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È morto il cardinale Camillo Ruini
E l'Ulss 3 diventa un “bancomat” per le Ulss in perdita
5,8 milioni: è la somma “requisita” dalla Regione Veneto alla nostra Azienda Ulss, in forma di taglio ai finanziamenti per i livelli essenziali di assistenza, come quota parte per il ripiano dei buchi di esercizio delle Ulss in rosso
Pubblicato il 10 giu 2013
Visto 6.004 volte
E poi dicono che fare i virtuosi è una bella cosa.
Non è così in campo sanitario, dove le politiche del risparmio e degli utili di esercizio delle Aziende Ulss non portano ad accantonare risorse da utilizzare nel territorio di riferimento, ma hanno semmai come risultato la disponibilità di tesoretti economici utilizzabili dalla Regione come “bancomat” per ripianare i buchi delle Ulss in perdita.
E' quanto è accaduto in Veneto, come abbiamo avuto modo di accertare dopo che le ultime notizie sui paventati tagli all'Ospedale di Bassano ci hanno spinto ad approfondire alcuni meccanismi del sistema sanitario regionale.
Foto: archivio Bassanonet
Tutto inizia lo scorso febbraio, quando le Aziende Sanitarie del Veneto hanno trasmesso alla Regione e contemporaneamente ai Ministeri della Salute e delle Finanze i dati relativi ai conti economici aziendali riferiti al bilancio di esercizio 2012. Dai bilanci di tutte le Ulss venete - secondo il calcolo effettuato lo scorso 23 aprile dal “Tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti” - è emerso che il risultato complessivo e consolidato 2012 del SSR (Sistema Sanitario Regionale) era negativo, e cioè in perdita, per 37,3 milioni di euro.
Da qui un urgente provvedimento della Regione per il ripiano del buco milionario, senza il quale - a norma di legge - le conseguenze sarebbero state a dir poco sconvolgenti: diffida del Presidente del Consiglio dei ministri, con successivo commissariamento della Sanità veneta, aumenti dell’addizionale IRPEF e maggiorazioni dell’aliquota IRAP e blocco automatico del turn over del personale del servizio sanitario regionale fino al 31 dicembre 2015.
Insomma: una Waterloo sanitaria. Cosa che il Veneto ha evitato in tempo utile.
E in che modo? Attingendo indirettamente ai bilanci delle Ulss in attivo per ripianare le perdite delle Ulss in passivo, tramite la riduzione di 38,3 milioni di euro delle assegnazioni alle Aziende Sanitarie “per il finanziamento dei livelli essenziali di assistenza (LEA), a beneficio della gestione sanitaria accentrata (GSA)”.
In altre parole: la “requisizione” delle risorse alle Ulss in attivo è stata messa in atto con un corrispondente taglio (termine tecnico: “rideterminazione in riduzione”) dei finanziamenti alle Ulss medesime per i livelli essenziali di assistenza.
Lo ha previsto ed imposto il Decreto del presidente della giunta regionale del Veneto Luca Zaia, n. 50 del 26 aprile 2013.
Il provvedimento - adottato il 26 aprile scorso e ratificato pochi giorni dopo dalla giunta regionale - è pubblicato a pagina 7 e seguenti del BUR (Bollettino Ufficiale della Regione Veneto) n. 41 del 10 maggio 2013 (bur.regione.veneto.it/BurvServices/pubblica/SommarioSingoloBur.aspx?num=41&date=10/05/2013).
Particolarmente interessante è l'allegato A del decreto, consultabile nella versione stampabile del BUR in Pdf, da cui si evince che a pagare per tutti - in termini di riduzione dei finanziamenti per i LEA - sono le 9 Aziende Ulss “virtuose” il cui bilancio 2012 si è chiuso in attivo: le Ulss 3 di Bassano del Grappa, 2 di Feltre, 7 di Pieve di Soligo, 8 di Asolo, 9 di Treviso, 15 Alta Padovana, 17 Bassa Padovana, 19 di Adria e 22 di Bussolengo.
L'Ulss 3 di Bassano, nella fattispecie, si trova sul collo una “mazzata” di 5,8 milioni di euro tolti dal proprio bilancio. E' una cifra ingente, superata solo dall'Ulss 22 di Bussolengo (VR) - che deve contribuire alla causa con un sacrificio di 12,2 milioni di mancati trasferimenti - e dall'Ulss 17 di Este (Bassa Padovana), destinataria di un taglio di 6,7 milioni. Più indietro gli altri “contribuenti”: le Ulss 8 di Asolo (5 milioni), 7 di Pieve di Soligo (4 milioni), 19 di Adria (2,4 milioni), 2 di Feltre (900mila euro), 15 Alta Padovana (600mila euro), 9 di Treviso (400mila euro) e l'Istituto Oncologico Veneto (300mila euro).
Morale della favola: gestire un'Azienda Ulss con un bilancio in attivo non costituisce motivo di incentivo all'investimento degli utili sul territorio, perché comunque tali risorse sono destinate a ripianare le perdite di esercizio del sistema sanitario.
Lo dispone l'articolo 30 (“Destinazione del risultato d'esercizio degli enti del SSN”) di una legge nazionale (Decreto Legislativo 23 giugno 2011, n. 118): “L'eventuale risultato positivo di esercizio è portato a ripiano delle eventuali perdite di esercizi precedenti e l'eventuale eccedenza è accantonata a riserva ovvero è resa disponibile per il ripiano delle perdite del servizio sanitario regionale”.
Carta canta, insomma. Ma gli aspetti “legislativi” e “normativi” della questione non ci devono distogliere l'attenzione dal fatto che il sacrificio economico delle Ulss virtuose - Bassano del Grappa in primis - a beneficio delle Ulss con i conti in rosso si traduce in minori risorse a disposizione per i livelli essenziali di assistenza, che sono la base del sistema sanitario e che sono definiti dal Ministero della Salute “l'insieme delle attività, dei servizi e delle prestazioni che il Servizio sanitario nazionale eroga a tutti i cittadini gratuitamente o con il pagamento di un ticket, indipendentemente dal reddito e dal luogo di residenza.”
E' giusto quindi levare gli scudi contro il pericolo di perdere alcuni reparti e primariati all'Ospedale San Bassiano, ma è altrettanto importante tenere bene dritte le antenne sulla qualità generale dei servizi erogati dall'Azienda Ulss a beneficio della nostra salute. Servizi che quest'anno dovranno fare a meno di quasi 6 milioni di euro: e anche questo, per noi cittadini del territorio bassanese, deve suonare come un campanello d'allarme.
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