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Il “Garibaldi del popolo” di Blasetti

Secondo appuntamento, il 14 aprile in Sala Martinovich, della rassegna “Cinema e Risorgimento” con il film “1860. I mille di Garibaldi” del 1934, dove l'eroe dei due mondi appare solo per pochi secondi

Pubblicato il 12-04-2011
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Nel ricco programma dei festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia, prosegue l’appuntamento al cinema, giovedì 14 aprile alle ore 21.00 in sala Martinovich con il film di Alessandro Blasetti “1860. I mille di Garibaldi” che il Comune di Bassano del Grappa - Assessorato allo Spettacolo, offre alla cittadinanza in visione gratuita.
Nella pellicola, del 1934, gli irredentisti siciliani - i "picciotti" - si sono ritirati sugli aspri monti dell'isola, in attesa dell'arrivo del liberatore Garibaldi, dato per imminente.
L'attesa si fa drammatica poiché i soldati borbonici, forti della loro superiorità numerica e d'armamento, non danno requie agli insorti. Un loro emissario riesce a raggiungere il continente per sollecitare la progettata spedizione: ma non pochi né lievi sono gli ostacoli che si oppongono all'iniziativa di Garibaldi. Sembra, per un momento, che essa debba essere accantonata, e ciò segnerebbe la fine degli animosi ribelli isolani. Ma il generale rompe finalmente ogni indugio e con i suoi "mille" si imbarca a Quarto. Lo sbarco a Marsala e la vittoriosa, rapida avanzata del corpo di volontari, conclude il film.

Un'inquadratura del film "1860. I mille di Garibaldi" di Alessandro Blasetti (1934)

Dal punto di vista storiografico il film si discosta dall'interpretazione dominante sul Risorgimento, secondo cui l'unità d'Italia sarebbe stata realizzata dalle elites aristocratiche e borghesi.
Blasetti ne dà una visione populista, attirandosi critiche da tutte le direzioni, nel rappresentare le masse contadine già in rivolta prima dell'arrivo di Garibaldi, che si servì della loro forza rivoluzionaria per giungere alla vittoria: le classi popolari siciliane ebbero quindi un ruolo da protagoniste, condussero una lotta autonoma con proprie rivendicazioni economico-sociali, all'interno della più ampia insurrezione nazionale (la quale finì però per vanificare almeno in parte la loro affermazione di autonomia).
Blasetti sceglie inoltre di non fare di Garibaldi un eroe romanzesco, protagonista della storia, ma di mostrarlo o farlo intravedere per pochi secondi nell'intero film, in appena sei rapide inquadrature, in campo medio o lungo, rendendolo un incombente demiurgo. Nell'unica occasione in cui parla, un discorso di incoraggiamento durante la battaglia di Calatafimi, è fuori campo e sono inquadrati gli uomini che lo ascoltano e mostrate le loro reazioni alle sue parole.
Ingresso libero, informazioni Ufficio spettacolo tel. 0424 217819 21780

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