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Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it
Bravissimi, proff!
A tu per tu con i due scrittori a cui è stato destinato ex aequo il Premio Cultura dedicato a San Bassiano: Paolo Malaguti e Loris Giuriatti
Pubblicato il 01 feb 2025
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Agli scrittori “bassanesi” Paolo Malaguti e Loris Giuriatti lo scorso 19 gennaio è stato assegnato ex aequo il Premio Cultura “San Bassiano”, un riconoscimento importante che, guardando alle ultime edizioni (all’Era post pandemia), ha visto protagonisti nel 2022 il Museo Hemingway e della Grande Guerra e il suo fondatore Renato Luca, nel 2023 Mario Guderzo e Giuseppe Pavanello e l’anno scorso Paola Marini.
Autori di libri di successo e organizzatori di eventi culturali, volti noti e famigliari per le genti che orbitano intorno ai libri del Bassanese ma non solo, Malaguti e Giuriatti sono anche amici e hanno tante cose in comune. Non è inconsueto associarli per tante peculiarità che contraddistinguono la loro presenza e la loro attività culturale sul territorio, quindi il premio assegnato “in tandem” non stupisce gli addetti ai lavori.
Loris Giuriatti e Paolo Malaguti alla cerimonia di premiazione, al centro Chiara Luisetto
Giuriatti, di origine padovana, è direttore del Centro di Formazione professionale Enaip e guida ambientale escursionistica sul Grappa, il suo esordio letterario è datato 2012, con L’Angelo del Grappa, autoprodotto e pubblicato nel 2020 da Rizzoli; a seguito, nel 2016, è uscito Lassù è casa mia, pubblicazione riedita nel 2023 con forma di albo illustrato, il primo in Italia dedicato alla terza età. Tra le altre pubblicazioni, ispirata al massiccio e alla sua storia una trilogia (oltre a L’Angelo del Grappa, Lo chiamavano Alpe Madre e La tormenta di San Giovanni). È inoltre presidente del Comitato per l’Alto Onore del Monte Grappa. La sua attività di ricerca e di formazione ha portato a galla storie di battaglie dimenticate e ha contribuito a restituire un nome a militi ignoti. In qualità di esperto, collabora con la Rai e Rai Storia.
Paolo Malaguti, anch’egli di origine padovana, da anni insegna lettere al Liceo Classico “G. Brocchi” ed è autore di diversi romanzi, molti a carattere storico, molto apprezzati. Ha esordito nel 2009 con Sul Grappa dopo la vittoria. A questo link una nostra intervista d’archivio “storica”, dedicata al saggio successivo, titolato: Sillabario veneto (shorturl.at/nR02w).
Tra gli altri riconoscimenti importanti è stato finalista al premio Strega nel 2016 con La reliquia di Costantinopoli. Dal 2021 dirige con Alberto Trentin la scuola di scrittura creativa “Alba Pratalia”, che ha sede a Villa Angaran San Giuseppe, promotrice negli ultimi anni della manifestazione “Gli Stati Generali della letteratura in Veneto”; la scuola con i suoi corsi opera anche a Castelfranco Veneto. Ultima sua uscita sugli scaffali delle librerie in ordine di tempo, il romanzo Fumana (Einaudi Editore), dove per la prima volta a parlare è una protagonista femminile.
I due autori nello scorso autunno sono stati invitati negli Stati Uniti dagli Istituti Italiani di Cultura di San Francisco, Los Angeles, Houston, Miami e Chicago, per tenere lezioni in occasione della Settimana della Cultura Italiana nel mondo. Un riconoscimento importante per la loro attività culturale e inerente la formazione, queste "lezioni americane".
La nostra intervista a due voci.
Profeti anche in patria, dunque. Ma guardando oltre confine, cosa è rimasto bene impresso dell’esperienza americana?
Malaguti: Direi gli incontri con gli studenti, prima di tutto. La loro curiosità, le domande, l’opportunità di lavorare in scuole e università al di là dell’oceano su lingua italiana, dialetto veneto, Storia e storie del nostro territorio. Ogni tanto mi guardavo attorno e mi domandavo: “Ma lo stiamo facendo sul serio?”
