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L'ottimismo e la prudenza
Pienone agli “Incontri senza Censura” in città per padre Romano Zago, francescano in Brasile, autore del libro “Di cancro si può guarire” e divulgatore di una ricetta a base di aloe con guarigioni dal cancro diagnosticate in tutto il mondo
Pubblicato il 12 ott 2014
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Mi è capitato un'infinità di volte di moderare serate con l'autore, con i personaggi più eterogenei e sugli argomenti più disparati. Comprese le questioni della grande tematica “medicina e salute” e nella fattispecie della lotta contro il cancro, uno dei problemi del secolo, precedente e attuale.
Sulla quale in passato, agli “Incontri senza censura” alla libreria La Bassanese, ho avuto l'occasione di confrontarmi davanti al pubblico col prof. Lucio Luzzatto, genetista e direttore scientifico dell’Istituto Toscano Tumori e col prof. Silvio Garattini, docente in Chemioterapia e Farmacologia e tra i massimi esperti in Italia di farmaci e terapie mediche.
Ma questa volta è diverso. Perché torno sul palco della rassegna organizzata dal libraio e animatore culturale Marco Bernardi sempre per parlare di lotta ai tumori. Non però con un medico, ma con un frate francescano di 82 anni, portati tra l'altro meravigliosamente.
La conversazione con padre Romano Zago agli "Incontri senza Censura" a Bassano. In primo piano sul palco una pianta di aloe arborescens
Si chiama padre Romano Zago, è nato in Brasile da genitori veneti originari di Miane nel Trevigiano e ha trascorso la sua vita tra le parrocchie brasiliane e la Terra Santa, dove è stato il Custode del Santo Sepolcro a Gerusalemme e della Basilica della Natività a Betlemme. E' proprio nel corso della sua missione che ormai diversi anni fa padre Zago, nella parrocchia brasiliana di San Antonio, a Pouso Novo nel Rio Grande do Sul, si è imbattuto casualmente su una semplicissima ricetta, tramandata oralmente dalle popolazioni povere del Brasile, per combattere il cancro, come vedremo, con dimostrato successo.
Si tratta di un preparato basato sull'estratto delle foglie di una pianta di riconosciute proprietà curative, l'aloe arborescens, e composto di tre di soli ingredienti: aloe arborescens, miele d'api e grappa.
Nel 1988 il frate brasiliano cominciò a testare la ricetta e constatò nella pratica i primi casi di cura e di guarigione: il primo caso documentato è quello Giovanni Mariani, di Forqueta sempre nel Rio Grande do Sul, affetto da cancro avanzato alla prostata e successivamente ripresosi e dichiarato fuori pericolo dopo che padre Zago, non senza difficoltà, aveva convinto i figli a somministrare al padre ricoverato in ospedale, secondo le dosi e il periodo prescritto, un frullato dei tre ingredienti della ricetta. E' solo la prima di una lunga serie di guarigioni, diagnosticate dai medici, di persone di tutte le età e con i più diversi tipi di patologia oncologica che hanno assunto il preparato a base di aloe, accanto alle cure tradizionali, in Brasile, in Israele, in Italia (Veneto compreso) e in altre parti del mondo. Tutti casi, nomi e testimonianze che occupano un intero capitolo del libro “Di cancro si può guarire - Il potere curativo dell'aloe arborescens”, scritto da padre Romano Zago per i tipi di Editoriale Programma, giovane casa editrice di Treviso, che è lo spunto della nostra conversazione agli “Incontri senza Censura” davanti a una sala gremita in ogni ordine di posti, con molte persone arrivate da fuori città e da fuori provincia e con numerose domande del pubblico dopo l'intervista.
L'uovo di Colombo
Dicevo prima che mi è già successo in passato di occuparmi in serate pubbliche del triste e delicato argomento del cancro, ma che questa volta si tratta di un caso del tutto diverso.
Le guarigioni non convenzionali dei tumori vanno sempre trattate coi piedi di piombo, e anche di fronte all'evidenza l'ottimismo deve essere sempre associato alla prudenza, soprattutto di fronte all'“uovo di Colombo”, come lo chiama lo stesso autore, di un rimedio popolare a quanto pare estremamente efficace e alla portata di tutti. La suddivisione tra interessati e scettici in questo caso è inevitabile e la questione, di conseguenza, divide le coscienze.
