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La crisi, il coraggio e il cambiamento
“Il coraggio di cambiare”: è stato il tema e il messaggio centrale dell'Assemblea del Raggruppamento di Bassano del Grappa di Confindustria Vicenza. Francesco Bernardi rieletto presidente all'unanimità
Pubblicato il 29 mag 2012
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“Dire “Ho sempre fatto così” è la peggiore risposta che puoi sentire in azienda”.
Giuseppe Zigliotto, da circa due mesi successore di Roberto Zuccato alla presidenza di Confindustria Vicenza, non usa mezzi termini. Chi non si rimette in gioco, in questa fase della crisi economica, è destinato all'estinzione.
Del resto, la parola d'ordine dell'Assemblea del Raggruppamento di Bassano del Grappa dell'Associazione Industriali, ospitata al Teatro Remondini, è “cambiamento”. Ovvero “Il coraggio di cambiare”, come recita il titolo dell'annuale assise di categoria, chiamata ad eleggere i nuovi vertici associativi ma anche a confrontarsi sul cruciale argomento all'ordine del giorno.
Il direttore del Centro Studi di Confindustria Luca Paolazzi sul palco del Remondini, intervistato da Alessandra Viero (foto Alessandro Tich)
“Il mondo fuori è cambiato come non mai - esordisce il presidente del raggruppamento di Bassano Francesco Bernardi, dando inizio ai lavori della parte pubblica dell'assemblea -, e il cambiamento deve partire dalla testa degli imprenditori e dei manager.”
Il cambiamento diventa quindi l'imperativo assoluto: a cominciare dal modo di comunicarlo. E così l'incontro di categoria sveste i panni della classica e impettita assemblea confindustriale, dando vita a un vero e proprio talk show - con interviste sul palco e testimonianze video - condotto con la riconosciuta professionalità da Alessandra Viero, giornalista e volto televisivo del Tgcom24.
“La fine della recessione non è dietro l'angolo”
Spetta a Luca Paolazzi, direttore del Centro Studi di Confindustria, definire i paletti e indicare le prospettive dello “scenario aspro e incerto” che ancora si annida attorno ai capannoni industriali, dal quale emergono due chiare linee di tendenza: “l'ascesa inarrestabile delle nuove nazioni industrializzate” e, appunto, “il cambiamento delle imprese italiane”.
Il quadro delineato dallo spin doctor di Viale dell'Astronomia è concreto e disincantato: in una recessione “che non è una fase congiunturale, ma ha cause anche politiche e strutturali”, l'economia internazionale, rispetto al 2008-2009, mostra “segnali di tenuta”, confermata “dalla ripresa, anche se incerta, degli Usa” e “dallo sviluppo, anche se più lento, dei Paesi emergenti”.
Ma - avverte Paolazzi - la fine della recessione “non è dietro l'angolo” e la disoccupazione “rimarrà un problema anche nei prossimi anni, per l'aumento della domanda di lavoro dovuta alla necessità di rimpinguare i redditi familiari.”
“Fuori dall'Eurozona la domanda globale regge - sottolinea il direttore del Centro Studi Confindustria -. Oggi l'Eurozona è il maggiore ostacolo per l'enorme problema di finanza che si sta disgregando. Nei conti pubblici l'Italia sta meglio degli altri Paesi, è sotto solo alla Germania. Ma la crescita a due velocità in Europa (da una parte Germania, Francia, Austria, Finlandia e Olanda e dall'altra tutti gli altri Paesi) è una divaricazione a lungo termine non più sostenibile.”
“Eurolandia è a un bivio - prosegue l'esperto -. O prosegue l'avvitamento tra debiti pubblici e bilanci delle banche e entra in crisi la moneta unica, con enormi costi economici e ripercussioni globali, oppure si sceglie il gioco cooperativo: si riducono i divari nei rendimenti nei titoli di stato, si sblocca il credito, torna la fiducia e riparte l'economia.”
“La crisi ha cambiato la mappa planetaria dell'industria, il manifatturiero è tornato di moda - conclude Paolazzi -. Ma l'impresa deve cambiare. Oggi per l'impresa di successo non è più importante il “core business”, ma la “core competence”: con il rafforzamento nella filiera, l'ampliamento dei prodotti e dei mercati di sbocco, la crescita dimensionale, la focalizzazione sulla vendita. E' l'ultima chiamata per l'Italia e per il suo manifatturiero. Per il Veneto, in particolare, bisogna imparare a fare sistema, ad andare sui “mercati altri” e a usare l'ICT. La rete social di internet è fondamentale per capire cosa vogliono i consumatori.”
