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Quando sarai Grande
Le visioni contrastanti della grandeur alla bassanese: passerella di sindaci all'Oratorio Frassati in città per parlare della “Grande Bassano”
Pubblicato il 08 feb 2020
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Capitolo 1: Cara Bassano
Cara Bassano, oggi scrivo di quando sarai Grande. Un po' come la celebre canzone di Edoardo Bennato, riferita a Pinocchio. Ne scrivo perché mi trovo all'Oratorio Frassati a Santa Croce, dove va in scena l'incontro “La Grande Bassano” (sottotitolo: “Mobilità, turismo, sicurezza, politiche per la terza età”), dibattito pubblico con i sindaci del comprensorio organizzato dal G.I.S.P.-Gruppo di Impegno Socio Politico.
Gli undici sindaci sul palco della serata (foto Alessandro Tich)
Vi partecipo con piacere perché mi attrae l'atmosfera del déjà-vu, delle cose già viste e già sentite nel corso degli anni e che periodicamente riappaiono per predisporre solamente nuove apparizioni negli anni futuri, senza che nulla di effettivo si concretizzi.
Di questa aspirazione a una “Bassano allargata”, con un bacino di popolazione di circa 150.000 abitanti, sento infatti parlare da più di trent'anni, e cioè da quando sono venuto a lavorare come giornalista in questa città. Nei decenni tale utopistico progetto ha cambiato nome, ma il concetto è sempre lo stesso: quello di una “grande città” di fatto, costruita in sinergia tra i Comuni del comprensorio, in cui le politiche di programmazione sulle tematiche amministrative di interesse generale, le politiche per i servizi ai cittadini e l'identità territoriale vengono unificate.
In passato il progetto si chiamava “Provincia di Bassano del Grappa” e sappiamo tutti come è andata a finire. In anni successivi è spuntata l'idea dell'“Area Vasta”, sulla falsariga di alcune città metropolitane italiane, in cui la pianificazione e la gestione del territorio superano gli ambiti comunali per porsi ad un livello amministrativo superiore e condiviso da tutti gli “attori” del comprensorio. Nel frattempo, in tempi più recenti, è entrata temporaneamente in auge la versione tecnologica della grandeur alla bassanese, vale a dire la “Smart City della Pedemontana”. Adesso, in questo continuo giro di cicli e ricicli, riappare all'orizzonte - perché già in anni passati se ne era parlato - la meravigliosa idea della “Grande Bassano”: una città diffusa che si sviluppa sotto un'unica regia amministrativa, che armonizza le politiche per i singoli micro-territori che la compongono e che accorpa e rende omogenei tutti i servizi per la cittadinanza.
Non necessariamente un unico grande Comune esteso da Colceresa a Mussolente e da Valbrenta a Tezze - anche se la super-maxi-fusione tra le attuali municipalità autonome è una delle opzioni sul tavolo -, quanto piuttosto una “fusione di intenti” per remare tutti sulla stessa direzione, coordinando le azioni amministrative in un'ottica comprensoriale, sotto il profilo istituzionale. Non so quando la Grande Bassano, se mai ciò accadrà, vedrà la luce. Forse fra 4-5 anni, che corrispondono al mandato dell'attuale amministrazione Pavan. Oppure forse, come sostenuto all'incontro dal sindaco di Cassola Aldo Maroso, “fra 4-5 generazioni”. Ovvero: come esprimere senza false illusioni la vera realtà delle cose.
Capitolo 2: “Caro sindaco della Grande Bassano”
Per parlare della “Grande Bassano” siedono sul palco dell'Oratorio Frassati undici sindaci del nostro comprensorio, moderati dal collega di TVA Emanuele Borsatto.
Undici come una squadra di calcio, che cerca di capire come conquistare la promozione alla serie superiore. L'incontro inizia in modo originale perché il compito di introdurre gli argomenti della serata viene affidato a tre ragazzi di 18 anni. Si chiamano Erika, Giovanni e Simone. Ciascuno di loro si alza dalla sua sedia tra il pubblico e legge ad alta voce una lettera che inizia sempre con la stessa frase: “Caro sindaco della Grande Bassano...”.
