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Redazione
Bassanonet.it
Special report
Effetto tappo
Affrontato dalla commissione consiliare Territorio il recepimento della variante urbanistica per il centro commerciale nell'Area Pengo. Alla fine i commercianti chiedono la parola ma il presidente li zittisce
Pubblicato il 09 feb 2018
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Questa volta i commercianti hanno emesso il loro scontrino, ma hanno incassato un “no”. Su tutti i fronti. Non c'è che dire: negli ultimi tempi, a Bassano del Grappa, per scuotersi la noia di dosso bisogna assistere alle commissioni consiliari.
Della brevissima vita della commissione temporanea sui lavori del Ponte ho già riferito in altri articoli. Ma anche la seduta della commissione permanente Territorio convocata nella sede dell'Ufficio Urbanistica in piazza Castello non è da meno in quanto ad adrenalina. A rendere particolarmente calda l'aria della riunione, che pure si svolge in un clima civile e pacato, è la presenza di una folta delegazione di Confcommercio Bassano - col presidente mandamentale Paolo Lunardi, il presidente comunale bassanese Alberto Borriero e numerosi altri volti noti del commercio cittadino - che circonda il tavolo dei lavori come un'autentica fossa dei leoni. Vietato ruggire, però: la parola spetta solo ai commissari, all'assessore di riferimento e ai tecnici chiamati per dare le spiegazioni di loro competenza. Lo prevede il regolamento e questa cosa darà la stura all'animato botto finale di cui vi riferirò in seguito.
La ragione di una così nutrita presenza di commercianti alla riunione è presto spiegata: la commissione deve infatti discutere le osservazioni e le controdeduzioni relative alla variante al Piano degli Interventi, già adottata dal consiglio comunale il 31 luglio 2017, di recepimento dell'atto di accordo Pubblico/Privato per la “Ristrutturazione e rigenerazione urbana del complesso commerciale di via Capitelvecchio” che fa capo ditta Finpengo Spa. Si tratta della cosiddetta e ormai famosa “Area Pengo” (ex Morassutti-ex Credito Cooperativo-Eurobrico) per la quale il momento è decisivo: giovedì prossimo la variante urbanistica sarà all'ordine del giorno del consiglio comunale che dovrà approvarla in via definitiva.
Una veduta parziale dell'affollata riunione della commissione (foto Alessandro Tich)
La posizione di Confcommercio Bassano sulla nuova grande struttura di vendita che sorgerà nell'area è risaputa: per l'associazione di categoria l'intervento è “deleterio per gli equilibri commerciali, di viabilità e di sostenibilità ambientale di tutto il bassanese” ed è frutto di una “incomprensibile volontà politica di appoggiare e sostenere questo intervento a scapito delle attività commerciali di tutto il territorio”.
Considerazioni di totale contrarietà più volte espresse pubblicamente e ribadite in un comunicato stampa trasmesso l'altro ieri, nell'imminenza della commissione, alle redazioni.
Reparto osservazioni
Non a caso una delle due osservazioni pervenute in Comune sulla variante urbanistica e rese note in commissione è stata presentata proprio dalla Confcommercio mandamentale (l'altra è di un privato cittadino) e riassume tutte le questioni che ne motivano l'opposizione al progetto.
In primis la sopravvivenza del centro storico: secondo il documento questa iniziativa, come gli altri due centri commerciali già presenti, ne comporterà “l'ulteriore degrado e desertificazione” con “ricadute negative sui livelli occupazionali storici” e “gravi tensioni nei bilanci degli esercizi tradizionali che tanto rendono alla città in termini di servizio, qualità e decoro”.
Poi la viabilità della zona ovvero “il congestionamento che inevitabilmente si creerà (...) aggravando la già precaria percorribilità della principale arteria di ingresso a Bassano da sud e fomentando ulteriormente quel famoso effetto tappo verso la città.”
Quindi l'aspetto propriamente urbanistico: per i commercianti l'area in questione “era classificata con il codice “Prod 63” all'interno della quale (...) era consentito l'insediamento di esercizi di vicinato, attrezzature per la ristorazione e Medie Strutture di Vendita, ma non anche Grandi Strutture e Centri e/o Parchi Commerciali.” E con riferimento alla delibera di giunta che ammette “l’insediamento di Medie Strutture di vendita con superficie di vendita non superiore ai 2.500 mq., ammettendo quindi 6 Medie Strutture di vendita nell’area in argomento”, Confcommercio ritiene che ai sensi della legge regionale sul commercio 50/2012 “l'insediamento delle 6 Medie Strutture non sarebbe mai stato possibile nell'area in questione, configurando le stesse un Parco Commerciale non contemplato nella destinazione urbanistica precedente”.