Giuriatti: Se potessi usare solo un paio di parole direi allegria e consapevolezza. L’allegria è il sunto perfetto dello spirito che ci ha guidato in questo impegnativo tour. Come giustamente doveva essere, abbiamo incontrato centinaia di ragazzi in moltissime scuole e università attraverso l’America, questo ha comportato lunghi spostamenti nelle caotiche metropoli e parecchie ore passate in aeroporto. Io e Paolo abbiamo saputo cogliere il lato allegro in ogni occasione trasformando situazioni a volte disagevoli in divertimento. La consapevolezza è invece l’immagine di un’amicizia forte che ci ha portato a ottenere il consenso in ogni situazione anche quando il limite linguistico mi bloccava, Paolo con eleganza era pronto a intervenire con la parola giusta che mi aiutava a riprendere il discorso e il tutto sembrava costruito ad arte.
La passione e la cura nel raccontare il territorio è un aspetto che ha sempre contraddistinto le vostre opere: quali sono, puntando precisamente lo zoom, i vostri “luoghi del cuore” — in omaggio anche al premio ricevuto dalla delegazione Fai?
Malaguti: Come Loris, ho una radice padovana, quindi un mio luogo del cuore è senz’altro l’Arcella. Aggiungo la bassa padovana, nella zona di Piove di Sacco, dove ho passato le estati della mia infanzia. Più di recente ovviamente ti direi il Monte Grappa e, nello specifico, Cima della Mandria e il percorso delle Meatte, secondo me uno dei punti più belli della nostra regione.
Giuriatti: Se dire il monte Grappa è troppo generico, sicuramente la zona a nord è quella che ancora oggi ha la capacità di commuovermi. Ricordo bene la forte emozione quando tornai a Ca’ Tasson dopo il passaggio della tempesta Vaia e vidi decine di alberi schiantati dalla forza della natura. Tutto era cambiato, diverso, incredibilmente simile esattamente un secolo dopo, alle vecchie fotografie di guerra. In quel luogo sento ancora oggi la voce dei suoi protagonisti e quando lo racconto fatico a finire il discorso senza un nodo alla gola.
Che spazio occupa nella vostra attività la parte della ricerca? È uno spazio felicemente dedicato o talvolta ha toni di grigio, quello della documentazione?
Malaguti: Fare ricerca mi piace, e devo dire che mi emoziona di più proprio quando non riesco a trovare ciò che cerco. Quando ne parlo agli studenti paragono l’attività preparatoria di un romanzo all’andare a funghi: sai che puoi trovarli, ma non ne sei certo. Individui un fatto storico, cerchi libri e articoli che ne parlino sperando di individuare quel punto “narrabile” che farà da architrave al tuo romanzo… A volte arriva subito, altre volte devi cercare a lungo. Ma è sempre un cammino che dà delle belle soddisfazioni.
Giuriatti: Per me è la parte più viva di ogni lavoro. Di solito dedico molto più tempo alle ricerche che alla stesura del testo. Io e Paolo scriviamo romanzi a sfondo storico, questo impone una correttezza estrema nelle citazioni ma anche ci permette una leggerezza nei protagonisti e nei dialoghi assolutamente vietata a chi fa saggistica. Ogni mio libro ha lo scopo di mettere curiosità al lettore e portarlo ad avvicinarsi alla vera storia che poi, se ha piacere, approfondirà in un secondo momento per suo conto. È bello quando nei vari incontri le persone ti avvicinano per dire che hanno riscoperto i luoghi cari di casa, per me significa aiutare un territorio a dialogare con chi ci abita o lo frequenta da sempre.
Praticate entrambi il mondo della scuola. Se leggono, al di fuori degli impegni comandati, che cosa leggono con piacere i ragazzi?
Malaguti: Direi che, dati alla mano, dobbiamo almeno in parte sfatare il mito dei giovani che non leggono. Leggono di più degli adulti in Italia, questo è poco ma sicuro. Poi leggono meno dei loro coetanei in giro per l’Europa, ma questo è un problema trasversale di ogni fascia di età nel nostro paese. Le ragazze leggono molto di più dei ragazzi, e a quanto vedo oltre al genere fantasy ultimamente va molto il cosiddetto “romance”… Confesso che ho delle riserve su alcuni prodotti di questo filone narrativo, ma poi penso che anche la mia “prof” al ginnasio non vedeva di buon occhio i romanzi di Stephen King che divoravo all’epoca, quindi intanto è importante che i ragazzi entrino in biblioteca, in libreria, e leggano qualcosa, poi faranno la loro strada tra i libri.