I tanti volti del cambiamento
“Oggi cambiare - avverte ancora Paolazzi - non è solo coraggio, ma è una necessità, e non tutte le imprese lo hanno capito.”
Ma ci sono anche imprenditori che il verbo “cambiare” lo hanno coniugato già da tempo, e che vengono presi ad esempio di una strada percorribile verso l'uscita del tunnel.
Un cambiamento che ha molti volti. Dal doppiopetto grigio di Matteo Marzotto, che sul palco ripercorre le varie “start up” seguite all'uscita di scena degli azionisti di riferimento della storica industria di famiglia, alle storie di successo raccontate in brevi video proiettati in assemblea: la A Tre F.lli Alban di Mussolente, leader nel settore delle tensostrutture; la Pedon Spa di Molvena, realtà internazionale dell'agroalimentare; l'americano in Italia Tim O'Connell, fondatore di Designwine; Riccardo Donadon, guru di H-Farm, incubatore di imprese ICT.
Le voci sono diverse, ma il messaggio è a reti unificate: costruire il team, non agire da soli, trasformare l'azienda da conduzione familiare a manageriale, utilizzare il web per la riscrittura dei modelli di business.
Sintetizza per tutti, sul palco, il presidente di Confindustria Vicenza Zigliotto: “Oggi la prima necessità è sopravvivere. Nel 2009 gli interessi bancari erano ancora sostenibili, dall'anno scorso abbiamo un Sistema Paese in difficoltà. Gli interlocutori politici e istituzionali oggi mancano, ma la ricetta non è la depressione. La politica deve cambiare pagina, cambiare faccia e deve rimettersi in gioco assieme a noi.”
L'Italia è anche il Paese dove molte aziende sane rischiano il fallimento per il continuo rinvio dei pagamenti pubblici: “Non possiamo educare la gente ad essere corretta quando il primo a non essere corretto è lo Stato.”
Ma l'Italia è anche il Paese dove molti imprenditori hanno deciso di uscire dal vortice delle difficoltà con un gesto estremo.
“Quando chiude un'impresa, è la fine di un progetto, non di una vita”, afferma il presidente provinciale di Confindustria, che ribadisce le indicazioni e le buone prassi del cambiamento: lavorare in squadra, mettersi in rete, mercati nuovi, riorganizzazione e un sistema pubblico “che deve tornare ad essere parte di questa competitività.” “L'imprenditore - conclude Zigliotto - è come il portabandiera alle Olimpiadi, dietro deve avere il gruppo che lo segue. Da soli non si va da nessuna parte e “piccolo è bello” non vale più. L'esame di coscienza che devo fare è se io oggi sono un fattore competitivo della mia impresa, oppure sono un limite.”
La riconferma di Bernardi
La parte elettiva dell'assemblea si conclude con l'esito che era già scritto nelle stelle: Francesco Bernardi, presidente uscente, viene rieletto all'unanimità al vertice del raggruppamento degli industriali di Bassano per il biennio 2012-2014.
Lo affiancherà un nuovo direttivo composto da 14 colleghi: Marina Beggio, Antonio Bizzotto, Carlo Brunetti, Diego Caron, Antonio Facchinello, Antonella Girardi, Simone Gnoato, Franco Maestrelli, Luigi Miotti, Umberto Nicolò Pengo, Erio Piva, Alessandro Rossetto, Andrea Visentin, Paolo Zaltron.
“Fare rete e aggregarsi sarà l'impegno per i prossimi due anni, con uno sforzo di guida formativa sulle idee più importanti del cambiamento” - dichiara il rieletto presidente, che conclude l'assemblea con un triplice appello: “Alle istituzioni: le esigenze delle aziende vanno messe al primo posto, perché creano lavoro e istituzione. Agli imprenditori: una parte del successo delle nostre aziende dipende ancora da noi, dalle nostre idee e dalla voglia di non mollare. A chi ha un ruolo di responsabilità: in un momento ancora difficile, dare stimolo per cambiare. Siamo vicini a un momento di non ritorno.”
Cala il sipario sul palco dei Remondini. Fuori dal teatro, c'è tutto un mondo in cambiamento rapidissimo che attende di essere capito e preso al volo.
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