Una sorta di sindaco ideale a cui i tre giovani si rivolgono per illustrare quello che il territorio del Bassanese è oggi e quello di cui ha bisogno per diventare domani, nelle specifiche tematiche prescelte, una “città superiore”. Una mobilità attenta alle utenze più deboli, un PAT (Piano di Assetto del Territorio) che comprenda nelle sue tabelle anche le piste ciclabili e i marciapiedi, sensibilizzazione alla salvaguardia ambientale, un Marchio d'Area e una politica turistica unica, la valorizzazione turistica delle eccellenze che già abbiamo, un unico Comando di Polizia locale, investire nella scuola di legalità, educazione all'inclusione e alla partecipazione, investire sull'invecchiamento attivo della popolazione anziana. Sono alcune delle istanze contenute nelle tre lettere per dare un senso alla costruzione della “Grande Bassano”. “Vi chiediamo - concludono i tre ragazzi rivolgendosi questa volta ai sindaci “reali” presenti sul palco - politiche sovracomunali efficaci e impegno, tenacia e cooperazione.” È un bel momento del confronto pubblico perché nell'ascoltare le parole di questi tre 18enni riecheggia lo stesso spirito che avevamo molti di noi alla loro età: quello di voler cambiare il mondo. La cosa colpisce in particolare il sindaco di Cartigliano, nonché onorevole a Roma, Germano Racchella.
“A Cartigliano - afferma, rivolgendosi ai tre neo maggiorenni - abbiamo difficoltà a trovare ragazzi che si impegnino nella cosa pubblica. Se ne conoscete qualcuno, segnalatemelo.”
A.A.A. giovani leoni della Grande Bassano cercasi.
Capitolo 3: Le uova nel paniere
Il sindaco di Bassano del Grappa Elena Pavan esordisce dichiarando che sia lei che i suoi colleghi hanno “la consapevolezza che fare squadra è necessario, anche per attingere ai bandi comunitari per il comprensorio”. E rivela che il gruppo di sindaci che si vede sul palco (assenti per indisposizione gli annunciati sindaci di Pove del Grappa e di Romano d'Ezzelino, gli altri assenti hanno declinato l'invito) si incontra in realtà, a livello informale, regolarmente ogni quindicina di giorni. Sul Marchio d'Area dice che “non è mai decollato perché manca una struttura giuridica in grado di interagire con altri soggetti”. “Dobbiamo trovare la “scatola” a cui agganciare questa opportunità - prosegue -. Presto sarà dato un incarico di consulenza a un esperto che ha già fatto altri Marchi, ad esempio quello del Südtirol.” Per la Pavan un esempio del dover “fare squadra” con gli altri Comuni è rappresentato dalla questione della casa di riposo. “Ci sono criticità negli immobili della casa di riposo che dobbiamo affrontare, ma la spesa è molto grande - spiega -. All'Isaac tuttavia il 55% degli ospiti non sono bassanesi. È opportuno fare un progetto di sistema, cercando i finanziamenti insieme.”
Tutti insieme appassionatamente, dunque, ma chi rompe per primo le uova nel paniere è il sindaco di Cassola Aldo Maroso. Che sull'ipotesi della Grande Bassano indica quelli che a suo modo di vedere sono i tre principali ostacoli. “In primo luogo ci sono le difficoltà legate ai cittadini - dichiara -. Bisogna superare i localismi e convincere la gente che questa cosa è migliore. Poi i sindaci, per fare questo, devono essere carismatici e non tutti possono esserlo. Il terzo ostacolo sono i partiti. Abbiamo visto in altri ambiti, ad esempio in Etra, che alcuni sindaci dimostrano troppa appartenenza al loro partito.”
Maroso getta dunque il sasso nello stagno denunciando l'ingerenza della politica nelle cose amministrative. Toccato nel vivo, il sindaco di Cartigliano e deputato leghista Germano Racchella replica: “Noi dobbiamo usare la politica e la politica non deve usare noi”. Ritornando al tema della serata, Racchella aggiunge: “Sulla Grande Bassano abbiamo un'occasione unica che è la Pedemontana.” Ma non parlategli di eventuali fusioni territoriali per raggiungere lo scopo. “Alle fusioni tra Comuni non ci credo molto per ragioni di identità - afferma il sindaco-onorevole -. Sono disposto a condividere i servizi con chiunque, anche con Nove, ma Cartigliano deve rimanere Cartigliano.”
