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Publiredazionale di informazione elettorale. Committente elettorale: Egidio Zilio
Renzo Masolo, fisioterapista di professione, già consigliere comunale di maggioranza a Bassano del Grappa dal 2014 al 2019 e consigliere regionale del Veneto uscente, subentrato a Cristina Guarda nell’incarico elettivo a Venezia nel luglio 2024 ed attivo in consiglio regionale prima come consigliere di Europa Verde e quindi del gruppo AVS - Alleanza Verdi e Sinistra.
Renzo Masolo
È candidato alle elezioni regionali del Veneto del 23 e 24 novembre prossimi nella lista di AVS, all’interno della coalizione a sostegno del candidato governatore Giovanni Manildo.
Renzo Masolo: tra il Masolo candidato alle regionali di cinque anni fa e il Masolo candidato oggi, che differenza c’è?
C’è una differenza sostanziale. Posso dire di essere un’altra persona perché ho avuto la possibilità di fare l’esperienza di un anno e tre mesi in consiglio regionale, subentrando alla neo parlamentare europea Cristina Guarda, e ho avuto quindi la possibilità di capire come funziona il consiglio, di imparare a interfacciarmi coi colleghi, coi dirigenti, con la giunta e anche di collaborare con l’ufficio che mi ha supportato. Per cui sono cambiate molto la mia consapevolezza di far politica e anche le mie competenze. Tutto questo ha rappresentato per me una sorta di “tirocinio” significativo per arrivare a questa tornata elettorale con le idee molto chiare, con l’esperienza e anche con la soddisfazione, sebbene nel periodo molto ridotto di poco più di un anno, di aver portato a casa qualcosa.
Ci sono iniziative che lei ha promosso nel suo mandato regionale in scadenza, che intende continuare a portare avanti?
Sicuramente. La cosa più importante è stata l’approvazione all’unanimità della legge regionale sulle cooperative di comunità, che può essere una svolta per il Veneto soprattutto per sviluppare le aree montane ma anche tutte quelle aree della Regione che possono essere fragili e con rischio di spopolamento. E queste cooperative di comunità, che non esistevano prima nel Veneto, sono state introdotte proprio con questa mia legge che ho portato all’approvazione. Sono un’opportunità occupazionale ma anche sui temi del turismo, dell’artigianato, del commercio, dell’agricoltura e anche del sociale, se si tratta di cooperative registrate come sociali. Un’altra cosa molto importante è stata l’approvazione di uno studio di 70mila euro che prevede l’analisi dello stato dell’arte del co-housing per anziani. Cioè capire come sono organizzate queste realtà di “vita insieme” di anziani autosufficienti ma non così autosufficienti da vivere da soli. Ed è una strategia che in alcune parti è consolidata ma in altre parti non esiste. Questo studio vuole proprio capire quali sono le migliori pratiche per poter fare pianificazione. Nello stesso tempo, fare una mappatura di tutti gli edifici delle Ulss e delle Case di Riposo che potrebbero essere adibiti a co-housing per anziani. Questa è una frontiera sicuramente da percorrere e io mi impegnerò a farlo proprio per l’emergenza anziani, perché non ci sono solo gli anziani non autosufficienti nelle Case di Riposo, che è un grosso problema da risolvere, ma io vorrei lavorare soprattutto nella prevenzione. Nel fare in modo che gli anziani siano il più possibile attivi, ma anche sostenuti, tra di loro o anche con rapporti intergenerazionali anziani-studenti o anziani-quartieri, in modo da creare il concetto di comunità che è il filo conduttore di tutto quest’anno in consiglio regionale ma anche di tutta questa campagna elettorale. Il tema del co-housing nel Veneto, poi, è fortemente legato anche al nostro territorio.
Perché?
Perché nell’Ulss 7 Pedemontana abbiamo due immobili con delle grandi potenzialità. Io ho combattuto quest’anno per difendere l’Istituto Elioterapico di Mezzaselva e trovare delle soluzioni che possono comunque mantenere la sua tradizione socio sanitaria. Ma ancor di più è urgente e importante investire risorse, studi e collaborazioni per trovare una progettualità futura del complesso di via Mons. Negrin a Bassano. Perché sappiamo che nel 2026 tutti i servizi territoriali di via Mons. Negrin verranno portati nella nuova Casa della Comunità vicino all’Ospedale. A questo punto, dobbiamo sfruttare le potenzialità di quella struttura che verrà svuotata proprio per creare unità di co-housing, centri diurni per gli anziani integrati e collegati con il territorio, con le nuove generazioni e coi consigli di quartiere. Un centro di riferimento per accompagnare l’invecchiamento attivo ma anche per pensare alla non autosufficienza. Sul progetto di via Mons. Negrin io mi impegnerò in maniera veramente entusiasta e convinta, perché lì non ci possono essere speculazioni edilizie e non possono esserci investimenti immobiliari con nuove palazzine ma quel luogo, che tra l’altro è vincolato, deve rimanere alla comunità, fare comunità ed accogliere un progetto con degli obiettivi socio sanitari.
