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Poesia concreta, anima visionaria
In memoriam: Luigi Bonotto (1941 - 2025)
Pubblicato il 20 nov 2025
Visto 10.125 volte
Se ne è andato in silenzio, con la stessa discrezione che ha contraddistinto la sua vita di grande imprenditore, collezionista e mecenate dell’arte.
Luigi Bonotto ci ha lasciato ieri, a 84 anni.
Con lui scompare un importante industriale del tessile che ha saputo anche e soprattutto tessere un legame indissolubile, e intensamente vissuto, tra impresa e cultura.
“Locale” nel cuore (è sempre rimasto affezionato alla sua terra di origine) e “globale” nella mente, è stato un capitano d’azienda che ha saputo sempre coniugare un amore per il territorio profondamente veneto con una visione senza frontiere delle relazioni umane, pienamente cosmopolita.
Educato alla scoperta dell’arte dal padre Giovanni, imprenditore nel settore dei cappelli e degli articoli di paglia a Marostica, Luigi Bonotto avrebbe trasformato l’arte stessa nella linfa della sua voglia di conoscenza.
I contatti con le forme artistiche d’avanguardia ne hanno scolpito lo spirito di apertura verso il nuovo, sin da giovane.
A Valdagno, dove frequentava la scuola industriale in uno dei centri principali del tessile italiano, grazie al Premio Marzotto aveva avuto la possibilità di scoprire da vicino le opere di autori come Fontana, Christo o Burri, protagonisti di una trasformazione dell’arte che sviluppava il proprio linguaggio con l’elaborazione dei materiali, affine ai processi di lavorazione artigianale ed industriale.
Quindi a Venezia, dove studiava all’Accademia di Belle Arti, aveva avuto modo di conoscere l’arte astratta di Vedova, Tancredi e Santomaso, coi quali avrebbe instaurato relazioni durature.
Dopo avere poi iniziato nel 1972 l’attività di imprenditore tessile, il suo rapporto con le avanguardie ha vissuto il decollo definitivo grazie all’incontro con Duchamp.
È in questo periodo che è entrato in contatto col circuito di Fluxus, il movimento artistico internazionale e non convenzionale che univa diversi linguaggi espressivi come poesia, teatro, musica e arti visive in un “flusso”, per l’appunto, di sperimentazioni, provocazioni e performance artistiche interdisciplinari.
Col tempo, la sua casa-azienda ovvero “fabbrica lenta” di Molvena sarebbe diventata luogo di incontro e di soggiorno di artisti Fluxus, sperimentatori sonori, poeti visivi e poeti concreti provenienti da tutto il mondo.
Ne sarebbe così nata una fitta rete di amicizie, tra cui quella con Yoko Ono, vedova di John Lennon e artista Fluxus della prima ora, che proprio grazie a Bonotto avrebbe omaggiato nel 2016 la città di Marostica con la sua grande opera-manifesto intitolata DREAM, allestita sulla scacchiera di piazza Castello in occasione della Partita a Scacchi a personaggi viventi di quell’anno.
Il resto è tutto storia.
Da qui rapporti di amicizia e di dialogo instaurati e coltivati in fabbrica e tra i paesaggi delle colline circostanti nasceva la Collezione Bonotto: una delle più importanti collezioni al mondo, se non la più rilevante, di arte Fluxus e di poesia concreta, visiva e sonora, amorevolmente conservata in casa e in azienda.
Un intreccio tra documentazione artistica, produttività tessile e innovazione aziendale che ha trasformato Molvena in un incrocio di relazioni internazionali.
Nel 2013, assieme ai figli Giovanni e Lorenzo che oggi portano avanti l’attività dell’azienda, Luigi ha quindi costituito la Fondazione Bonotto, evoluzione definitiva della Collezione, con le opere di oltre 300 artisti internazionali e oltre 24.000 documenti correlati: lettere e appunti, riviste storiche e manifesti, libri d’artista, registrazioni audio e video.
Un autentico scrigno documentario pensato e realizzato allo scopo di rendere pubblico e accessibile a tutti il patrimonio accumulato in una vita, farne oggetto di studio e di approfondimento rivolto in primo luogo ai giovani, promuovere iniziative di ricerca e di residenza artistica.
Precorrendo i tempi e le procedure: prima ancora che la digitalizzazione dei patrimoni artistici diventasse una pratica comune a partire dai musei, i Bonotto hanno infatti avviato la catalogazione digitale sistematica della collezione.
Oggi la Collezione Bonotto è visitabile online nel sito della Fondazione Bonotto: a disposizione di tutti, a partire dagli studiosi e dagli appassionati.
Ma la Fondazione non è solo questo: negli anni, ha continuato a promuovere e a organizzare iniziative e mostre sul movimento Fluxus e sulle unicità della Collezione sia in Italia che in prestigiose sedi all’estero, tra le quali il Centre Georges Pompidou e il Palais de Tokyo di Parigi.
E anche Luigi Bonotto, come personaggio della nostra terra e del nostro tempo, non è stato solo questo, ma molto di più.
Per delineare in sintesi la sua figura di imprenditore e di promotore dell’arte, basta riproporre la motivazione del Premio Cultura Città di Bassano, il massimo riconoscimento della nostra città, conferitogli alla cerimonia di San Bassiano del 2019:
“Un visionario democratico, mosso da una profonda passione per l’arte contemporanea e dalla volontà di renderla disponibile a tutti, creando per l’arte e gli artisti spazi fisici - consueti e inconsueti - e luoghi virtuali. Grazie a Luigi Bonotto, Bassano del Grappa è divenuta punto di riferimento internazionale per la cultura contemporanea. Un uomo strettamente legato alle sue radici, ma conosciuto in tutto il mondo, che ha dimostrato, col suo pensiero e la sua vita, l’inutilità di ogni barriera.”
Insomma: è stato un amante della poesia concreta, e delle altre espressioni della sperimentazione artistica sull’immagine, sulla musica e sul linguaggio, pervaso di concretezza anche nella sua attività di imprenditore del tessile di alto target di mercato, ma ispirato da un’anima felicemente visionaria.
Personalmente, ricordo Luigi Bonotto come un uomo cordiale, disponibile, mai sopra le righe, con il quale era sempre piacevole conversare.
Ad ogni Natale, puntualmente, mi telefonava per farmi gli auguri.
E la grandezza di una persona si vede anche da queste piccole cose.
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