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Non ci resta che piangere
Restauro del Ponte: un rebus senza fine. Vi spieghiamo i perché del rinvio di fatto dei lavori sulle prime due stilate alla prossima estate e dello stallo del cantiere che è sotto gli occhi di tutti
Pubblicato il 19 mar 2018
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“Eppur si muove.” Fosse vissuto ai nostri tempi e avesse avuto l'occasione di vedere il cantiere del Ponte degli Alpini, Galileo non avrebbe potuto affermarlo.
In questo momento, e non certamente da oggi, non c'è infatti nulla di più immobile dell'area che in queste settimane dovrebbe essere adibita ai lavori di ripristino e consolidamento delle prime due stilate est del manufatto.
In linea teorica tale fase del restauro dovrebbe (o, per meglio dire, avrebbe dovuto) essere realizzata prima che la tura di cantiere venga smantellata alla fine di aprile in vista della “finestra” primaverile delle possibili piene del Brenta. Scriviamo “avrebbe dovuto” perché è ormai notizia risaputa che l'operazione “stilate 1 e 2” sarà di fatto rinviata alla prossima estate, a partire da giugno, dopo la necessaria nuova ricostruzione della tura con nuova rimessa in asciutta dell'area: al momento l'unico intervento tangibile messo in atto dall'escavatore che continua a riposare - inspiegabilmente, almeno per i non addetti ai lavori - sull'isolotto Pusterla.
Foto Alessandro Tich
A rilevare nei giorni scorsi la poco edificante circostanza dell'ennesimo rinvio della partenza dei lavori effettivi è stato l'ingegner Gianmaria De Stavola, consulente del Comune in supporto al RUP (Responsabile Unico del Procedimento) Diego Pozza e mediatore tecnico dei rapporti tra l'ente pubblico e la Vardanega.
“La realtà - conferma l'ing. De Stavola a Bassanonet - è che il tempo per ripristinare le strutture delle stilate in questa finestra non c'è più. Dobbiamo attendere il 10 giugno.” Dunque, così come stanno le cose attualmente, non ci resta appunto che attendere: o anzi e piuttosto - vista la giustificata insistenza con cui tutta la città (e non solo) si aspetta che i lavori partano una volta per tutte -, non ci resta che piangere. Mantenendo tuttavia un minimo di lucidità per cercare di capire i perché dello stallo permanente, e sotto gli occhi di tutti, del cantiere.
“Il dato di fatto - spiega l'ingegnere - è che quando l'impresa ha preso possesso del cantiere, dopo un anno di ritardo, la situazione del Ponte si era aggravata rispetto a quella prevista dal progetto, con la stilata 2 che si era ulteriormente abbassata. A seguito di questo problema l'impresa ha realizzato sulle stilate 1 e 2 le puntellazioni di emergenza.” “Questa puntellazione - continua il consulente tecnico - ha richiesto di rivedere la modalità di varo della trave inox di fondazione, aderente alla vecchia trave del Casarotti. Sulla variazione della modalità di installazione della trave è in atto un ripensamento che non è ancora finito.” “Stiamo inoltre considerando - aggiunge De Stavola - il varo del sostegno delle stilate e cioè se con il Bailey dall'alto, come da progetto, oppure da sotto. Stiamo valutando i pro e i contro.”
“Io sono ancora ottimista - conclude l'ingegnere -. Abbiamo due finestre di lavoro, una estiva e una invernale, con la tura permanente in alveo, per sistemare le stilate prima di sinistra e poi di destra. Dopo la pausa primaverile la tura sarà allestita il 10 giugno e smantellata il 30 settembre.”
Ergo: l'anno di ritardo nell'avvio del cantiere causato dalle note controversie giudiziarie, rimbalzate fra Tar e Consiglio di Stato, ha provocato un ulteriore degrado strutturale del manufatto - nonostante le rassicurazioni sempre espresse dall'ente comunale dopo le misure urgenti di messa in sicurezza effettuate in quel periodo - tale da imporre persino il riesame, non ancora concluso, della procedura di inserimento della trave reticolare inox di fondazione così come prevista dal progetto esecutivo originario.
In più, la questione del sistema di “innalzamento” delle stilate non è stata ancora risolta. Come noto, il progetto Modena prevede il sostegno delle strutture dall'alto con il famoso ponte Bailey che peraltro, per quanto riguarda la prima stilata est, dovrebbe “appoggiarsi” (ma non “agganciarsi”, come nel caso della trave reticolare di impalcato oggetto della verifica strutturale ancora da compiere) ai muri di spalla delle proprietà Nardini.
Mentre l'impresa appaltatrice Nico Vardanega Costruzioni, come è altrettanto risaputo, propone la soluzione alternativa del “puntellamento di sollevazione” delle stilate dal basso. “La Vardanega - dichiara il vicesindaco Roberto Campagnolo - ha presentato al Comune la documentazione relativa alle caratteristiche del sistema fatto da sotto."
“Serve però - puntualizza l'assessore ai Lavori pubblici - anche la documentazione sulle modalità esecutive di sostegno e innalzamento dal basso del Ponte, per consentire di smontare e rimontare la stilata nel più breve tempo possibile, tramite una perizia di variante che da parte dell'impresa non è ancora arrivata.”
Sono i titoli di coda dell'ennesima puntata con “finale aperto” dell'estenuante telenovela del Ponte di Bassano, che nella foto pubblicata sopra abbiamo immortalato come elemento di sfondo ai rami ricadenti di un salice piangente. Proprio l'albero adatto a sintetizzare perfettamente l'intera situazione del momento.
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