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Cavalcare l'era digitale
Incontro con Gino Pillon, fondatore di Up to You e Gino Tonico Production
Pubblicato il 16 mag 2011
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“Ho iniziato per passione tra feste e locali e non pensavo potesse diventare un lavoro.” Così attacca il discorso Gino Pillon, in arte GinoTonico, sorseggiando -non è ironia- un'acqua tonica. Gino getta le basi del suo percorso ad Asolo come music addicted teenager e poi come dj, per finire ad avere tra le mani ben due etichette discografiche digitali.
Cominciamo a chiacchierare dei primordi del suo cammino: non sempre si nasce nel luogo giusto che possa far lievitare le proprie passioni e il Veneto negli anni 90' non era il posto adatto. “Nel 1998 mi sono trasferito a Londra sia per studiare design sia per avvicinarmi ad un panorama musicale che sentivo più mio, quello della musica elettronica. Mi servivano i confronti e gli spunti che prima non potevo avere. Lì difatti è nata una catena di conoscenze e collaborazioni che mi sono servite molto nel futuro.”.
Gino Pillon
Passiamo agli anni zero, la parte ''scottante'' dell'intervista con Gino: la tecnologia è alle porte e contamina sempre di più la musica in ogni suo aspetto, nella produzione, nel suono, nella registrazione e in questo caso anche nella diffusione.
“Tornato in Italia, nel 2005, conobbi Scott Cohen, fondatore di “The Orchard”, azienda leader mondiale nella distribuzione digitale che distribuisce, appunto, la mia etichetta. Scott notò che avevo una forte passione e mi diede, vista la sua posizione, la sua disponibilità. Aprii quindi Gino Tonico Production per distribuire in totale libertà brani e album che stavo producendo o che avevo già prodotto ma non ancora pubblicati. Un esempio è il progetto CafeAudio, frutto della collaborazione con Sir Cornelius Bob Rifo, avvenuta tra Londra e Bassano.”.
In un etichetta di questo tipo non c'è nulla di fisico, addio al compact disc, il ruolo chiave qui lo gioca il web. “Il passaggio successivo è stato Up To You, venuta alla luce ragionando con Scott...GTP l'ho sempre vista e gestita come un estensione della mia passione: il djing e la musica elettronica. Produco soprattutto pezzi miei ma anche di stranieri, però sempre vicini alla mia filosofia. UTY invece si pone come agenzia che offre servizi specializzati a tutti i musicisti e le band indipendenti italiane, bacino entro il quale selezioniamo i prodotti migliori. Non ci fermiamo solo alla distribuzione, sfruttiamo appieno la tecnologia: diamo visibilità sul web, promuoviamo l'immagine, ci occupiamo di grafica...metto molto anche dei miei studi di design in questo.”.
Un passo in avanti innovativo per la discografia, ora come ora non sono molte le etichette di questo tipo in Italia, ma proporre i propri servizi sul mercato non è così scontato come può sembrare ad alcuni. “Mi scontro spesso con i retaggi culturali dovuti ai dogmi della tradizione discografica: molte band sono ancora legate al tipico percorso di registrare il cd, spedirlo a tante case discografiche, aspettare e vedere che poteva succedere. Non bisogna avere preconcetti di fronte alle innovazioni, prima dell'era Mp3 la situazione era statica mentre ora può cambiare. Il musicista gioca un ruolo attivo, non solo quando sta suonando. Noi ci basiamo sul Web...Ok, essere in rete non vuol dire risolvere il tutto, ma è un' opportunità imprescindibile: è un mercato libero e in crescita, e noi aiutiamo gli artisti italiani ad entrarci.”.
La differenza forse sta proprio che qui da noi si procede con passo rallentato e timoroso, una novità ci mette più tempo a prendere piede. “Siamo in ritardo rispetto ad altri paesi, non abbiamo la consapevolezza dei mezzi tecnologici a nostra disposizione e di come sfruttarli.”.
La domanda conclusiva che sorge spontanea è riguardo la situazione in cui versa il panorama musicale italiano oggigiorno, chi ho di fronte ha modo di vedere le cose dall' 'alto' e può fornire qualche suggerimento. “Se considero il cambiamento da quando sono andato a Londra ad ora posso dirti che è migliorata la quantità ma non so la qualità. Certo, da un lato c'è più interesse ma dall'altro anche tanta standardizzazione. Effettivamente le opportunità ci sono ma il difficile è monetizzare. Il consiglio che do alle band stare attenti a tutti gli aspetti che ruotano intorno alla musica (anche quello legale), di essere aggiornati con gli sviluppi della comunicazione e di cercare anche opportunità che li portino fuori dall' Italia. Tramite il Web si possono trovare ascoltatori che altrimenti sarebbero irraggiungibili.”.
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