Piccola nota a margine per i lettori non appartenenti alla Grande Bassano: parlare di Cartigliano e Nove, a seguito di antichi campanilismi, equivale a parlare di cane e gatto. Così come Bassano del Grappa e Marostica. Possiamo fare anche la “città diffusa”, ma non ne usciremo mai.
Capitolo 4: Unione Montana Superstar
Eppure la panacea di tutti i mali, la soluzione perfetta per cominciare a svolgere politiche di interesse sovracomunale “anche domani mattina” esiste. E si chiama Unione Montana. È la tesi che viene fortemente sostenuta all'incontro dal sindaco di Valbrenta Luca Ferazzoli. Già: proprio quell'Unione Montana Valbrenta, destinata a ribattezzarsi in Unione Montana del Bassanese, di cui non più tardi della scorsa estate i Comuni interessati avevano richiesto formalmente alla Regione lo scioglimento. Giammai fosse.
Oggi l'Unione Montana, per Ferazzoli, “è la dimensione ottimale per erogare servizi ai cittadini”. “La volontà della Grande Bassano ha una traduzione concreta solo se c'è un soggetto politico in grado di governare questo bacino - dichiara -. Questo territorio può emulare quanto è successo nella Valbrenta.” E cosa è successo nella Valbrenta?
Lo spiego ancora ai non appartenenti alla Grande Bassano: quattro Comuni su cinque si sono fusi in un Comune unico, che è appunto il Comune di Valbrenta.
Anche se Ferazzoli specifica che in realtà l'obiettivo “non è il Comune unico del Bassanese”, bensì una concentrazione unificata di servizi che l'Unione Montana può erogare sul territorio esteso: Polizia locale in primis.
“La caduta della Polizia locale sarebbe una pietra tombale per la Grande Bassano”, sbotta il sindaco di Valbrenta riferendosi ai contestatori del progetto di trasferimento della Polizia locale associata di Bassano del Grappa e della Valbrenta sotto le competenze dell'Unione Montana, per poi far partire una politica di ulteriori convenzioni con le Polizie locali degli altri Comuni. “Basta avere un'Unione che condivide 3-4 obiettivi ben precisi per passare subito dalle parole ai fatti - incalza Ferazzoli -. L'Unione Montana del Bassanese può diventare l'elemento giuridico per attuare le convenzioni con le Polizie locali, per gestire il Marchio d'Area, per coordinare i servizi per il sociale. È tutto pronto, anche domani mattina. Chi dice che per sostenere i costi della Polizia locale dell'Unione saranno aumentate le multe, dice una cosa non vera e affossa il progetto.”
Ma c'è di più. Luca Ferazzoli, autonomista vicino al Partito Democratico, parla anche dell'autonomia del Veneto. E sostiene che le 22 materie dell'autonomia richiesta per il Veneto dal referendum di due anni fa “non potranno essere tutte gestite dalla Regione”, ma “demandate agli enti intermedi”. E indovinate a quali “enti intermedi” si riferisce?
Ma naturalmente alle Unioni Montane. Ed ecco che l'Unione Montana del Bassanese, in questa prospettiva, diventerebbe una sorta di super-ente factotum per una Grande Bassano in un Veneto autonomo.
Capitolo 5: Trovare la quadra
In tema di viabilità, uno dei Comuni più tartassati dal traffico di passaggio è certamente Nove. Il sindaco Raffaella Campagnolo riconosce che per questo problema “c'è la necessità di lavorare in sinergia” per creare “un piano di intervento globale per la viabilità e cioè strade, marciapiedi, piste ciclabili” che tuttavia richiede “tempo e soldi”.
“Se con le parole come sindaci ci troviamo - specifica -, dobbiamo poi concretizzare tramite l'apparato amministrativo, e non è semplice.” “Al di là di con che cosa andiamo a casa questa sera - aggiunge la Campagnolo -, domani mattina ci troviamo calati in una realtà che ci assorbe con l'ordinario.”
A mettere altri puntini sulle “i” sull'idea della Grande Bassano è il sindaco di Rosà Paolo Bordignon. “Dobbiamo trovare il punto di coesione, trovare la quadra”, sottolinea e riguardo all'ipotesi Unione Montana aggiunge: “Mi sta bene una “scatola” che possa legiferare, una cosa alla volta.” Ma poi entra a gamba tesa: “Io entro a far parte di un progetto quando questo progetto mi dà una cosa in più di quello che ho già, con una macchina operativa efficiente.”
