Luigi MarcadellaLuigi Marcadella
Giornalista
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Imprese

Mercosur mon amour

Prospettive e rischi dell’accordo commerciale tra l’Unione Europea e i Paesi del Mercado Común del Sur

Pubblicato il 15-01-2026
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«Il Mercosur è un’area fondamentale, non solo per la domanda di beni dei nostri produttori, ma anche per la fornitura di materie prime critiche per la transizione digitale, energetica ed ambientale e per l’autonomia strategica. Un’intesa che apre alle aziende l’accesso a un mercato di 270 milioni di consumatori con un risparmio di circa 4 miliardi di euro di dazi l’anno per l’UE».
Paola Carron, presidente di Confindustria Veneto Est (Venezia, Padova, Rovigo e Treviso), una delle realtà associative più grandi del Paese, ha le idee ben chiare sull’accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e il Mercosur. «Confido che a gennaio si proceda con la firma, tenendo conto che, mentre l’Europa tergiversa, Stati Uniti e Cina non stanno certo a guardare».

Il Mercosur, “Mercado Común del Sur” (Mercato Comune del Sud), è un blocco commerciale sudamericano nato nel 1991 che comprende Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay come membri fondatori. L’accordo in via di definizione tra Unione Europea e i Paesi del Mercosur si configura come un patto di libero scambio e di partenariato economico, che dopo oltre 25 anni di negoziati è in attesa di ratifica formale da parte degli Stati membri e dal Parlamento europeo.

Cosa prevede l’intesa? Si tratta di un abbattimento graduale dei dazi doganali (in più anni) sulla maggior parte delle merci scambiate. In pratica, i prodotti industriali e agricoli europei potranno entrare in Mercosur con costi di importazione molto più bassi e viceversa. Sono previste regole comuni che includono standard su servizi, proprietà intellettuale, norme fitosanitarie e tecniche. Con clausole di sviluppo sostenibile, supporto a diritti dei lavoratori e tutela dell’ambiente, con impegni per combattere la deforestazione e rispettare accordi sul cambiamento climatico. Ed infine quote e meccanismi di salvaguardia per proteggere alcuni settori sensibili da incrementi improvvisi delle importazioni. Un dossier commerciale gigantesco, complicato, che contiene come in tutti gli accordi commerciali molti “pro” e “cons” come dicono gli inglesi e che espone a grandi opportunità e rischi. È il libero scambio con i suoi pregi e i suoi difetti.

L’accordo mira, infatti, a creare una delle più grandi aree di libero scambio del mondo, rafforzando commercio, investimenti e cooperazione economica tra Europa e America Latina, in una stagione del commercio internazionale che, a partire dal Trump I, ha rimesso in discussione l’ordine globale del post 2001 (l’anno dell’ingresso della Cina nel WTO). Nel dibattito di queste settimane i sostenitori dell’accordo si appellano, in un mondo attraversato da nuovi protezionismi, guerre commerciali e tensioni geopolitiche, al protagonismo dell’Europa per accelerare sulla rete di accordi politici e di libero scambio per non perdere peso (geo-economico) e competitività. L’accordo UE-Mercosur, una volta operativo, darebbe vita a uno spazio economico integrato di oltre 750 milioni di persone, capace di rappresentare circa il 20 per cento del Pil mondiale e un quarto degli scambi globali.

Gli antagonisti dell’accordo UE-Mercosur sono soprattutto gli agricoltori e le associazioni agricole. In Francia hanno guidato grandi proteste nel centro di Parigi, bloccando strade e piazze simboliche per contestare l’intesa. L’accordo favorirebbe importazioni agricole a basso costo e con standard inferiori a quelli europei, mettendo sotto pressione redditi e produzioni locali e minacciando la sostenibilità delle aziende rurali. In Italia, la Coldiretti ribadisce l’opposizione alla firma senza una reciprocità reale delle norme: i prodotti sudamericani dovrebbero essere soggetti alle stesse regole di sicurezza, ambientali e di produzione imposte agli agricoltori europei. Posizioni che sono condivisibili e che sono, allo stesso tempo, oggetto di negoziazioni.

Secondo le stime, l’Italia sarebbe tra i principali beneficiari dell’accordo: le vendite di beni e servizi potrebbero aumentare di circa 3,5 miliardi di dollari, con effetti particolarmente rilevanti per i settori di punta del Made in Italy, dai macchinari all’agroalimentare, dalla chimica al farmaceutico, fino al tessile-abbigliamento.

Secondo Confindustria Veneto Est, l’export manifatturiero del Veneto nei Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay) è cresciuto in valore del +20,6% dal 2019, raggiungendo i 743 milioni di euro nel 2024 (macchinari e apparecchiature, prodotti chimici e farmaceutici, gomma-plastica, prodotti in metallo, tessile-abbigliamento, agroalimentare). Se consideriamo tutta l’area latino-americana, l’export del Veneto ha toccato gli 1,3 miliardi (+13,7%).

«La ratifica da parte degli Stati membri è cruciale per un concreto atto di fiducia, credibilità e diversificazione delle alleanze strategiche, in una fase delicata della congiuntura e geopolitica internazionali, per assicurare competitività alle nostre imprese e aumentare l’export Made in Italy nella regione latino-americana, pur con tutte le garanzie di salvaguardia per il settore agricolo, come ha giustamente assicurato il nostro Governo», ha commentato Paola Carron

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