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Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it
Di Villa in Villa: un viaggio nell'ap-paesare
Riapertura il 15 marzo del Vam, a San Zenone. Uno sguardo da vicino a Sistema 3: azioni culturali e artistiche con al centro una progettazione rigenerativa
Pubblicato il 13 mar 2025
Visto 6.346 volte
Dopo la consueta pausa invernale, riaprirà nel fine settimana, il 14 e il 15 marzo, con una formula di open visit, il Vam, ovvero Villa Albrizzi Marini (www.villaworks.org), luogo di San Zenone degli Ezzelini dal passato fastoso che ha vissuto anni di abbandono e decadimento e che è stato oggetto di un’illuminata operazione di rigenerazione.
Il Vam ospita nell’odierno il progetto “Villa Works” e si impegna a offrire un’ampia varietà di servizi e di manifestazioni dei quali il nostro canale si è ampiamente occupato, amando noi le azioni tese alla valorizzazione e alla riqualificazione messe in cantiere sul territorio e oltre, operazioni “rinascimentali”, nella loro portata sociale e artistico-culturale.
opera di Rebecca Agnes, ad Alvisopoli
Al Vam opera Sistema 3 (www.sistematre.org) gruppo di artisti e operatori culturali facente capo a una rete tessuta da Martiros Gevorgyan che oltre a promuovere attività in Villa a San Zenone sta lavorando su tre fronti, in un triangolo i cui vertici uniscono la realtà creata nel trevisano, Alvisopoli e Murano in provincia di Venezia, e dove si intrecciano idealmente passato, presente e futuro di Villa Albrizzi Marini-Villa Mocenigo-Vitrum Lab — quest’ultimo polo dopo un importante restauro accoglierà in un ex fornace di Murano.
Sistema 3, i cui “attori artistici” sono la coppia Penzo+Fiore, ma che ingloba in un’ottica di concertazione diversi partner e istituzioni, si ispira direttamente all’attuazione dell’art. 3 della Costituzione ed è attualmente impegnato a favorire la rinascita di Villa Mocenigo, a Fossalta di Piave, per accompagnare il processo di insediamento delle aziende che entreranno negli spazi di Alvisopoli nel 2025.
Nel merito, una pianificazione accorta ha portato a vedere approvato e finanziato a livello europeo il progetto dedicato alla villa veneziana, accanto a quello che interessa direttamente Villa Albrizzi Marini: “Ideal City”, ha aperto dunque i lavori su Villa Mocenigo.
Lo scorso febbraio, Alvisopoli ha ospitato Città ideali e altre germinazioni, residenza artistica che ha avuto come “attrice” e avanguardia Rebecca Agnes e che è sfociata nell’allestimento in una delle barchesse di “Table of Contents #2”: si è trattato di un’installazione interattiva realizzata appositamente che invitava a discutere di architettura utopica e possibili coabitazioni con le specie non umane che dividono con noi le nostre città. L’arte intesa come avamposto e come veicolo, perché “…decidiamo quotidianamente chi siamo, chi vogliamo essere, cosa vogliamo dissimulare. Il valore dell’intervento artistico, come quello delle piante pioniere, è il dissodamento di un substrato che si vuole sia caparbiamente generativo”, questi gli intenti dei curatori.
La cultura che assume un ruolo chiave e l’arte che diventa motore di sviluppo in un’ottica di economia circolare, turismo sostenibile e coinvolgimento della comunità.
Al centro della creazione di Agnes, la superficie di un tavolo con inciso un breve excursus storico sull’urbanistica utopica, dal Rinascimento al modernismo, a corollario una serie di conversazioni a tema nate spontaneamente tra interlocutori diversi giunti anche da lontano, con il coinvolgimento diretto delle persone del luogo – una sorta di tavola apparecchiata di idee; intorno, disegni di “erbacce” (le piante pioniere) e la loro riproduzione fedele su una tovaglia ricamata a cura dell’artista, di stanza abitualmente tra Milano e Berlino.
All’esterno, poco lontano dal mare e da notissime località balneari dall’affollamento schizofrenico, sta Alvisopoli, il borgo nato attorno alla villa e i suoi annessi, inglobante un parco già Oasi WWF ora inselvatichito di oltre tre ettari, a fianco il percorso cicloturistico “GiraTagliamento”. Il complesso, una polis, nacque agli albori dell’Ottocento come una città ideale autosufficiente, affiancando le risorse naturali del luogo con tecniche innovative agricole e industriali, realizzata sulla base di principi illuministici da Alvise Mocenigo.
La moglie Lucia, nobildonna veneziana celebrata da Chateaubriand e Lord Byron che annoverava tra le sue amicizie Giuseppina Bonaparte, portò con sé dopo un lungo soggiorno a Parigi alcune talee di una rosa di origini cinesi, che coltivò dapprima personalmente. Dopo oltre due secoli, da questa rarissima qualità di rosa, The Merchant of Venice realizzerà un profumo.
Storia, cultura, bellezza, rispetto del territorio e delle specie che lo abitano coniugate con imprenditoria e lavoro generanti sussistenza e benessere. Utopie? “Viviamo suoli incoerenti”, riprendendo parte del manifesto di Sistema 3, ovvero terre mortificate da disordine, mancanza di visione e di lungimiranza politica, da una follia del tutto umana travestita da promozione del progresso, ne abbiamo esempi sotto gli occhi ovunque ci giriamo nei nostri paesi: un procedere a macchia di leopardo, all’interno dello stesso chilometro quadro, tra progetti virtuosi e scempi annunciati.
Sergio Los, padre dell'architettura bioclimatica italiana, nell’inverno 2024, poco prima di lasciarci, aveva scritto un saggio articolato che porta il titolo: “Verso comunità culturali civiche costruite da cittadini consapevoli e responsabili - Civicità”. Nell’ultima pagina, stazionano disegnati due “tipi di città intermedia auto-sussistenti, radicate come un vegetale”.
Riportiamo l’ultimo passo del testo:
«Mentre il paesare, o l’>ap-paesare, vuol dire costruire insieme comunità culturali, fondate sulla condivisione del linguaggio che interpreta mondi circostanti mediante discussioni che sviluppano il comune linguaggio-lavoro, lo spaesare vuol dire produrre macchine mediate da conoscenze disciplinari meccanizzanti per estrarre risorse minerali apprezzate dagli individui di un mondo esterno, conteso da appropriazioni antagoniste».
La sua una riflessione profonda sulla coesistenza del ruolo di persone e di comunità che comporta l’esercizio di regole elettive, mai prescrittive, della concertazione, appunto.
Se è utopico questo, il proposito di progettare e realizzare ecosistemi… per fortuna c’è sempre nei dintorni qualcuno a cui le utopie piacciono.
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