Poi si passa ai due sindaci-babies. Matteo Mozzo, di Marostica, si limita a rispondere a una domanda del moderatore sulla sua presa di posizione sul Marchio d'Area e sulla tassa di soggiorno e a rimarcare come la pista ciclabile in fase di realizzazione tra Marostica e Nove dimostri la sua volontà “di lavorare per il territorio”. Enrico Costa, di Colceresa, il nuovo Comune sorto dalla fusione tra Mason Vicentino e Molvena, parla della fusione come di una “esperienza positiva”, osservando tuttavia che “le fusioni devono essere sentite dal basso”. “La fusione non è la soluzione a tutto - continua - ma molte azioni amministrative con la fusione hanno acquisito maggior vigore.”
Luca Vendramin, sindaco di Pianezze e presidente dell'Unione Montana del Marosticense, ricorda che la sua Polizia locale, tramite convenzione, “può operare armata e fare multe a Bassano e viceversa”. Anche le telecamere del Marosticense sono già collegate con Bassano. “Questo è pensare al territorio - dice- . Noi marosticensi già dal 2001, con l'unione dei servizi, lavoriamo insieme.” Il sindaco di Tezze sul Brenta Luigi Pellanda accoglie la richiesta dei tre ragazzi di “promuovere nelle sedi opportune le tavole tematiche per piste ciclabili e marciapiedi nel PAT.” Rammenta che già per alcuni servizi strategici (ospedale e scuole superiori) tutti i Comuni dell'area convergono a Bassano e sulle tematiche della mobilità, dell'ambiente e della sanità sostiene che “ben venga una regia unitaria.”
Ma poi, sulla “città allargata”, tocca il nervo scoperto. “Io dico sempre che la pulizia del quartiere dove abito non dipende solo dai servizi di raccolta, ma dal senso civico di ciascuno di noi - spiega Pellanda -. Per portare avanti questo progetto serve la collaborazione dei cittadini.”
Capitolo 6: Protocollo a tradimento
C'è poi, in questo ipotetico territorio della Grande Bassano, la vera zona di confine.
È Mussolente, che si affaccia sul Trevigiano e che già aderisce all'IPA Terre di Asolo e Monte Grappa per il progetto della candidatura del Massiccio del Grappa a Riserva della Biosfera MaB UNESCO. “L'IPA è la “scatola” che può essere il collettore di finanziamenti e progetti”, afferma il sindaco Cristiano Montagner che presenta di fatto un'alternativa alla proposta-Ferazzoli sull'Unione Montana. Per Montagner il progetto MaB UNESCO, di cui Mussolente è tra gli iniziatori, “fa crescere un sistema di tutela dell'ambiente e di valorizzazione del turismo” che consente di fare rete e “collegamento con l'Europa”.
Poi propone ai colleghi di ampliare nei loro Comuni l'iniziativa avviata da Mussolente per il recupero dei capannoni sfitti, quale “progetto da fare insieme per la difesa dell'ambiente”. Da parte degli altri sindaci presenti, nessuna risposta.
La notte della Grande Bassano prosegue con le domande del pubblico finché, verso le 23.30, la parola conclusiva passa al referente del G.I.S.P Ulderico Signorini. Il quale, a tradimento, chiede al sindaco di Bassano Elena Pavan di impegnarsi a siglare un protocollo con gli altri sindaci per mettere nero su bianco la volontà di proseguire il percorso verso questa “unione di intenti” di dimensione sovracomunale.
“L'Unione Europea non ci sarebbe stata senza i trattati - afferma Signorini rivolgendosi alla Pavan -. Lei si impegna a lavorare per questo protocollo?”. Il sindaco di Bassano del Grappa prima dice “dobbiamo parlarne” ma poi, stretta alle corde, dichiara: “Penso non sia difficile mettere per iscritto quello che stiamo già facendo.” The End.
Capitolo 7: Epilogo
Cara Bassano, questo è dunque quello che dicono, anche se non so se sia veramente quello che pensano, i sindaci del tuo comprensorio. Prendi nota di quanto dichiarato da questo gruppo di primi cittadini per vedere se alle parole seguiranno i fatti. Fallo tu anche perché, quando sarai Grande, io probabilmente non ci sarò più. Intanto mangia, che devi crescere.
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