Ma padre Zago non è un impostore né un santone guaritore: più di qualcuno, negli anni e soprattutto in Brasile, gli ha dato del “ciarlatano” rimediando una querela per diffamazione e perdendo regolarmente la causa. Si tratta solamente di un religioso dell'Ordine dei Frati Minori che col suo libro e con corsi e conferenze tenute ormai ai due lati dell'Oceano vuole unicamente dare “la testimonianza di una pratica”, mettendo a disposizione di tutti una ricetta “semplice, economica, efficace” che ciascuno, liberamente, può provare o può gettare, con altrettanta libertà, nel cestino della carta straccia.
Non lo fa infatti per denaro: ha sempre rifiutato, francescanamente, di cedere i diritti del preparato alle multinazionali del benessere e chiunque, coltivando sul balcone o in giardino una pianta di aloe arborescens, può prepararsi la ricetta a casa.
La formula di padre Romano è stata però presa di mira da sciacalli senza scrupoli che hanno diffuso sul mercato on line versioni lucrative e non autorizzate del preparato, lucrando anche sul nome del religioso.
Da qui la sua decisione di fermare la speculazione sulla ricetta e sul suo nome dando mandato a un'azienda di fiducia di Isernia “di produrre la ricetta secondo i criteri originali, con garanzia di qualità e a prezzo di vendita calmierato”, devoluto in parte in beneficenza per i poveri del Brasile, per una produzione, autorizzata dal Ministero della Salute, destinata a una serie di farmacie per chi non è in grado di praticare il “fai da te” o a Paesi, come quelli del Nord Europa, dove la pianta di aloe non può crescere.
Il mio interlocutore, di fronte ai tanti quesiti sull'argomento, risponde in tono pacato e cordiale. Un pregio del suo libro, che si riflette anche nel suo atteggiamento, è quello di non essere sensazionalistico né tantomeno miracolistico.
L'autore spiega che la ricetta non è un'alternativa alle cure mediche, ma anzi “va sempre consultato il medico “e “vanno seguite le cure che il medico prescrive”. E' un'opzione che si aggiunge, per chi lo desidera, alle terapie cliniche antitumorali: radioterapia, chemioterapia e simili. In altre parole, “è uno strumento in più, sia di prevenzione che di cura”. E anche nel caso di guarigione ottenuta, “il controllo medico nelle fasi successive è fondamentale”.
Inoltre la formula con l'aloe arborescens non agisce “sempre e comunque” con efficacia sul cancro: c'è stata un'ampia esperienza di guarigioni complete oppure di blocco della diffusione del tumore, ma si sono riscontrati anche casi di cura senza alcun risultato oppure di ricadute perché il paziente, dopo la guarigione, non si è più sottoposto a controlli medici. In caso di insuccesso, tuttavia, padre Romano invita a non arrendersi e a continuare con la ricetta a base di aloe: “Non devi disperare, tu sai che convivi con “la bestia” e bisogna domarla, ci puoi riuscire.”
L'evidenza della ricerca scientifica
Dunque la ricetta di padre Zago, che è tutto fuorché una “formula magica”, è composta in opportune dosi dall'estratto di alcune foglie di aloe arborescens, dal miele d'api “che veicola l'aloe nell'organismo” e dalla grappa che scioglie l'aloina contenuta nella pianta e ha anche una funzione vasodilatatrice.
Ma che sarà mai questa aloe arborescens: la panacea di tutti i mali?
Non esageriamo: ma il potere curativo della pianta, conosciuto sin dai tempi degli Antichi Egizi, si è dimostrato efficace per una lunga serie di patologie non solo oncologiche, grazie ai suoi componenti chimici e nutrienti, ampiamente descritti nel libro, che determinano le quattro fondamentali proprietà del vegetale: immunostimolante (stimolante cioè delle difese immunitarie dell'organismo), antinfiammatoria, antiossidante e antiproliferativa. Una proprietà, quest'ultima, che sarebbe alla base del blocco della diffusione delle cellule tumorali nei casi conclamati.