Il documento contesta anche il tornaconto economico che il Comune dovrebbe trarre dalla nuova importante piattaforma commerciale. “È per esclusiva volontà politica - afferma il testo - che si conferisce a quell'area un indubbio valore aggiunto (...) ravvisandone il “rilevante interesse pubblico” nella semplice realizzazione a spese della proponente di due piccoli tratti di pista ciclabile (del valore di € 200.000) e l'utilizzo di un monitor multimediale per la diffusione di messaggi istituzionali. Ci sembra molto, molto poco!”.
“Ci sembra ancora meno - continua - se pensiamo all'inutilità di due tronconi di piste ciclabili, specie quella a ridosso della Strada Statale, non collegate ad alcun sistema di ciclopista né a nor né a sud e quindi fino solo a se stesse.”
“Siamo convinti - conclude il documento - che la visione dei singoli consiglieri sia ben diversa da quella descritta in queste pagine e che siamo stanchi di profetizzare inascoltati. Speriamo quindi che tutto l'accordo proposto dalla giunta possa essere rivisto e che il consiglio non intenda procedere con l'approvazione definitiva di questa deleteria variante.”
Linda pensaci tu
La prima parte della riunione, che si avvale del supporto dei tecnici, affronta soprattutto il nodo della viabilità su un'arteria lungo la quale già oggi è stimata una circolazione quotidiana di 8000 veicoli al giorno in entrambe le direzioni e che con l'insediamento del terzo polo commerciale nel raggio di un chilometro è destinata ad aumentare sensibilmente. Come abbiamo visto si tratta di una delle principali preoccupazioni dell'associazione di categoria, ma non sufficienti a scalfire le rassicuranti stime di fluidità del traffico dell'Amministrazione.
Poi arriva il pezzo forte del programma: l'esposizione delle controdeduzioni del Comune alle osservazioni di Confcommercio, affidata all'assessore alla Pianificazione urbana sostenibile Linda Munari che la condisce anche delle proprie valutazioni politiche.
“L'accordo interessa un'area degradata proprio ai sensi della legge regionale 50/2102 - afferma l'assessore -. Una mancata riqualificazione influisce sul degrado dell'immagine urbana complessiva. La rilevanza pubblica riguarda l'obiettivo di rigenerazione urbana del contesto considerato.” “Il rilevante interesse pubblico dell'accordo Pubblico/Privato - specifica - non riguarda solo i temi economici, ma il valore etico e sostenibile che trascende la questione prettamente economica. La cubatura diminuisce, non c'è cambio di destinazione d'uso urbanistica e si va nella direzione della riduzione del consumo di suolo che è uno dei punti fermi di questa Amministrazione.”
“Riguardo al tipo di struttura - aggiunge Linda Munari -, non è un Centro Commerciale, coi negozi che si affacciano su una galleria interna. Sono tutti negozi con facciata sull'esterno e accesso diretto dall'esterno. Le osservazioni contestano che le 6 Medie Strutture di vendita configurano un Parco Commerciale. Non è così perché le strutture hanno un proprio accesso e uscita sulla strada principale e non sono collegate viabilisticamente.”
“Vengono definiti inutili i due tronconi di ciclabile - prosegue l'esponente di giunta -. Quello su via Carpellina è già previsto dal Biciplan. Quello su via Capitelvecchio è effettivamente un troncone inutilizzabile perché non ha prosecuzione né a nord né a sud. Ma è un primo pezzo che potrà dare luogo eventualmente a interventi futuri.”
Poi la doccia gelata. “Confcommercio propone la revisione dell'accordo - puntualizza l'assessore -. Non è intenzione non approvare l'accordo, l'abbiamo già approvato.”
La qual cosa fa dichiarare al consigliere Roberto Marin (Impegno per Bassano) di essere “imbarazzato”. “Già dallo scorso aprile sono state determinate le sorti di questa vicenda votando la convenzione con il privato - sbotta Marin -. Qualsiasi modifica porterebbe a un contenzioso ed è preclusa. L'attività che svogliamo oggi doveva essere svolta prima della convenzione. Arriviamo a tempo scaduto.”
Ancora il consigliere di opposizione rimarca come a corredo della variante urbanistica “non sia stata compiuta un'analisi sull'impatto sociale-economico rispetto alle attività del centro storico, alle osservazioni del Piano Urbano del Traffico e allo stesso studio sui flussi di traffico che è stato condotto dal Comune”. Tamara Bizzotto della Lega Nord punta il dito sull'aumento di superficie del complesso a fronte della riduzione delle cubature.
