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Bar Caffè Compostella

La tazzina di traverso: il DG dell'Azienda Ulss n.3 Antonio Compostella impone a tutti i dipendenti la timbratura del cartellino all'uscita e al rientro dalla pausa caffè. Insorge il sindacato Usb: “Una delibera populista e offensiva”

Pubblicato il 07-11-2014
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Più lo mandi giù, e più ti tira su. Ma non all'Ospedale di Bassano del Grappa e nelle altre strutture dell'Ulss n.3, dove la tazzina di caffè più che andare giù sembra andare di traverso, diventando l'oggetto di una querelle in tema di intervalli lavorativi che all'Azienda Socio Sanitaria di Bassano non ha precedenti.
Succede che il direttore generale Fernando Antonio Compostella ha emanato in questi giorni una circolare riservata a tutti i dipendenti dell'Ulss 3, e diffusa in ogni reparto e servizio di Bassano e Asiago, nella quale dà indicazioni a chi intende beneficiare della pausa caffè di timbrare l'uscita dal servizio per poi ritimbrare il rientro al posto di lavoro alla fine della pausa. Minacciando in caso contrario provvedimenti disciplinari per “danno patrimoniale” in quanto trattasi di “un periodo di tempo sottratto all'orario di lavoro ed al tempo di lavoro contrattualmente definito”.
Chi vuole usufruire “anche brevemente” di un coffee break, ma anche di una “pausa sigaretta” e simili, deve pertanto “essere autorizzato preventivamente, anche verbalmente, dal proprio Direttore/Responsabile o suo delegato ed è pertanto tenuto a timbrare l'uscita e il rientro al lavoro”.

Il direttore generale dell'Ulss n.3 Fernando Antonio Compostella (foto: archivio Bassanonet)

Non è possibile farla franca tanto facilmente: “Il Servizio per il Personale-Ufficio Rilevazione presenze/assenze - ammonisce la circolare - procederà, a richiesta del Direttore/Responsabile e d'ufficio, al monitoraggio della corretta gestione della presenza/assenza di tutto il personale dipendente, rilevando eventuali situazioni meritevoli di approfondimento.”
Apriti cielo: toccateci tutto, ma non il liscio, il macchiato o il decaffeinato.
Riguardo alla novità del coffee break col segnatempo, insorge il sindacato indipendente Usb di Vicenza, Unione Sindacale di Base - Federazione Regionale Pubblico Impiego, che in una nota del segretario provinciale Federico Martelletto chiede al DG Compostella di ritirare “quella delibera populista e offensiva”.
“Certo non siamo d'accordo che un dipendente interrompa la sua attività lavorativa e si sieda nei tavolini del bar per tempo prolungato a sorseggiare un caffè - precisa Martelletto -. Ma la situazione nei reparti è ben diversa e non consente certo molte pause: molti dipendenti sono sottoposti ormai a una condizione lavorativa inaccettabile in quanto la Direzione non riesce a dare risposte all'eccessivo carico lavorativo ai quali sono sottoposti e mette a rischio la sicurezza psicofisica, anche dei pazienti ricoverati (Sic - Ndr).”
“Questo - prosegue il sindacalista - a seguito del blocco regionale delle assunzioni, che vengono concesse col contagocce (solo il turnover delle cessazioni dei rapporti di lavoro). E' ben noto che all'Ospedale di Bassano, come da piano socio sanitario regionale vigente, si ricovera solo la “fase acuta” nel processo assistenziale, mentre la “fase riabilitativa” è sempre più a carico delle famiglie (ospedali di comunità, ecc.). Questo ha determinato, nei fatti, un aumento delle funzioni assistenziali che, ribadiamo, sta mettendo in grande difficoltà i dipendenti. La Regione ha inoltre emanato una delibera (sul minutaggio assistenziale) che non consente, a nostra opinione, di risolvere questo importante problema e che addirittura lo peggiorerà in quanto determinerà una riduzione del personale di turno in alcuni reparti.”
E allora ben venga un rinfrancante caffettino, da bere al momento giusto, senza il controllo della Direzione aziendale e senza il patema di compiere una trasgressione. “Una pausa fisiologica fino ai 10 minuti è consentita dalle norme europee - incalza il segretario Usb - e se un dipendente in difficoltà psicofisica decide di recarsi alla macchinetta del caffè per qualche minuto per una piccola pausa, lo troviamo francamente corretto.”
Da qui il pollice verso del sindacato indipendente nei confronti di “una circolare generica, molto discutibile, che mette ingiustamente in cattiva luce gli stessi dipendenti”. Ma il vero obiettivo della reprimenda sindacale, al di là della tazzina bollente, sembra essere lo stesso dottor Compostella: “Un DG che si sta rivelando certo molto autoritario - sostiene Martelletto -, che ha dimostrato di non saper mediare sulle problematiche aziendali e che non risolve in alcun modo i veri problemi che attanagliano la nostra Ulss.”
Usb Vicenza chiede dunque al top manager della Sanità bassanese di ritirare la delibera e di farsi promotore “di un atto pubblico di scuse e ringraziamento al personale tutto, che in questi anni difficili, con grandi sacrifici e abnegazione (sono assoggettati anche a straordinari obbligatori non pagati, saltano i riposi, ferie, molto spesso non viene sostituito il personale nelle carenze improvvise, ecc.) ha sempre garantito un buon livello assistenziale.”
E così il direttore generale dell'Ulss 3, nel tentativo di stanare i furbetti dell'espresso, ha pestato un nido di vespe. E dovrebbe ben saperlo che, nel nostro Paese, si tratta di una battaglia persa in partenza.
Vale per tutti infatti il precedente dell'Ulss 20 di Verona, che un paio di anni fa aveva sanzionato due dipendenti beccate dal Tg satirico “Striscia la notizia” mentre, in pieno orario di lavoro e senza timbrare il badge, sorseggiavano tranquillamente il caffè al bar chiacchierando del più e del meno.
Le due “perditempo” furono raggiunte da un provvedimento disciplinare dell'Azienda Sanitaria che prevedeva la sospensione sia dal servizio che dalla retribuzione per due settimane. Una delibera contro la quale le due dipendenti colte in fallo presentarono ricorso. Morale della favola: lo scorso marzo il giudice del lavoro del Tribunale di Verona le ha assolte, imponendo all'Ulss 20 il loro pieno reintegro, con rimborso dello stipendio trattenuto nei giorni di sospensione.
La motivazione della sentenza? “Il danno economico derivante dal comportamento contestato alle dipendenti era stato secondario e esiguo”. Inoltre “anche altri dipendenti fruivano della pausa caffè con le stesse modalità”. Un elemento che ha indotto il giudice a enunciare il principio che il caffè preso in compagnia in ambito lavorativo “riduce la percezione dell'entità di disvalore”.
Tradotto in italiano: se la pausa caffè è un rito condiviso con i colleghi, non è sanzionabile il dipendente che, nelle ore di lavoro, si allontana dal proprio ufficio per bere un espresso e fare due chiacchiere. E per l'Ulss reintegrante e i dipendenti reintegrati, resta comunque un caffè molto amaro.

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