Ultimora

RedazioneRedazione
Bassanonet.it

Cinema

Pastorale danese

In un mondo migliore, tra Danimarca e Africa, senza differenze

Pubblicato il 15-01-2011
Visto 2.628 volte

Immergersi in un mondo in cui sembra che la violenza sia l’unica risposta. Questo fa In un mondo migliore, ultimo film della danese Susanne Bier vincitore a Roma del Gran premio della giuria e in corsa agli oscar come Miglior film straniero.
Il problema è che questo mondo in cui ci immergiamo è proprio il nostro. E sono dei ragazzi a portarci.

Bullismo, vendetta, supponenza e incapacità di capire e ascoltare sono infatti i segni di una società basata sul benessere e sul consumismo come la nostra. E questi stessi segni provano la società africana.
L’anello di congiunzione tra questi due mondi è rappresentato da Anton, padre quasi modello di Elias -ragazzo non bello e per questo vittima di soprusi e violenze da parte dei compagni- marito in crisi, medico umanitario.
Se da una parte quindi il figlio vive nella costante paura degli altri fino all’arrivo di Christian, angelo nero della vendetta, in Africa il terrorista Big Man si arroga il diritto di vita e di morte di chi lo circonda con violenza e barbarie.
Due mondi apparentemente agli antipodi ma che rivelano atroci somiglianze.

La vicenda è sorretta dai due ragazzi e cerca di fra luce sul loro rapporto con la famiglia e sulla loro visione del mondo.
Christian ha perso la madre ed incolpa il padre per questo, privandolo quindi di rispetto e di condivisione. Chi sbaglia deve pagare, chi perde deve capire di aver perso, occhio per occhio, dente per dente, così è per Christian. Infatti difende sì Elias, ma lo fa con la violenza. Una violenza debordante che sfocia in folli idee vandalistiche che internet amplifica. E non riuscirà il buonismo e la ragione di Anton a fargli cambiare idea, anzi, sarò lo stesso medico a lasciarsi infine sopraffare, lasciando sgorgare il sangue e la vendetta del popolo africano.
Vendetta quindi, e sempre col sangue.

Susanne Bier ha imparato bene la lezione del maestro Lars von Trier, con un realismo in cui l’inquietudine e il male si sentono ad ogni inquadratura ma ne prende anche le distanze, con movimenti di macchina e zoomate che poco hanno a che fare con il naturalismo del regista di Antichrist e con un finale decisamente buonista.
La violenza si può fermare.
Perché c’è tempo per pentirsi, per riflettere e comunicare, perché c’è ancora la speranza di un mondo migliore.

    Più visti

    2

    Attualità

    07-02-2026

    Referendum sulla giustizia: Bassano si prepara al voto

    Visto 12.856 volte

    3

    Attualità

    05-02-2026

    L’abbraccio di Cassola ai martiri delle Foibe

    Visto 12.108 volte

    4

    Spettacoli

    08-02-2026

    La satira di Luca Ravenna tra risate e riflessione

    Visto 10.083 volte

    5

    Geopolitica

    05-02-2026

    Urne e riarmo: la sfida di Tokyo

    Visto 9.150 volte

    6

    Attualità

    06-02-2026

    Le telecamere da sole non fermano la criminalità

    Visto 8.976 volte

    7

    Geopolitica

    09-02-2026

    La questione della leva militare al centro del dibattito europeo

    Visto 6.709 volte