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Redazione
Bassanonet.it
Il ginepraio
Due inchieste a Vicenza e a Ferrara, l'ex dg Gasparotto e il dg di Carife Grassano indagati: l'intricata vicenda dell'acquisizione di Banca di Treviso riemerge a pochi giorni dall'assemblea di Banca Popolare Marostica per la fusione con Bolzano
Pubblicato il 08-02-2015
Visto 5.521 volte
E' un autentico ginepraio - legale, finanziario e di tecnica bancaria - quello sul quale intendono fare luce, contemporaneamente e parallelamente, due distinte procure: quella di Vicenza e quella di Ferrara.
In questi giorni i magistrati inquirenti del capoluogo berico e della città emiliana stanno infatti scoperchiando, da due diversi presupposti investigativi, il ribollente pentolone di una questione ancora aperta della recente gestione della Banca Popolare di Marostica: ovvero l'acquisizione della Banca di Treviso.
Una vicenda per la quale l'ex direttore generale della Banca Popolare di Marostica Gianfranco Gasparotto è stato iscritto nel registro degli indagati dalla procura vicentina per l'ipotesi di reato di falso in bilancio, mentre la procura di Ferrara sta procedendo per l'ipotesi di reato di truffa aggravata contestata allo stesso Gasparotto e al direttore generale della Cassa di Risparmio di Ferrara Giuseppe Grassano, a seguito di una denuncia presentata nel 2014 dagli attuali vertici di Palazzo del Doglione. Due inchieste che giovedì scorso hanno fatto scattare le perquisizioni della Guardia di Finanza nelle abitazioni di Gasparotto, di altri due ex dirigenti di Popolare Marostica (Giovanni Maria Polloniato e Alberto Caltroni, al momento non indagati) e nella sede di BPM; mentre a Ferrara i carabinieri hanno perquisito le abitazioni di Grassano, di altri dirigenti della banca e la sede della Cassa di Risparmio.
Foto: archivio Bassanonet
Tutto ruota attorno all'operazione di compravendita della Banca di Treviso, che Popolare Marostica ha acquisito il 30 novembre 2010, rilevando l'intera partecipazione dell'allora socio di maggioranza Cassa di Risparmio di Ferrara, pari al 60,31% del capitale sociale, della banca trevigiana.
Nel 2009 Carife (Cassa di Risparmio di Ferrara) era entrata nel mirino della Banca d'Italia che dopo una attenta ispezione aveva mosso pesanti rilievi alla gestione della banca ferrarese, la quale avviò una serie di cessioni - Banca di Treviso compresa - per riequilibrare in parte la propria situazione patrimoniale.
La quota di controllo di Banca di Treviso venne ceduta da Carife a Marostica al prezzo valutato di 38,683 milioni di euro che tuttavia fu oggetto di un successivo e complesso contenzioso legale aperto sempre da Marostica, che aveva richiesto - con una procedura di arbitrato - l'aggiustamento in ribasso del costo dell'operazione in riferimento alla difficile situazione patrimoniale dell'istituto di credito che aveva rilevato.
Secondo BPM, infatti, la banca ceduta valeva molto meno alla luce delle risultanze di bilancio: 19 milioni di perdita nel 2010 e 70 milioni di sofferenze su 355 milioni di crediti. La Popolare di Marostica, dopo aver pagato i 38 milioni di euro definiti dal contratto, aveva in seguito quantificato in 20 milioni il valore reale del pacchetto acquisito, pretendendo il rimborso della differenza.
Alla fine il Tribunale arbitrale di Milano il 18 luglio 2013 aveva condannato Carife a pagare a Marostica la somma di 10,4 milioni, oltre agli interessi di mora e a due terzi delle spese legali: una “restituzione risarcitoria” che ha portato il prezzo definitivo di acquisizione di Treviso a 28 milioni di euro.
Nel frattempo la vertenza tra BMP e Carife aveva messo sul chi va là le stanze dei bottoni della Banca d'Italia, che dopo la nota ispezione alla Banca Popolare di Marostica a fine 2012 aveva chiesto, nel luglio 2013, l'azzeramento e il totale cambiamento del Cda dell'istituto di credito. Nel mirino di Bankitalia anche Cassa di Risparmio di Ferrara, che nel maggio sempre del 2013, dopo analoghi accertamenti ispettivi dell'autorità di vigilanza, era stata commissariata e sottoposta ad amministrazione straordinaria per “gravi irregolarità nell'amministrazione” e per previsione di “gravi perdite del patrimonio”.
Il resto, per quanto riguarda Popolare Marostica, è storia nota dell'ultimo anno e mezzo: con il licenziamento dello storico dg Gasparotto e il ricambio totale del Cda dell'istituto, che all'assemblea convocata per domenica 22 febbraio sottoporrà all'approvazione dei soci il “progetto di fusione per incorporazione di Banca Popolare di Marostica in Banca Popolare dell'Alto Adige (...) mediante annullamento e concambio della azioni della società incorporanda con azioni della società incorporante”.
E proprio nell'imminenza del passaggio formale che decreterà l'epocale fusione di Marostica nella banca di Bolzano, la doppia inchiesta di Vicenza e Ferrara riapre una pagina che in realtà non si era ancora chiusa.
Secondo le ipotesi di accusa della procura vicentina - che al momento vede Gasparotto quale unico indagato - i bilanci 2010-2012 di Banca Popolare di Marostica sarebbero stati ritoccati, facendo risultare la svalutazione dopo l’acquisizione di Banca Treviso come credito e non come perdita. Irregolarità che sarebbero già state riscontrate anche nell'ispezione di Bankitalia del 2012-2013, che ha portato alla rivoluzione nei vertici societari.
Diverso è invece l'impianto accusatorio della procura di Ferrara, che contesta a Gasparotto e al dg della banca ferrarese Grassano un presunto accordo per la compravendita di Banca Treviso a un prezzo sovrastimato nel valore.
Gasparotto, dal canto suo, tuona contro quella che definisce “l'ennesima invenzione” contro di lui, messa in atto “prima dell'assemblea dei soci, come è avvenuto sempre nel passato più recente”. Lo stesso battagliero ex dg rigetta fermamente l'ipotesi a lui contestata di un “accordo” sul prezzo con Ferrara, ovvero con l'istituto con il quale aveva aperto anzi un lungo contenzioso.
Un storia che - alla luce degli sviluppi di queste ore - è stata e resta ancora un'intricatissima gatta da pelare. Non è escluso che le indagini possano allargarsi e che le due inchieste distinte e parallele trovino eventuali elementi di contatto: e il clima in Piazza degli Scacchi, nonostante il pieno inverno, torna bollente.
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