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E le stelle stanno a guardare
Dopo due anni consecutivi, quest'anno niente cena di gala a Bassano con lo chef tri-stellato Norbert Niederkofler. Cosa è rimasto di quella esperienza che doveva promuovere l'alta cucina come elemento fondante del Marchio d'Area?
Pubblicato il 25 nov 2017
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Oramai ci eravamo abituati bene. Per due anni di seguito (2015 e 2016) in questo periodo del calendario si annunciava o si ricordava l'evento, programmato ai primi di ottobre o ai primi di dicembre, atteso dai più raffinati palati pedemontani.
Anzi, lo annunciavano le stelle. Le due stelle (che intanto quest'anno sono diventate tre) assegnate dalla Guida Michelin a Norbert Niederkofler.
Alto chef e altoatesino, Niederkofler è stato il protagonista delle due cene di gala, svoltesi entrambe al ristorante Ca' 7 a Bassano, che appunto nei due anni precedenti sono state presentate come il fiore all'occhiello dell'attività dell'associazione di marketing territoriale “Territori del Brenta”.
Norbert Niederkofler (fonte immagine: rosalpina.it)
Lo scopo dei due eventi mondano-culinari era stato infatti quello di promuovere la causa dell'agognato Marchio d'Area accendendo i riflettori sulla cosiddetta alta cucina.
Perché la qualità del mangiare ovvero dell'offerta gastronomica del territorio, secondo i promotori del progetto di marketing territoriale, rappresenta un elemento imprescindibile di quell'attrattività d'area in grado di richiamare sul territorio nuovi e costanti flussi di turismo. Se poi per “qualità del mangiare” si intenda necessariamente degustare il “Filetto di cervo in polvere di porcini, radici di prezzemolo, uva fragola” o la “Guancia di manzo brasata, rampuzzolo di Villaga De.Co. e polvere di ginepro di montagna” (due manicaretti preparati da Niederkofler a Bassano) o piuttosto anche una semplice, saporita e popolare pasta e fagioli, non è dato al momento sapere.
Fatto sta che i due eventi di gala “Un Ponte di Stelle” (2015) e “Un Ponte di Stelle - I talenti dell'alta cucina incontrano il nostro territorio” (2016) hanno puntato sull'arte culinaria più raffinata, fatta di gusti rari e di nomi fantasiosi, per diffondere nuovi stimoli di cucina “superiore” nella terra dell'Asparago.
Nella prima edizione, Niederkofler era stato affiancato nella proposta delle pietanze da quattro giovani chef del nostro territorio. Nella seconda invece, i talenti emergenti dei fornelli che hanno condiviso la preparazione del menù con lo chef all'epoca bi- e oggi tri-stellato sono stati addirittura in sette.
Tutti insieme appassionatamente per costruire una “new generation” di cuochi di Bassano e dintorni, guidati dall'esempio del Maestro, in grado di garantire alla ristorazione territoriale il salto di qualità agli occhi, e soprattutto al gusto, dei visitatori da altrove.
“Un progetto di costruzione dell’attrattività turistica del territorio - affermavano nell'occasione le sacre scritture dei “Territori del Brenta” - non può prescindere dalla presa di coscienza che la gastronomia, e in particolare l’alta cucina, può costituire uno degli assi nella manica per accendere i riflettori, agli occhi del nuovo turismo sostenibile nazionale e internazionale, sui talenti e sulle eccellenze territoriali.”
Prendendo a modello proprio Niederkofler, che ha saputo trasformare il suo ristorante St.Hubertus all'hotel Rosa Alpina a San Cassiano in un polo di alta cucina del cui richiamo beneficia l’intera economia locale dell'Alta Badia: un Marchio d’Area che esercita un forte potere di attrattività per i flussi turistici grazie anche allo sviluppo di una ristorazione di qualità. E fin qui, almeno sotto il profilo delle buone intenzioni, non ci piove.
Ma quest'anno la cena di gala bassanese con Norbert Niederkofler non ci sarà.
Non che il grande artista dei fornelli altoatesino debba per forza scendere in eterno dalle nostre parti, ma visti i presupposti della sua collaborazione coi “Territori del Brenta” è una circostanza che comunque si impone all'attenzione del cronista.
E il perché dell'improvvisa assenza stellata è presto detto.