In sintesi, tra i punti nuovi del suo programma quali sono i più significativi?
Oltre ad avviare questa legge sulle cooperative di comunità, c’è il tema del sociale, legato non solo agli anziani perché c’è una grossa emergenza dei giovani e una grossa esigenza di dare un sostegno psicologico ai giovani. Più del 60% dei ragazzi ha oggi bisogno di un supporto psicologico, per cui psicologi di base ma soprattutto psicologo scolastici che devono essere strutturati. Riguardo alla mobilità, riprendere il tema del famoso SFMR, Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale, per avere un modello di mobilità che sia alternativo e anche rispettoso del clima e della salute dei cittadini contro invece tutte le infrastrutture, le nuove strade e il consumo di suolo che questa Regione vuole continuare a fare. Poi, la cosa secondo me culturalmente più rivoluzionaria, proprio nel tema della mobilità, è il biglietto unico gratuito per i giovani. I giovani del Veneto, con circa 20 milioni di euro di investimento, possono viaggiare in tutti i giorni dell’anno con un biglietto gratuito che gli permette di sperimentare e conoscere il trasporto pubblico, fare aggregazione e capire che c’è un altro modello di mobilità. Pensiamo solo, e questo è un punto su cui mi batterò, alle concessioni dell’idroelettrico. Abbiamo molte dighe in Veneto che sono sfruttate da Enel e in questo caso abbiamo degli utili di guadagno di Enel da rivedere. Gli utili di Enel da ciò che raccoglie dall’idroelettrico vanno dal 50 all’80%. Basta tarare, aumentando la quota di quello che può ricevere la Regione da questi utili, e la Regione potrebbe coprire la spesa del trasporto pubblico senza nessuna variazione di bilancio. Questi sono i miei punti, ma c’è anche il tema dell’energia.
Energia, in che senso?
Anche questa è una mia proposta concreta. È puntare molto sulle CER, Comunità Energetiche Rinnovabili, per dare la possibilità ai cittadini di essere sempre più consapevoli che sono loro gli attori, produttori e consumatori di energie rinnovabili. E soprattutto la grande proposta, anche questa molto innovativa, è la Superstrada Pedemontana Veneta fotovoltaica. Abbiamo 94 chilometri di Superstrada, da est a ovest, con un lato rivolto a sud, per cui rivolto al sole. Mi impegno a incaricare un’azienda che può essere la stessa SIS, e cioè il concessionario della SPV, per fare uno studio di fattibilità e capire quanti megawatt possiamo produrre se investiamo su tutte quelle zone che sono esposte a sud lungo la Superstrada e che possono produrre energia. In questo caso, potremmo benissimo cancellare progetti demenziali come il progetto dell’agrivoltaico sul Parco delle Rogge, perché qua abbiamo superfici molto più ampie e tra l’altro su suolo già consumato. Per ultimo, il tema della salute legato all’ambiente e cioè il problema dell’inquinamento da Pfas che sta letteralmente esplodendo nella nostra Regione.
Ovvero?
Pensiamo sempre alla Pedemontana Veneta e alle terre di scavo che sono state distribuite su 20 siti, tra cui sembra anche Bassano: nei prossimi mesi, sicuramente dopo le elezioni, questa bomba esploderà. E avrà delle conseguenze sanitarie drammatiche, perché stanno già cominciando a chiudere i pozzi (a Caldogno ne hanno già chiusi 8), stanno correndo ai ripari mettendo filtri a carbone attivo in vari punti, ma non sappiamo ancora che cosa verrà fuori nei prossimi mesi. E io già mi preparo a battagliare per fare chiarezza ma soprattutto per cominciare a fare piani di monitoraggio e studi epidemiologici sui cittadini e nello stesso tempo fare invece piani di bonifica e di messa in sicurezza dell’acqua che beviamo.
Perché un elettore dovrebbe votare per lei?
Il mio impegno è quello di partire dalla comunità, cioè di fare comunità. Perché se noi come veneti - ma soprattutto io mi rivolgo al mio elettorato che è della Provincia di Vicenza - capiamo che è importante non dividersi e non isolarsi ma ritornare al voto, all’impegno civico, al sentirsi parte di un territorio e ad essere tutori di quel territorio, allora dobbiamo unirci e fare comunità. Coniugando l’aspetto della giustizia ambientale con quello della giustizia sociale. In questo caso - e lo dico proprio quest’anno, a dieci anni dall’enciclica Laudato si’ del Papa - possiamo prendere il tema dell’ecologia integrale e provare ad esprimerlo nella politica, che è quello che io mi impegno a fare da tanti anni. Il mio slogan è “seminiamo il futuro insieme”. E spero che questo venga considerato favorevolmente da chi mi sta seguendo in questi anni e da chi decide di sostenermi, affinché avere una voce importante, che tutela l’ambiente, che è fuori dal coro e che cerca un modello sempre più sostenibile possa essere una scelta più giusta, più lungimirante e soprattutto più rivolta alle giovani generazioni e anche a chi dovrà ancora nascere.
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