Giuriatti: Negli ultimi anni i ragazzi si sono avvicinati alla letteratura, soprattutto straniera, grazie ai social e ai booktok. A volte alcuni libri risultato superficiali e poco adatti alla loro età, ma rimangono comunque uno stimolo creativo e un modo per avvicinarli alla scrittura. Vige sempre la famosa regola: “qualsiasi cosa va bene, purché tu legga”. Sarebbe interessante analizzare alcuni di questi testi anche nei programmi scolastici per ragionare sui diversi stili narrativi e creare nei ragazzi consapevolezza critica.
Anche nel panorama editoriale italiano si è fatta velocemente strada la pratica dell’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nella scrittura: quale futuro intravvedete, dal vostro osservatorio di docenti e di autori?
Malaguti: Sicuramente l’I.A. è una sfida, o forse “la” sfida di questo secolo. Fa parte del nostro tempo, della nostra realtà, quindi non ha senso a mio avviso demonizzarla o temerla, sennò rischiamo di fare come i luddisti che distruggevano le macchine tessitrici durante la prima rivoluzione industriale… La sfida maggiore è quella dell’apprendimento: dobbiamo conoscere l’intelligenza artificiale, conoscerne i rischi e le potenzialità. Non ho mai usato e credo che non userò mai l’I.A. per ideare una trama. Però alcuni algoritmi attualmente permettono di revisionare e correggere i testi, rilevando ripetizioni, incongruenze, errori nella gestione dei personaggi… Non credo che questo strumento per ora possa essere un valido sostituto della creatività umana, ma senz’altro può essere un valido supporto ad essa.
Giuriatti: Se ne è parlato molto negli Stati Uniti. Il timore americano è soprattutto legato all’aspetto legale delle produzioni, mentre dal nostro punto di vista, più europeo e sicuramente romantico, il timore è più per l’impersonalità e la freddezza dei testi. Al mio ritorno a casa, per curiosità l’ho sperimentata, per il momento la trovo sterile e impersonale, facile da riconoscere. Finché scriviamo con il cuore sarà difficile che riesca a sostituire uno scrittore di narrativa.
Diverso è se la vediamo come uno strumento di aiuto per la scrittura tecnica e per i lavori di relazione, dove può essere un ottimo strumento di traccia, ma solo per costruire l’ossatura del lavoro che poi va rielaborato e controllato.
Una soddisfazione ma anche una responsabilità, ricevere il Premio Cultura dalla propria città. Progetti e propositi per il 2025.
Malaguti: Continuare ad accettare la sfida del “fare cultura” nel territorio, nella consapevolezza che in Italia è la provincia, più dei grandi centri urbani, a costituire il vero polmone della nostra creatività e del nostro immaginario. Noi lo vediamo bene con le presentazioni dei nostri libri: in Veneto esiste un microcosmo, una galassia di librerie indipendenti, di biblioteche di paese, di gruppi di lettura, di università del tempo libero, che creano ogni anno una base incredibile di attività, di opportunità per chi abita anche nei centri piccoli o piccolissimi. È quindi per noi una bella responsabilità contribuire a dare energia e nuove idee a questa rete che rende così vivace il nostro territorio.
Giuriatti: Un’enorme responsabilità nei confronti della città di Bassano e della sua cultura. Sicuramente è uno stimolo importante per il nostro lavoro di ricerca, il giorno della premiazione, sotto al palco in un rapido scambio di battute con il sindaco Finco ci siamo messi nuovamente a disposizione della città e soprattutto dei giovani con i quali continueremo a lavorare. Personalmente ho un progetto ambizioso che riguarda il monte Grappa e una particolare zona lontana dal Sacrario che potrebbe essere un’attrattiva turistica e formativa eccezionale per le scuole e non solo. Ci stiamo lavorando da alcuni anni e spero si concretizzi presto. Poi la scrittura, ho un lavoro a buon punto che dovrebbe uscire il prossimo anno e un altro romanzo abbozzato da completare.
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