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Marco PoloMarco Polo
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Cronaca

Pallini da caccia contro una casa a Romano

L'episodio, accaduto in Via Carlessi, rilancia la questione delle norme di sicurezza per chi abita nei pressi delle zone venatorie

Pubblicato il 15-12-2008
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Si riaffaccia ogni anno all’apertura del periodo venatorio, anche nella città del Grappa, il conflitto tra praticanti della caccia e cittadini che vivono nelle zone rurali.
L’ultimo caso, in ordine di tempo, è accaduto a Romano d’Ezzelino in località via Carlessi al confine tra gli abitati di Pove e Romano. Erano le 13.55 di sabato 13 dicembre, quando Emanuela Momoli, abitante nel piccolo borgo di campagna, ha sentito un colpo di fucile nei pressi della sua abitazione. “Mi stavo preparando per andare al lavoro - spiega la signora romanese - quando sono sobbalzata udendo un botto molto forte nei pressi della mia abitazione. Pochi istanti dopo ho avvertito distintamente un numero imprecisato di pallini di piombo rimbalzare contro il terrazzo e il muro proprio al di fuori della stanza in cui mi trovavo.”
L’episodio ripropone di attualità una vecchia questione: il rispetto, da parte di alcuni cacciatori, delle prescrizioni imposte dall’articolo 21 della legge n. 157 del 1992 in materia di caccia vicino ai centri abitati, il quale vieta l’esercizio venatorio nel raggio di 100 metri da immobili, fabbricati e stabili adibiti ad abitazione o a posto di lavoro, e di 50 metri da vie di comunicazione stradali e ferroviarie. La stessa legge vieta di sparare da distanza inferiore a 150 metri dalle medesime abitazioni e infrastrutture “con uso di fucile con canna ad anima liscia o da distanza corrispondente ad almeno una volta e mezza la gittata massima in caso di uso di altre armi.”

La zona dove è accaduto l'episodio

I casi di incidenti anche gravi dovuti all’incuria e al non rispetto di tali prescrizioni si contano numerosi su tutto il territorio nazionale. La stessa zona del Bassanese è stata interessata poco più di un anno fa da un fatto del genere, quando un pensionato venne colpito accidentalmente nella zona di San Michele.
La posta in gioco non è dunque la legittimità o meno dei cacciatori ad esercitare la loro passione, ma l’incolumità delle persone che abitano o lavorano nelle vicinanze delle zone di caccia.

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