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Industria

C'è la crisi? Super rincari per le tariffe pubbliche

Autostrade +10,8%, gas + 8,9%, ferrovie +8,7%. Nonostante l'inflazione ferma al 2,2%. A crescere di più le tariffe di competenza delle Regioni e degli Enti locali. La denuncia della Cgia di Mestre

Pubblicato il 28-12-2010
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Altro che crisi economica: tra il 2008 e il novembre 2010, nel “biennio terribile” per il nostro portafoglio, alcuni servizi pubblici hanno registrato pesantissimi aumenti incidendo in maniera sempre più negativa sui bilanci delle famiglie italiane.
Una corsa al rincaro che non si è mai fermata, nonostante l'inflazione - nel periodo considerato - sia cresciuta solo del 2,2%.
A denunciarlo è la Cgia (Associazione Artigiani e Piccole Imprese) di Mestre, che ha analizzato l'andamento delle principali tariffe dei servizi pubblici negli ultimi tre anni.

Tra i rincari più alti, quelli dei trasporti ferroviari

Il primo posto tra gli aumenti spetta ai pedaggi autostradali (+10,8%), seguiti dal gas (+8,9%), dai trasporti ferroviari (+8,7%) e dai servizi postali (+7,3%).
In ribasso invece - tra le voci più significative - solo l'energia elettrica (-0,4%) e l'acqua potabile (-1,2%.).
“Ma il dato particolarmente significativo - commenta Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre - è il forte aumento registrato dalle tariffe di competenza delle Regioni e degli Enti locali, con un +7,4%, mentre quelle controllate dal Governo centrale hanno segnato un +6,3%; a dimostrazione che sia gli uni, che gli altri, a fronte della grave situazione economica, hanno fatto cassa a spese dei cittadini e delle piccolissime imprese”.
Proprio le piccole imprese e i lavoratori autonomi, secondo l'analisi della Cgia, risultano le fasce contributive più vessate.
“Perché i lavoratori autonomi - conclude Bortolussi -, vale a dire gli artigiani e i piccoli commercianti, pagano i rincari due volte. Una come cittadini, in riferimento alle utenze relative alla propria abitazione, la seconda come gestori di piccoli negozi o botteghe artigianali e peccato che, a fronte di questi aumenti, in questo periodo non sia corrisposto per i cittadini e gli imprenditori un rispettivo aumento della qualità e della quantità dei servizi offerti”.

Il 22 gennaio

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