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Rinascimento in bianco e nero

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Rinascimento in bianco e nero

Alessandro TichAlessandro Tich
Direttore Responsabile
Bassanonet.it

Il "Tich" nervoso

Questione di etichetta

Brindiamo a quel poco di cultura che abbiamo a Bassano

Pubblicato il 08-09-2020
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Rinascimento in bianco e nero

Questione di etichetta. Ogni tanto vi racconto di quel mio carissimo e anzi fraterno amico italiano che vive e lavora a Colonia, in Germania, il quale sostiene che nulla accade mai per caso. Ho tentato più volte di controbattere la sua tesi ma inutilmente, al punto che mi sto quasi convincendo che abbia ragione. Dallo scorso mese di luglio il mio amico ha aperto un negozio di selezionate tipicità alimentari ed eccellenze enogastronomiche italiane, provenienti dai territori locali del Veneto e di altre regioni, in Severinstraße, nel cuore della grande ed accogliente città tedesca. Tra i comparti del negozio c'è ovviamente anche quello dei vini e un vino in particolare sta incontrando il gusto del pubblico tedesco.
È “Il Rosé di Casanova”, un “Toscana rosé” prodotto da un'azienda vinicola della provincia di Pisa, che non oso descrivervi nelle sue proprietà organolettiche per non fare brutta figura di fronte al collega di Bassanonet esperto del settore Food & Wine Giampi Giacobbo.
Basterà dire che è un vino costoso e che sta vendendo bene.

In questa sede tuttavia non voglio occuparmi del contenuto, ma del contenitore.
Per il semplice fatto che il mio amico mi ha mandato alcune foto della bottiglia, sapendo benissimo che avrebbe stuzzicato irresistibilmente la mia attenzione. Il caso ha infatti voluto - o forse, per l'appunto, non accade per caso - che l'etichetta del pregiato rosé riporti un'immagine notissima a noi bassanesi: il famoso Rinoceronte di Albrecht Dürer, simbolo della mostra dedicata alle incisioni del sommo artista di Norimberga nella collezione dei Remondini e allestita a Palazzo Sturm dal 20 aprile 2019 fino al San Bassiano di quest'anno, quando il Covid non apparteneva ancora al nostro vocabolario.
Una mostra che ormai è un lontano ricordo. King Kong Rhino però c'è ancora. Il rinocerontone di acciaio specchiato inox dell'artista taiwanese Li-Jen Shih, che vigila sulla terrazza dello Sturm addirittura dal dicembre 2018, installato in occasione della mostra quale omaggio contemporaneo al Rinoceronte di Dürer, sembra più inamovibile dal suo posto di un politico italiano. Anche adesso che a Palazzo Sturm c'è il Piranesi, il paesaggio circostante continua ad essere rispecchiato dal corno e dalla corazza dell'animale di acciaio, mastodontica testimonianza dell'era CC (Cunico-Casarin).
Verrà prima o poi il momento, e dovrebbe forse accadere alla fine di quest'anno, in cui King Kong Rhino si stuferà di respirare l'aria del Brenta per ritornare a Taiwan, o chissà dove.
E prima o poi si verrà anche a sapere - e lo si saprà di certo - quanto il trasloco dell'artistico bestione verrà a costare al Comune di Bassano del Grappa.
Comunque sia, non mi sarebbero venute in mente queste improvvise considerazioni se non avessi ricevuto le foto di quel vino toscano con quella etichetta. E mi viene persino voglia di acquistare una bottiglia del rosé del Rinoceronte e farmela recapitare via corriere dalla Germania, spendendo anche una cifra, per brindare a quel poco di cultura che abbiamo a Bassano.

