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Piacere, Franca
Alla ricerca delle cose più insolite e curiose in vendita alla Fiera Franca di Bassano 2016
Pubblicato il 08 ott 2016
Visto 4.219 volte
“Ciao moro, come 'ndemo?”
Il “moro” - per la cronaca - sarei io. E se a dirmelo è un venditore ambulante africano, che cerca di rifilarti per strada cinturini e ninnoli vari, vuol dire che ci sa veramente fare. È il minimo che può capitare, girando tra le decine e decine di bancarelle della Fiera Franca di Bassano del Grappa: un concentrato di colori, profumi, curiosità, stranezze e incontri di varia umanità.
Ogni qual volta mi trovo a Bassano in concomitanza con la Fiera, non posso fisicamente evitarla. La redazione è infatti collocata nel cuore della manifestazione e quando esco dalla porta delle scale che dà su via Roma vengo regolarmente investito dall'odore delle mandorle tostate, che continuano a girare, dietro la bancarella di dolciumi che staziona in questo punto da anni, a mezzo metro di distanza.
Foto Alessandro Tich
Il bello di tutta questa biblica confusione è che è sempre uguale, eppure sempre diversa. Da una parte le scene di sempre: i soliti dolcetti siciliani alla mandorla proposti ad ogni angolo, la solita frittelleria con la tenda giallo-rossa all'angolo tra piazza Libertà e via Matteotti o gli altrettanto immancabili imbonitori che senza mai esaurire le batterie, come il coniglietto della Duracell, continuano per ore e ore a decantare al microfono, con inflessioni da tutta Italia, le magiche virtù dell'ultimo ritrovato per la casa. Guai, del resto, se non fosse così: non sarebbe la Fiera Franca.
Poi ci sono le novità, più o meno presunte, che stuzzicano il portafoglio dei numerosi passanti. Il più delle volte sono oggetti molto curiosi, appartengono quasi tutti alla categoria “lavori domestici” e non c'è che l'imbarazzo della scelta. Come, ad esempio, la padella a pois: e non è una nuova canzone di Mina. Ma citando alla rinfusa ci sono anche la colla che non secca, lo stirello che riflette il calore del ferro, il tappeto magico, il tritatutto con cordina, il lavavetro con doppio magnete oppure - forse la più bella di tutte - la spazzola definitiva. Le classiche cose di cui, prima di uscire di casa per farsi un giro alla Fiera, nessuno di noi ha mai sentito la necessità.
Ma la giuria di Bassanonet, composta da me medesimo, assegna all'unanimità il premio speciale “Questa non l'avevo mai sentita” 2016 al prodotto in vendita in una bancarella di piazza Libertà: la bava di lumaca biologica 100%.
Probabilmente chi se ne intende di cosmetica naturale ed è solito applicare creme e lozioni sulla pelle sa già di che cosa si tratta. Ma io, che sono piuttosto estraneo a questi argomenti, ne ero completamente all'oscuro.
Questa della bava delle lumache si presenta anche come una cosa seria: si tratta di un “estratto liofilizzato puro”, è avallato dal Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche dell'Università di Ferrara e può essere usato come cicatrizzante o antibatterico.
Già: ma perché “biologica”? Esiste anche la bava di lumaca “non biologica”?
L'addetto alla vendita del prodotto mi offre una pralina calda croccante da un sacchetto appena comprato dalla vicina bancarella dei dolciumi e mi spiega l'arcano: la sua ditta, diversamente da altre, utilizza lumache da allevamenti che nutrono i propri molluschi esclusivamente con verdure bio.
E non pensiate che l'estratto liofilizzato degli striscianti animaletti lasci indifferenti le persone: sono in tanti, infatti, a soffermarsi al punto vendita delle chioccioline biologiche.
Ma anche quest'anno, come sempre del resto, le bancarelle e gli stand più gettonati sono quelli del settore Magna e Bevi.
Ne fa fede l'autentico assalto alla diligenza a cui assisto, per l'ennesima volta, in piazzotto Montevecchio dove sono allestiti gli stand gastronomici delle due città gemellate con Bassano: la tedesca Mühlacker e la francese Voiron. L'offerta di prodotti locali teutonici e transalpini trasforma il piazzotto in una bolgia dantesca, con fiumi di birra tedesca e francese che riempiono centinaia di bicchieri di plastica. Con 3 euro ti puoi portare via anche una bottiglia di birra made in Germania. E sono in moltissimi a farlo. E se sei in vena di spese, puoi anche mangiare dagli amici di Mühlacker un piatto di Maultaschen (una specie di ravioli ripieni) in brodo oppure i würstel alla griglia con pane, ovvero la classica specialità tedesca per l'immaginario collettivo italiano.
Anche se un mio amico, che vive in Germania, mi dice che i würstel non rappresentano la vera cucina e tradizione culinaria di quel Paese.
Non sono da meno gli amici di Voiron, con le loro patatine fritte alla francese e con i loro formaggi. Ma in un angolo del loro stand c'è anche il tavolo delle crêpes. Parbleu, questa sì che è una cosa molto français! Ma le crêpes più richieste dal pubblico sono quelle con l'italianissima Nutella.
Ma ad ogni dove, alla Fiera Franca d'Autunno, si possono sopire gli appetiti dello stomaco. In un vero e proprio festival - a seconda dello stand - di piadine romagnole, porchetta toscana, salsicce, panini onti e ciambelle ripiene.
Un miscuglio di intensi odori da street food che pervadono il centro storico, checché ne possa dire e pensare, dopo il suo noto intervento dei giorni scorsi, il presidente dei commercianti di Bassano Alberto Borriero.
E i rumori molesti? Beh, le mie orecchie ne hanno incrociato uno solo.
Ed è quello delle palline clic-clac. Sì, proprio loro: il tormentone di alcune leggendarie estati degli anni '70. Erano più di 40 anni che non le vedevo più: sono ricomparse all'improvviso, proposte da qualche ambulante che ha dovuto imparare come farle sbattere l'una contro l'altra senza procurarsi un dolorosa contusione al polso.
Sono quelle cose che mi fanno dire: per fortuna che, una volta all'anno, arriva la Fiera. Non so dirvi se per i commercianti della “Franca” gli affari stiano andando bene. Diverse bancarelle, questa sera alle 22, erano già chiuse. Ma comunque sia, rimane sempre una festa per gli occhi.
Ora vi saluto. Prima di prendere la via di casa, andrò a comprarmi il mio solito sacchetto di dolcetti siciliani. È un must che si ripete di anno in anno.
So già che probabilmente pagherò un prezzo iniquo, tipo 3 euro all'etto, ma è un sacrificio che ogni tanto si può fare. E se mai mi capitasse di sporcarmi la giacca con le briciole del marzapane o della pasta di mandorle, c'è sempre la spazzola definitiva.
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