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Politica

Andrea Nardin: “Mi propongo non per quello che prometto ma per quello che ho fatto”

Intervista al presidente della Provincia di Vicenza, candidato alle elezioni regionali con Fratelli d’Italia

Pubblicato il 14-11-2025
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Publiredazionale di informazione elettorale. Committente elettorale: Paola Fochesato

Andrea Nardin, presidente della Provincia di Vicenza, ufficiale degli Alpini, libero professionista, una carriera da dirigente nelle associazioni di categoria, sindaco per due mandati consecutivi, dal 2015 ad oggi, del Comune di Montegalda.

Andrea Nardin

È candidato alle elezioni regionali del Veneto del 23 e 24 novembre prossimi nella lista di Fratelli d’Italia.

Andrea Nardin: da presidente della Provincia ad aspirante consigliere regionale. Qual è la motivazione che l’ha spinta a candidarsi?
La volontà di poter fare qualcosa per il mio territorio, per il Bassanese anche, di crescere con nuove competenze e di mettere le competenze che ho acquisito a servizio del territorio stesso. Perché ritengo che comunque non sia semplice assumere nuovi incarichi ed è necessario avere una certa esperienza, che però deve essere giustamente mixata con la voglia anche di portare qualcosa di nuovo. Mi sento nelle condizioni di poterlo fare e lo faccio volentieri, con impegno, e vediamo come finirà questa avventura.

Da un punto di vista di mentalità amministrativa, nell’Andrea Nardin che si candida c’è più il Nardin sindaco o il Nardin presidente della Provincia?
C’è molto del Nardin sindaco e c’è anche del presidente della Provincia. Un presidente della Provincia che sta molto più fuori che dentro l’ufficio, a cantieri, a scuole, con le persone. Mi ricorda molto più un sindaco che non un presidente di Provincia in modo classico. Quindi, più che dire se c’è più sindaco o più presidente di Provincia, c’è più Andrea Nardin, che è una persona che da sempre ha voluto “andare fuori”. “Andare fuori” vuol dire avere giornate di sole, giornate di pioggia, avere palazzi e ville storiche ma anche cantieri, gente non contenta. Però fa parte dell’attività. Quindi c’è tanto del mio modo di essere e di fare.

Dall’incontro con la gente di queste settimane che sensazioni sta raccogliendo?
La prima sensazione è che l’attività di presidente e di sindaco richiede molta energia. Parti sempre con l’idea di doverne dare e invece la cosa bella è che tanta ne do e tanta ne ricevo. E questo è un segnale positivo. La gente poi mi parla molto di cose concrete. Tornando alla “questione sindaco” o altro, tanto la gente di parla del lampione o della buca nella strada e tanto la gente ora ti parla del garage che è stato allagato con l’alluvione, del traffico che trova per andare a lavorare, della difficoltà che magari ha nel trovare un posto per il genitore anziano e quindi dei problemi che quotidianamente molti di noi vivono nell’affrontare la giornata. Mi parlano di questo ma mi parlano anche di cose positive per complimentarsi per qualcosa che è stato fatto. È la vita.

Ci sono dei punti più caratteristici del suo programma, delle sue intenzioni?
Delle mie intenzioni il punto più caratteristico è portare avanti queste istanze. Nel parlare da presidente della Provincia parlo molto più di quello che ho fatto che non di quello che vorrei fare. Penso alle scuole che abbiamo portato a termine, come ad esempio qua il Parolini. È una gioia infinita poter vedere questi ragazzi che invece che studiare in brutte e buie aule studiano in un contesto luminoso e giusto per loro- E sicuramente la cosa che vorrei riuscire a fare è portare questa esperienza stessa anche in Regione, quindi poter trasformare queste istanze che ho recepito. Penso anche ai centri storici dove, ad esempio, con un progetto “bike to work” abbiamo portato dei benefici ai piccoli negozi di vicinato con la volontà di sostenere concretamente questi negozianti. Quindi, riuscire a soddisfare nel piccolo i bisogni delle persone e, nel grande, progetti importanti che possono svoltare la complessità della società. Quello che mi è rimasto più impresso sono le scuole: siamo riusciti a passare da un determinato tipo di infrastrutture a infrastrutture nuove, con tutte le difficoltà dei cantieri che abbiamo vissuto, ed è stata una bella soddisfazione.

Proprio grazie alle scuole lei, da presidente della Provincia, è stato più volte a Bassano e nel Bassanese. Ricordo non solo il Parolini, ma anche l’Einaudi e il De Fabris, eccetera. Al di là delle scuole, secondo lei questo territorio bassanese oggi di che cosa ha bisogno?
Penso che quello fatto sulle scuole non sia un passaggio banale, che ha dato molto. A livello infrastrutturale, poter agevolare le dinamiche della viabilità e riuscire a creare un territorio che si identifichi anche in questa area della Pedemontana, che secondo me è sempre più un fenomeno sociale e non solo un fenomeno infrastrutturale. Sicuramente dare corso a quello che è stato un impegno che ho sostenuto, che è quello del Tribunale. Quando non tutti i territori della Provincia erano d’accordo, ho rimarcato una posizione che ritengo ideologicamente giusta: cioè non ci sono figli e figliastri e non è che Vicenza, perché è vicina come sede, debba essere preferita rispetto agli altri, ma tutti devono essere equamente rappresentati. Mi ricordo la prima riunione qui a Bassano con la sindaca Pavan e tutta una serie di incontri successivi in cui questa causa è stata perorata, fino alla gioia finale. Io coltivo la bellezza dei sogni, la fatica del lavoro e la gioia del risultato finale perché sono tre dinamiche secondo me importanti. Sognare una riapertura del Tribunale, la fatica di doverla poi difendere di fronte al dissenso e infine arrivare al Ministero della Giustizia ricevuti dal ministro e dai sottosegretari.

Quindi, attenzione anche per questo territorio?
Assolutamente sì. Come tra l’altro ho dimostrato anche con una presenza costante su questo territorio. Quindi ad esempio poter immaginare di vedere, alla fine del mandato regionale, il Tribunale che si apre sarebbe una bella soddisfazione. A me piace vedere le cose che si realizzano.

Perché un elettore dovrebbe votare Andrea Nardin?
Rifacendomi a quello che è il mio mantra, non tanto per quello che prometto ma per quello che ho fatto. Per quello che sono, chiedetelo a chi mi conosce. E per quello che ho fatto, vedete quello che è stato l’esito dei miei tre anni amministrativi in Provincia e dei miei ormai dieci anni da sindaco.

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