Ed è la stessa ricerca medica a confermarlo, in due recenti studi scientifici riportati nel volume. Uno in particolare - effettuato da un team di ricercatori coordinato dall'oncologo Paolo Lissoni dell'Ospedale San Gerardo di Monza - ha anche catturato l'attenzione del programma televisivo “Le Iene” che ha dedicato un servizio al caso di padre Romano Zago: lo studio ha infatti analizzato gli esiti del trattamento con aloe arborescens su un gruppo di pazienti con cancro metastatico, e cioè in fase terminale, parallelamente trattati con chemioterapia, rispetto a un gruppo di pazienti terminali trattati con la sola chemio.
“La percentuale di sopravvivenza a tre anni ottenuta nei pazienti trattati contemporaneamente con aloe - si legge nello studio, corredato dei relativi dati e grafici - è risultata significativamente maggiore di quella riscontrata nel gruppo di sola chemioterapia.” “Questo studio - conclude la ricerca - sembra suggerire che l'aloe potrebbe aver successo, associata alla chemioterapia, per incrementare la sua efficacia in termini di tasso di regressione tumorale e tempo di sopravvivenza.”
E' la scienza che sdogana l'aloe arborescens dall'universo dei “rimedi naturali” indicando la necessità di maggiori approfondimenti di laboratorio sull'applicazione della pianta officinale in ambito clinico. E' quello che padre Zago, del resto, chiede da anni: ma studi come quello del team del prof. Lissoni oggi sono ancora un'eccezione alla regola, e senza l'opera di divulgazione del frate minore rimarrebbero sconosciuti al grande pubblico.
Eppure i primi casi casi conclamati di guarigione con la ricetta dell'aloe arborescens risalgono alla fine degli anni '80 e la letteratura scientifica internazionale su ricerche e sperimentazioni relative all'aloe in ambito medico, pure elencata alla fine del libro, hanno analogamente almeno una trentina d'anni di storia. Perché l'argomento è passato sempre sotto silenzio e, proprio grazie al divulgatore francescano, se ne sente parlare solo adesso?
Risposta immediata: “Per i troppi interessi in gioco da parte delle case farmaceutiche.”
E se questo cordiale e umile frate brasiliano, che non disdegna ogni tanto di tirar fuori qualche parola e qualche battuta in dialetto veneto, avesse ragione?
Va sentita, su questa cruciale questione, anche l'altra campana.
E non a caso, per par condicio, il prossimo “incontro senza Censura” a La Bassanese - intitolato “Di cancro si vive”, proposto in collaborazione con l'Associazione Oncologica San Bassiano Onlus e in programma venerdì 17 ottobre - vedrà l'intervento del prof. Francesco Di Costanzo, oncologo e direttore della struttura complessa di Oncologia Medica dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze e la testimonianza di una paziente, Lucia Teresa Benetti, seguita dall'équipe del prof. Di Costanzo che sperimenta nuovi farmaci per varie tipologie di carcinomi nel rispetto dei protocolli sanitari. Una serata divulgativa per avere una testimonianza sui progressi della scienza medica e su quella di come vivono e reagiscono i pazienti colpiti dal cancro.
Postilla finale
Al termine della serata con padre Zago, mentre l'autore si intrattiene con la gente in libreria, incontro un noto personaggio di Bassano, che era presente tra il pubblico, che reca in mano un vecchio libro con la foto di un'aloe arborescens in copertina.
“Questa mi ha salvato”, mi dice. “Anni fa - continua - mi è stato diagnosticato un tumore. Un amico bassanese mi ha consigliato di provare a bere un miscuglio di aloe, grappa e miele. All'esame medico successivo il tumore appariva circondato da una specie di pellicola bianca e si era come “afflosciato”. Poi sono guarito, e oggi sono qui per testimoniarlo.”
Scrivo anche questi appunti finali sul mio bloc notes, sospendendo ogni giudizio.
Ci troviamo davvero davanti a una nuova potenziale frontiera per la ricerca medica sul cancro, ma ancora ampiamente sottovalutata e anzi contrastata da una parte maggioritaria della scienza ufficiale per gli interessi dell'industria farmaceutica?
Ai posteri, come sempre, l'ardua sentenza.
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