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Cassola, “assedio” al consiglio comunale
Variante urbanistica per le attività produttive insalubri: tutta la cronaca della animatissima seduta consiliare. Tra proteste, interruzioni e colpi di scena arriva alla fine una soluzione concordata
Pubblicato il 14 giu 2012
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Le trombe del giudizio, a Cassola, hanno la forma di colorite vuvuzelas.
Ma ci sono anche fischietti, tamburi, raganelle e campanacci. Alle 18.25, cinque minuti prima dell'orario convocato per il consiglio comunale di Cassola, il popolo “no gassificatore” arriva da tutti gli angoli in piazza Aldo Moro e incomincia il frastuono assordante. La clamorosa - nel senso letterale del termine - manifestazione prosegue per buoni venti minuti e quando giunta e consiglieri comunali si siedono al loro posto, in una sala strapiena di pubblico, il festival dei decibel prosegue.
All'ordine del giorno dei lavori consiliari c'è la nota variante urbanistica che a seguito della vicenda del gassificatore vieta l'insediamento di nuove attività produttive insalubri. Ma il “Comitato per la tutela della salute della gente di Cassola e di Rossano Veneto” è ancora sugli scudi: alcuni aspetti della variante, secondo i suoi rappresentanti, non escludono ancora totalmente il rischio dell'arrivo di nuove industrie nocive.
Foto Alessandro Tich
Il consiglio, presidiato all'esterno dalla polizia di Stato e in municipio dalla polizia locale, non inizia ancora. In mezzo alla sala c'è un armadio che copre la visuale a chi sta negli ultimi posti: viene spostato di peso da un gruppo di presenti a fianco di una parete. Chi non è riuscito a entrare, si assiepa sulle grate delle finestre da dove, ancora, spuntano trombe e campanacci. Spetta al referente del Comitato Egidio Bizzotto, con tanto di megafono, invitare i presenti al silenzio per permettere lo svolgimento dei lavori. Non è un'impresa facile: e il minuto di silenzio chiesto all'inizio dal sindaco Pasinato per onorare le vittime del terremoto in Emilia aiuta a stemperare in qualche modo la situazione.
Ci vuole poco, tuttavia, per generare nuovi mugugni. Il sindaco legge il testo della variante, emendato per l'ennesima volta nelle ultime ore, e stila l'elenco delle nuove attività insalubri bandite dal Comune: si aggiungono a quelle già note la zincatura, gli impianti industriali di idrocarburi e i depositi di gas compressi e di gas liquidi ma vengono stralciate, e quindi escluse, le attività di deposito e recupero autodemolizioni. Confermato inoltre il via libera al recupero di rifiuti pericolosi, ma solo se complementari alla produzione di un'azienda già esistente e quindi “solo se prodotti nella medesima attività”.
La “doccia fredda” del parere legale
Silvia Pasinato legge quindi il parere legale dello studio Barel-Malvestio, incaricato dal Comune di valutare i contenuti della variante, ed è un'autentica doccia fredda: per gli avvocati l'atto comunale “è in contrasto con il principio della giurisprudenza e solleva un dubbio di legittimità, perché un Comune non può vietare in modo generalizzato le industrie insalubri nell'intero territorio comunale”.
Viene quindi letto un secondo parere “last minute” dello studio legale, elaborato dopo le nuove modifiche alla delibera di adozione.
Gli avvocati suggeriscono di modificare ulteriormente il testo in questo modo: “E' vietato l'insediamento delle seguenti attività (...), fatto salvo che dall'insediamento delle medesime risulti comprovata, dalle autorità preposte, l'assenza di rischio sanitario e ambientale.”
In altre parole: se l'autorità di controllo (Arpav, Ulss, Comune ecc.) valuta che l'attività di un'azienda classificata come “insalubre” non comporti effettivi rischi per la salute e per l'ambiente, questa può insediarsi in deroga ai divieti della variante urbanistica.
Il sindaco propone di inserire la dicitura come nuovo emendamento da approvare, ma in sala monta rumorosamente il dissenso. La Pasinato ribatte: “E' l'ultimo passo per mettere in tutela il territorio dal punto di vista giuridico-amministrativo.”
“Se l'ente competente dà un parere favorevole, cosa succede?” - chiede, applaudita dai presenti, la consigliera di minoranza Celestina Tessarolo.
Per Carlo Battagello, Lega Nord, “non c'è delibera più emendata di questa” e “la seconda proposta degli avvocati va annullare l'impianto della variante”. Meglio sarebbe, per l'esponente leghista, “inserire nel documento la premessa della presenza già massiccia di attività insalubri nel Comune, che faccia saltare le nuove osservazioni dei legali”.
Un altro esponente dell'opposizione, Giuseppe Petucco, chiede fra le altre cose di far reintrodurre nell'elenco delle attività insalubri escluse dalla variante i depositi e recuperi delle autodemolizioni, originariamente inserite e poi stralciate.
Lavori interrotti, poi il compromesso
E' un susseguirsi di momenti ad alta tensione: dal pubblico, alcune voci chiedono con insistenza di interrompere la seduta. Battagello, su richiesta del Comitato, chiede ed ottiene la sospensione del consiglio per concordare - tra maggioranza, opposizioni e rappresentanti del Comitato stesso - una soluzione condivisa sulla delibera da votare.
Per un quarto d'ora abbondante, è tutto un conciliabolo tra sindaco, assessori, consiglieri di maggioranza e minoranza e rappresentanze dei “No gassificatore”. Ma il pubblico continua a rumoreggiare e per la seconda volta Egidio Bizzotto fa la voce grossa per invitare al silenzio.
Alla ripresa dei lavori viene presentata, votata ed approvata all'unanimità l'adozione di una delibera di variante urbanistica ulteriormente modificata a seguito del compromesso raggiunto con le trattative in sala: la proposta di emendamento del sindaco che recepiva l'indicazione degli avvocati viene ritirata e il deposito e recupero da autodemolizione reintrodotto nell'elenco delle attività insalubri.
Resta un impianto di variante legalmente impugnabile: il testo, nei due mesi di tempo riservati alla presentazione delle osservazioni, dovrà essere ulteriormente aggiustato. Dopodiché si tornerà in consiglio comunale, per passare dall'adozione all'approvazione del documento urbanistico: ma questa, a tempo debito, sarà un'altra storia.
Il consiglio comunale - che documentiamo anche nella nostra esclusiva photogallery - passa al punto successivo all'ordine del giorno e la sala consiliare, da affollata fossa dei leoni, si trasforma in una stanza vuota.
Fuori, in piazza, il portavoce del Comitato Egidio Bizzotto sale sul gradino del monumento e davanti a un folto gruppo di persone spiega e riassume - soprattutto a beneficio di chi non è riuscito ad assistere ai lavori - i passaggi che hanno portato alla votazione della delibera condivisa.
La questione non è ancora chiusa, e le vuvuzelas e i fischietti, riposti nelle borse, sono pronti a suonare in qualsiasi momento.
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