Canova
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Laura VicenziLaura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it

Interviste

La cultura del nostro fiume

A tu per tu con Umberto Tundo, geologo del Gruppo La Brenta

Pubblicato il 12-11-2010
Visto 3.052 volte

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Umberto Tundo è un geologo anche speleologo, e conosce in profondità, è il caso di dirlo, il nostro suolo e sottosuolo. Lo si può incontrare in questi giorni sul territorio al lavoro per monitorare frane e smottamenti, in rete sul sito dedicato a la Brenta www.labrenta.it/ .Da esperto e appassionato collabora da tempo con le scuole del bassanese, fa parte dell'Associazione Terre del Brenta e da quest’anno gestisce a Tezze un Laboratorio di Educazione Ambientale. “La natura insegna”, preso a prestito il titolo di un progetto scuola dell’ETRA, che sono doverosi anche la conoscenza e il rispetto.

Hai letto le dichiarazioni rilasciate a Bassanonet dal presidente del Consorzio di Bonifica Brenta, dal punto di vista scientifico condividi quanto è stato detto?

l'invaso del Corlo, ad Arsiè


Ho letto l'articolo, le cose dette sono tutte corrette.

L’interrogativo è comunque sempre doveroso: l’alluvione si poteva prevedere?

L’evento in sé spesso è imprevedibile, è causato da una somma di circostanze relativamente monitorabili e complesse. Pare però che alcuni tecnici del meteo abbiano avvisato dell'evento piovoso eccezionale e che su un sito trentino fosse documentata in tempo reale l’evoluzione della piena. Certo la concomitanza del lungo periodo di piogge, unito alla temperatura mediamente più alta rispetto agli altri anni e allo scioglimento della neve che ricopriva una buona fetta delle quote più alte delle nostre montagne hanno creato delle condizioni eccezionali. Il nostro territorio (Bassano e dintorni) non ha subito danni perché è altamente permeabile. L'effetto della pioggia continua, non battente e costante è stato provvidenziale per la falda freatica. Sono queste in genere le piogge che fanno bene: quelle battenti, colpendo il suolo con una certa violenza rompono la struttura del suolo e lo rendono impermeabile causando lo scorrimento in superficie dell'acqua. Il piovere lento è stato invece quasi del tutto assorbito.
Nella zona sotto le risorgive, cioè nei dintorni dei paesi colpiti, il sottosuolo è invece pressoché impermeabile è l'acqua caduta copiosa è rimasta in superficie causando i danni che ben si conoscono.

Cosa si sarebbe potuto fare di più?

Penso ben poco. L'invaso del Corlo era già stato svuotato e quindi era pronto ad accogliere le nuove precipitazioni. Sarebbe stato problematico anche da noi se le piogge fossero continuate per altri 5 o 6 giorni. Un’altra azione preventiva è quella di svuotare le casse di espansione presenti o per lo meno ripulirle per accogliere le acque dei primi chilometri di fiume. L’importanza del monitoraggio è comunque fondamentale per poter intervenire in tempi brevi e in aree mirate e per non disperdere mezzi e risorse. Forse le centraline posizionate per rilevare in tempo reale il livello dei fiumi non sono sufficienti. Metterne alcune in più non guasterebbe perché forniscono un'idea immediata del livello dell’acqua, permettono di poter essere pronti a valle e di avvisare tempestivamente dell’arrivo della piena.

Nella provincia di Salerno, sott’acqua anch’essa in questi giorni per le piene dei fiumi, è emergenza idrica per il danneggiamento dell’acquedotto. La salvaguardia delle risorse idriche è tutelata sul nostro territorio?

Per l'aspetto acquedottistico possiamo rimanere tranquilli. I pozzi ETRA che forniscono acqua alle nostre case sono in aree non pericolose e non a rischio. Pescano acqua nella falda profonda (oltre 80 - 100 mt) al riparo da queste fonti di possibili inquinamento, l’acqua viene controllata prima dell'immissione nei tubi, durante il trasporto e prima di distribuirla nelle case. Anche il lavoro di posizionamento delle tubature è stato fatto a regola d'arte: è pur vero che ogni tanto si rompono, ma occorre sapere che l’usura è normale, ogni secondo vi passano centinaia di litri d’acqua.

Come sta la Brenta?

Come fiume possiamo ritenerci abbastanza fortunati. In base alla classifica di livello di accettabilità europeo il tratto vicentino, dell'asta del fiume, ha un grado molto basso di inquinamento. Ma non si deve abbassare anche la guardia però: è dell'anno scorso il gravissimo problema di inquinamento che ha colpito le popolazioni di alcuni Comuni del Vicentino per un versamento nel sottosuolo di discreti volumi di una sostanza pericolosa che si sarebbe dovuta smaltire secondo tutte le leggi in vigore.
È anche vero che la manutenzione periodica deve essere fatta lungo tutta l'asta fluviale.

Il fiume e il territorio come subiscono l’impatto con le nuove infrastrutture?

L’uomo da sempre vorrebbe governare l’acqua. Dobbiamo capire che oltre a raccoglierla in casse di espansione, dighe o altro si deve cercare di bloccarla più a monte possibile o di farla infiltrare dove il terreno lo permette. Le dighe e gli sbarramenti bloccano sì l'acqua, ma costituiscono un ostacolo anche la ghiaia e ciò crea una situazione di potenziale pericolo alla base dei piloni dei ponti o lungo le rive.
Per avere meno problemi a valle si dovrebbe cercare di non farvi arrivare l'acqua. Se però si continua a occupare il terreno adatto all'infiltrazione con cemento, asfalto e altro materiale isolante… e se gli scarichi dei tetti delle case e delle fabbriche restano collegati alla fogna bianca e non ai pozzi drenanti, allora l'acqua arriva tramite i canali e le “roste” direttamente al fiume collettore principale e lo fa come può, con velocità e con grossi volumi. È solo da alcuni anni che è ammesso collegare i tetti con il sottosuolo (ci sono dei sistemi per togliere le acque di prima pioggia parecchio contaminate), ma nella gran parte dei casi nelle vecchie strutture questo sistema non è presente.
Un altro problema da tenere bene a mente è la mancata manutenzione dei boschi e dei pascoli. Nei campi non ben tenuti l'erba alta appena piove si “piega” e si comporta come uno strato impermeabile che obbliga l'acqua piovana a scorrere in superficie senza potersi infiltrare nel terreno: boschi e pascoli devono essere sottoposti a un controllo e ad una manutenzione costante, cosa che purtroppo avviene sempre più raramente.


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