Pubblicato il 06-06-2011 06:29
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Fantadia

Il Festival internazionale della multivisione ha portato ad Asolo le sue architetture in movimento

Fantadia

Teatro Massimo a Palermo (foto L.Vicenzi)

Conclusa ieri, domenica 5 giugno, l’edizione 2011 del Festival internazionale della multivisione ha messo in mostra per cinque giorni ad Asolo le sue “architetture in movimento”. Ideato e organizzato dalle Associazioni Culturali Marco Polo Multivisioni e Il Parallelo Multivisioni, il festival è nato nel 1996, con il preciso intento di diffondere la multivisione e di avvicinare il pubblico a questa forma di espressione artistica.
Gli intenti del Direttore artistico Francesco Lopergolo, che ha curato in questa edizione la scelta delle tematiche e la filosofia della manifestazione seguendo la suggestione di questa bellissima massima "L'Arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparare l'avvenire" (Anonimo) – qui le sue argomentazioni www.fantadia.com – hanno guidato le prue delle tante proposte che hanno attraversato in multivisione il borgo. Concerti, proiezioni, mostre fotografiche e performance – ubicati in vari luoghi di Asolo – hanno dato vita ad una commistione di dialoghi spesso muti, per immagini, che sono intercorsi tra gli sguardi dei visitatori, gli artisti e le loro opere d’arte, fornitrici di altri occhi con cui guardare il rapporto Uomo-natura, la Natura stessa, l’Europa: “Nostro compito sarà ricordare quanto le nostre radici culturali e artistiche, abbiano da tempo unito e arricchito interiormente i popoli in un confronto pacifico, basato sullo scambio di diverse esperienze espressive siano stati i testimoni attivi di questi temi, con la speranza di poter rinnovare dentro di noi propositi di miglioramento”, ha dichiarato in apertura del festival Lopergolo. Gli stimoli ricevuti dalla kermesse infatti non hanno esaurito la loro funzione suscitando un apprezzamento solo tecnologico-estetico, ma hanno suscitato emozioni e invitato all’incontro. La mostra fotografica “I witness” di James Lee Stanfield, la quintessenza dei fotografi del National Geographic, può essere l’emblema dell’intento riuscito: la sua mission, come dichiara nel filmato visionabile in Sala della Ragione, è sempre stata quella di documentare luoghi del mondo, eventi e culture, ma lo colpiscono soprattutto i volti, il trasparire delle emozioni, l’intensità degli istanti della vita spesso muti, coglibili solo per immagini più che con narrazioni. “Ogni volto porta scritto un messaggio” dice nel filmato Stanfield, la volontà di leggerli questi messaggi è quella che fa muovere le architetture del mondo.

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