Ma il futuro dell'Area Pengo sembra ormai segnato. “Il senso dell'accordo Pubblico/Privato - sottolinea l'assessore Munari - è questo: tu privato mi aiuti a fare delle cose che per me sono importanti: la riqualificazione di brani di città e piste ciclabili.”
La Messa è finita, andate in pace. Anzi, no.
Il botto finale
Attorno alle ore 20 il presidente della commissione Giovanni Reginato (consigliere di maggioranza del Partito Democratico) dichiara che la seduta si può sciogliere ma proprio in quel momento il presidente della delegazione di Bassano di Confcommercio Alberto Borriero chiede di “poter leggere alcune righe”.
Reginato, già in piedi e sul piede di partenza, gli risponde drasticamente: “No. Il regolamento non lo consente. E poi è tardi e dobbiamo andare via.”
Costernazione generale degli ospiti presenti. La consigliera Bizzotto rammenta al presidente che già altre volte in commissione si è derogato alla regola ed è stata concessa la parola al pubblico. Più tardi anche Borriero ricorderà al cronista che già in altri casi, come ad esempio a una commissione sull'insediamento del negozio Decathlon di fronte all'Emisfero, era stata data voce ai commercianti.
Il messaggio che il loro presidente voleva leggere esprimeva “una riflessione che va oltre le ragioni associative”. “La riqualificazione - afferma il testo rimasto in gola a Borriero - non è una semplice riconversione, è qualcosa di più, un miglioramento a beneficio di tutti. Certo l'Area Pengo così com'è è brutta invece il progetto è bello, quindi è una miglioria? Dal punto di vista architettonico sì ma questo è un intervento di natura estetica? Non credo. È una scelta commerciale, una precisa volontà di rendere commercialmente accattivante un'area priva di attrattiva.”
“Ma ogni scelta - è il passo successivo - porta con sé delle conseguenze e consegna un conto da pagare. E chi lo pagherà il conto? Come sempre, tutti noi. Lo pagherà la viabilità con il traffico che andrà ad appesantire un'arteria già carica come poche. Lo pagherà l'ambiente con l'aumento dato dall’inevitabile rallentamento dello scorrimento e il conseguente aumento di smog, CO2 e polveri sottili.”
“Lo pagheranno i residenti - continua - che respireranno quei fumi. Lo pagherà lo stesso automobilista che rallentato vedrà aumentare il tempo per raggiungere la sua meta quindi si troverà ridotto il tempo libero. Lo pagherà il comparto commerciale che invece vedrà aumentare l'offerta senza che la domanda possa crescere in proporzione.”
“Anche la politica lo pagherà, ad un prezzo altissimo, ovvero la sua stessa credibilità - sostiene il presidente dei commercianti -. Non penso che questo sia il modello sostenibile di mobilità dolce ed eco compatibile che si aveva in mente. Come dicevo, il conto lo pagheremo tutti.” “Badate bene - ammonisce il referente dell'Ascom - che il format di riqualificazione commerciale sta diventando una costante nel territorio e di aree propizie a questo scopo ce ne sono ben altre due che possono far gola alla grande distribuzione. Quindi, cosa accadrà a Bassano? Bassano diventerà una ciambella, croccante e profumata nel bordo ma con il Centro vuoto. Questa immagine diventa però terribile se la pensiamo concretamente come un flusso continuo di veicoli in costante coda che ne isoleranno il cuore pulsante.”
Il messaggio conclude: “Chi si insedierà nelle nuove superfici commerciali? Un'altra catena low-cost che pagherà un low-stipendio ai propri dipendenti mentre verserà in tasse una percentuale irrisoria dei profitti a mille miglia dal nostro territorio? Me lo chiedo perché amo il mio territorio e vorrei che le sue risorse non venissero sfruttate ma redistribuite. Ritornando all’inizio, è questa la riqualificazione che vogliamo? Vi sembra equo il prezzo che andremo a pagare?”.
Punti interrogativi che però rimangono tali perché queste parole in commissione non vengono dette. Sono infatti inutili i brevi residui tentativi di dare spazio al pensiero degli ospiti, peraltro direttamente coinvolti nell'argomento.
Reginato è irremovibile: chiude la riunione ed esce dalla sala per primo, velocemente e visibilmente stizzito. Dal punto di vista formale, il regolamento gli dà ragione.
Tuttavia, per la perentoria modalità con la quale è avvenuto, l'inappellabile rifiuto del presidente di commissione di concedere la parola ai commercianti ha avuto tutta l'aria di un effetto tappo: ma questa volta sulla bocca.
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