della Terra, Greenwich Time, o il tempo della Luna. Ma la Luna ha un tempo diverso perché ha una gravità inferiore e quindi una delle grosse sfide future sarà anche decidere quale tempo utilizzare. Il ricevitore, quindi, può essere utilizzato sia sul territorio lunare e sia sul trasferimento dalla Terra verso la Luna. Sono previsti, per il programma Artemis, viaggi e missioni per popolare la Luna con “shelter” dove possono abitare gli astronauti e servirà sicuramente un sistema che possa far navigare tutte le missioni dalla Terra alla Luna. L’ESA ha approvato il programma Moonlight che sono i satelliti di navigazione e comunicazione sulla Luna. Qascom è coinvolta in questo programma e siamo i responsabili dello sviluppo della parte dei ricevitori lunari. Quindi l’idea futura è quella che un razzo possa partire dalla Terra, utilizzi i satelliti GPS e Galileo finché è ancora vicino alla Terra, poi li utilizzi durante quello che si chiama il viaggio cislunare, fino ad arrivare sulla Luna. E poi, nell’ultima fase, utilizzi i satelliti Moonlight che saranno quelli che verranno sviluppati sulla Luna.
Torniamo a Blue Ghost 1, in viaggio verso la Luna. Partecipare a una missione spaziale di questo genere non è una cosa che si inventa dall’oggi al domani. Come ci siete arrivati?
La Luna l’abbiamo sempre sognata, da quando abbiamo cominciato a lavorare nello spazio. E sicuramente, quando si parla di programmi, le due sfide sono Luna e Marte.
Tutto è nato con una mail che scrissi a un dirigente della NASA. E scrissi: “Caro James, credo che dovremmo spedire qualcosa sulla Luna.” Fu nel 2019. E dopo da lì partì tutto. Andai diverse volte a Cape Canaveral a presentare l’idea, la presentai a NASA e all’Agenzia Spaziale Italiana. Iniziammo la collaborazione e poi siamo partiti con il contratto che ci ha portato dove siamo oggi.
Possiamo dire che un pezzettino della Luna sarà bassanese?
Se il lander ce la farà ad atterrare, avremo un pezzettino da 4 chili, sviluppato a Bassano del Grappa in via Marinali, perché i primi anni eravamo lì. Oggi siamo qui a Cassola, ma devo dire che il grosso lavoro lo abbiamo fatto a Bassano. Ufficialmente il LuGRE è stato spedito nel 2023, quando eravamo ancora in via Marinali, nei nostri piccoli uffici che avevamo lì.
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