Come ben sappiamo, l'assessorato comunale bassanese alla Cultura è passato dalle mani del sindaco Elena Pavan, dopo un anno di praticamente nulla, a quelle dell'assessore rimpastato Giovannella Cabion, che deve occuparsene assieme al Turismo, al Lavoro e alle Attività produttive. Il rimpasto di giunta è avvenuto nella prima settimana di luglio.
Da allora sono passati due mesi, ma il cambio di marcia nel campo della politica culturale cittadina non è ancora visibile e non solo per le consuete questioni eternamente in sospeso come quella della direzione del Museo. Per il momento la cronaca della cultura in città registra le buone intenzioni del neo assessore, delle quali non ho motivo di dubitare, riportate sulla stampa locale e l'unica novità della recente serata con Oliver Stone, comprendente l'appendice da Sagra della Piadina con gli Extraliscio. Quello con il grande regista e sceneggiatore tre volte Premio Oscar è stato tuttavia un pacchetto-evento acquistato chiavi in mano dall'organizzazione de La Milanesiana di Elisabetta Sgarbi. Nulla a che vedere con una programmazione culturale made in Bassano.
Per il resto, come la mostra prima del Dürer e poi del Piranesi insegnano, la proposta degli eventi di cultura a Bassano degni di tale nome naviga ancora sull'onda lunga, quasi interminabile, del retaggio dell'amministrazione comunale precedente e della direzione museale precedente. Sul bicentenario di Canova, nel nome della sbandierata sinergia con la Fondazione Canova di Possagno, siamo ancora in attesa che i frutti maturino e cadano dall'albero. “Ehi, c'è nessuno?” è la domanda che riecheggia anche per il trecentesimo anniversario della morte di Orazio Marinali (6 aprile 1720), che al di là delle dichiarazioni di intenti non è ancora entrato nel “sentiment” della città mentre il 2020 è ormai nel suo ultimo quadrimestre. Chissà: forse sarebbe meglio versarsi un bicchiere di rosé del Rinoceronte e bere per dimenticare.

Perché allora dico che voglio brindare a quel poco di cultura che abbiamo a Bassano, e non alla mancanza di una vera, sentita e condivisa programmazione culturale, cosa assai triste per l'ottava città del Veneto, presunta e sedicente leader del territorio? Perché quel poco c'è stato, ed è contemporaneamente anche tanto, non solo per i contenuti proposti ma inoltre perché è riuscito a proporli nel pieno di una fase Covid che poteva anche rendere tutto impossibile.
Si chiama Operaestate Festival Veneto, che proprio nell'edizione del suo quarantennale appena conclusasi ha dovuto riscriversi i connotati, diradando le date, riducendo le città palcoscenico e imponendo nuove regole per la fruizione degli spettacoli.
La qualità della proposta tuttavia non ne ha sofferto, sia nel cartellone principale che nel programma di B.Motion. La tradizionale rassegna estiva è riuscita ancora una volta ad essere sé stessa, confermando - pur nelle ristrettezze delle normative post-pandemia - le caratteristiche che hanno portato il Mibact a riconoscerla come il terzo festival multidisciplinare più importante d'Italia.
Anche per Operaestate, tuttavia, si apre adesso un grande punto interrogativo.
Con la calata del sipario sull'edizione 2020 finisce anche la pluriennale gestione di Rosa Scapin alla direzione generale del festival, sempre che la medesima non abbia deciso di presentarsi al bando di selezione per il nuovo direttore, scaduto il 28 agosto, sempre che riesca nuovamente a vincerlo e sempre che tutto ciò rientri nelle grazie dell'amministrazione comunale di centrolega. La quale dovrà pure mettere in atto da qualche parte il #Si Cambia: Operaestate potrebbe esserne il pretesto.
Nell'avviso pubblico di selezione per il nuovo direttore generale e artistico del festival il punteggio riservato ai requisiti dell'“esperienza professionale” è minimo, mentre maggiore importanza viene data alla “simulazione di un Festival multidisciplinare”. Come dire: non importa che cosa un candidato ci porta di vecchio, importa che cosa ci presenta di nuovo.
Staremo a vedere. La mia finestra di redazione, come sempre, rimane costantemente aperta di fronte al palazzo del municipio.
Guardate un po' fino a dove sono arrivato, guardando semplicemente su una foto l'etichetta di una bottiglia di vino. Ma il Rinoceronte di Dürer mi stimola a prendere a cornate una situazione di stallo culturale in città, eccezioni escluse, che si prolunga da troppo tempo.
E propongo infine alle aziende vinicole della nostra regione di trarre ispirazione da quella etichetta, dedicata al più famoso animale ritratto dal grande artista tedesco, per promuovere magari la produzione di un nuovo vino veneto veramente speciale: il Dürello.

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