I due co-promotori del Tavolo di Marketing Territoriale Massimo Vallotto e Roberto Astuni, a cui si doveva (e in particolare al primo) il positivo contatto con la star sudtirolese, si sono ritirati quest'anno dal Tavolo medesimo lasciando al terzo “tenore” Andrea Cunico Jegary l'onere di portare avanti la causa del marketing territoriale all'interno del neonato direttivo. Per cui No Vallotto e No Astuni, No Party. Il guru del St.Hubertus se ne resta a cucinare nella sua splendida Alta Badia e tutti vissero felici e contenti.
Ma a questo punto è opportuno chiederci che cosa rimane di questa esperienza che doveva proiettare la cultura gastronomica del Bassanese verso nuovi orizzonti di gloria.
Diciamolo subito: nelle sue due apparizioni a Bassano Norbert Niederkofler ha dimostrato di essere quello che è, e cioè un grande professionista.
In cucina ha dato il meglio di se, dirigendo la sua squadra e dando consigli anche agli altri chef, ma anche in sala. Cordiale e gentile con tutti, bendisposto alla chiacchierata, pronto alla battuta, disponibile alle interviste, capace di fare gruppo con i colleghi.
In poche parole: un signore.
Tutt'altra cosa rispetto al suo esimio collega stellato (ma quest'anno con una stella in meno) Carlo Cracco, che su tutti questi aspetti avrebbe molto, ma molto da imparare. Quello stesso vicentino Cracco che qualche mese fa, dopo una cena a Portovenere in Liguria, non mi aveva neanche degnato di uno sguardo dopo che mi ero presentato al suo assistente come giornalista di Bassano, chiedendo solo di poter salutare il celeberrimo chef televisivo e di fargli una foto. Niente fotina con Cracco: che scalogno.
Ma si sa, la classe non è brodo.
Ritornando al nostro buon Norbert, non c'è dubbio che il confrontarsi con lui tra i fornelli sia stata, per i giovani talenti coprotagonisti dei due eventi, un'occasione da non perdere. Ma quanto questa “masterclass” culinaria si è poi trasferita in una reale crescita della cultura gastronomica del territorio?
Non mi sembra che una nuova strada maestra sia ancora in grado di illuminare il buio oltre l'Asparago. Alcuni chef della nuova generazione (come ad esempio Alex Lorenzon, Riccardo Antoniolo o Teo Zanus alias Teo Chef) stanno lavorando e facendo ricerca da anni per elevarsi sopra la media, ma indipendentemente dall'intervento dello stellato di turno. Ci sono poi le padelle in fuga: come quelle di Alessandro Favrin, talento creativo di prim'ordine e già chef del ristorante Al Camin, ma “emigrato” a Cortina d'Ampezzo.
Segno che questo territorio, per restare solo alla gastronomia, non è ancora in grado di trattenere sempre e comunque le sue eccellenze.
C'è poi la questione che nessuno ha mai scritto, ma che è venuto il momento di considerare. Se è vero “che un progetto di costruzione dell’attrattività turistica del territorio” può avere nella gastronomia e in particolare nell'alta cucina “uno degli assi nella manica”, allora si parte dal presupposto che questo percorso di crescita non interessi due o tre ristoranti di élite, ma tutta la ristorazione diffusa. Altrimenti è superfluo parlare di “territorio”. E allora non si spiega come mai nei progetti di marketing territoriale, Niederkofler 1 e 2 compresi, non figurino gli chef del Gruppo Ristoratori Bassanesi, che rappresenta la stragrande maggioranza dei ristoranti del comprensorio e che pure esprime al suo interno delle giovani eccellenze.
È inutile ambire al salto di qualità della cucina territoriale se poi ne risulta coinvolta solo una parte. E ora che è passato un anno dal secondo e ultimo “Un Ponte di Stelle”, lontani come siamo dalle sensazioni a caldo, possiamo esprimerci con la freddezza dell'analisi: alla fine i due eventi di gala, per quanto encomiabili nei propositi, sono stati solamente delle suggestive operazioni-spot per pochi e fortunati intimi.
Al nuovo direttivo del Tavolo di Marketing Territoriale non si presenta di certo un lavoro facile. Facendo tesoro anche di questi precedenti, deve infatti mettere in atto un progetto che ha bisogno della partecipazione del comprensorio, istituzioni pubbliche e portatori d'interesse privati in primis, ma che il comprensorio non ha ancora capito e assimilato, non avendo ancora coscienza di ciò che siamo e di quello che vogliamo veramente raccontare per vendere il Marchio d'Area che verrà.
Perché questo territorio deve ancora decidere quale sia l'identità del suo modello originale, prima ancora di copiare l'Alta Badia. E le stelle stanno a guardare.
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