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Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it
Dürer e la melanconia
Luca Scarlini insieme al maestro Alberto Mesirca, ieri sera 13 agosto, ha offerto al pubblico di Operaestate un racconto in parole e musica dedicato ad Albrecht Dürer e alla sua opera
Pubblicato il 14 ago 2019
Visto 2.510 volte
In una serata ispirata, con un cielo degno, pregno di promesse da Sturm und Drang non mantenute, almeno in città, il narratore, traduttore e drammaturgo Luca Scarlini insieme al maestro Alberto Mesirca ha offerto al pubblico di Operaestate un racconto in parole e musica dedicato ad Albrecht Dürer e alla sua opera.
L’appuntamento è stato ideato per celebrare la ricca mostra monografica che abita a Palazzo Sturm (visitabile fino al 30 settembre) dove sono esposte 214 incisioni del grande artista rinascimentale appartenute alla collezione Remondini.
L’incontro con Dürer: il linguaggio della melanconia è iniziato con un ritornello canticchiato riconoscibile: “Bye bye love Bye bye happiness Hello loneliness…": un avvio molto a tema e da cortocircuito temporale di quelli a cui ha abituato Scarlini, amico da tanti anni del Festival. In piedi, accanto al pianoforte del Salone degli Specchi, lo sguardo fisso alle figure mitologiche affrescate sulla parete opposta, Scarlini ha pennellato un ritratto a tutto tondo di Dürer, del suo pensiero, della sua opera e del tempo che ha vissuto offrendolo alla luce della melanconia che li pervade. Il temperamento atrabiliare del celebre rinoceronte Ulisse dalla storia triste — che è possibile ammirare sia in mostra, inciso, sia nella versione 2.0 realizzata da Li-Jen Shih sulla balconata di Palazzo Sturm — è immediatamente percepibile; il linguaggio articolato e complesso con cui parlano le opere del maestro tedesco, tra queste esemplari “Melancholia 1”, e 2, necessita invece di un lungo viaggio a tappe sui sentieri della simbologia, dell’alchimia, delle arti liberali come la geometria, tra le spire della Riforma protestante che stringevano affascinanti e inesorabili Italia e Paesi del nord Europa, nel manierismo di chi come l’artista simbolo di Norimberga (all’epoca una novella Atene) conosceva e ammirava l'arte italiana e ambiva a realizzare un’opera universale.
Luca Scarlini e Alberto Mesirca a Palazzo Sturm per Operaestate
Scarlini tra i tanti riferimenti biografici ha ricordato l’ammirazione di Dürer per il veneziano Jacopo de’ Barbari e le sue conoscenze nel mistero delle proporzioni, e poi tra gli altri alcuni personaggi illuminati nostri vicini di casa (Thiene, Vicenza, Padova, Venezia) nel Cinquecento, che si incontravano e si riunivano in cenacoli aperti per parlare di temi cari alla crescita della cultura italiana ed europea.
La chitarra di Mesirca ha dato colore anch’essa attraverso il linguaggio della musica al temperamento vicino ad arcobaleni e comete che ha caratterizzato diverse epoche storiche evocato da Scarlini, interpretato con una bellissima sonata lettone dedicata alla solitudine, un brano barocco scritto da Silvius Leopold Weiss titolato L'infidèle e poi con la “Fuga BWV 1000” di Bach, scritti per il liuto, ma anche attraverso l’interpretazione di un brano contemporaneo come Bateau, di Marc Ribot.
Era bello Dürer, dicono i suoi autoritratti. Ha tenuto un diario, e sono giunte a noi lettere, annotazioni, documenti che lo rivelano un uomo davvero attraente, carico di antinomie. Parla di lui, e dell’Arte che interpreta e può dire l’indicibile, quell’angelo-angela della “Melancholia 1”, fermato in un atteggiamento in bilico tra passività e violenza. Esiste in Dürer accanto al rigore della linea dura una sorta di ombreggiatura gotica, intesa anche come tendente a Dio — nelle collezioni bassanesi sono incluse le serie complete di incisioni dell’Apocalisse, delle Passioni e della Vita di Maria — ma forse non a quel Dio, a ciò che conduce a cieli e a pianeti-contro dove tutto può succedere, dove i rapporti d’ordine e la gravità si sovvertono, mondi affascinanti e minacciosi come quello immaginato nel 2011 da Lars von Trier.
Ha terminato il suo racconto con un blues Luca Scarlini, con un blu-blues un po’ tendente al viola, da Giovane Werther, che è planato qua in basso sulle note di 20th Century Blues.
Applausi calorosi dal pubblico di Operaestate.
La mostra a Palazzo Sturm è aperta tutti i giorni tranne il martedì, dalle ore 10 alle ore 19. Per informazioni: info@museibassano.it.
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