Pubblicato il 01-10-2017 20:53
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Modalità lettura - n.25

Keith Stuart e il suo La morbidezza degli spigoli: una recensione di Alessandra Caron

Modalità lettura - n.25

da Minecraft

Il primo romanzo di Keith Stuart, redattore di videogiochi per il quotidiano inglese «The Guardian», è libro il protagonista della recensione inviata per la nostra rubrica "Modalità lettura" da Alessandra Caron, che ringraziamo.

La comunicazione umana, tanto abituale e ovvia quanto imprevedibile e complessa… Ne sanno qualcosa i personaggi di La morbidezza degli spigoli (2016, Editrice Corbaccio, pp. 423, 18,60 euro), romanzo che prende spunto dalle vicende dell’autore Keith Stuart, ma che non è un’autobiografia. La voce narrante è Alex, in balia di un moto centrifugo, provocato da insicurezze personali, e di un moto centripeto, alimentato dagli affetti. Il centro è il figlio Sam di otto anni, con delle caratteristiche che la mamma, da sempre, sa accogliere. Sam si isola, non socializza, teme i cambiamenti improvvisi seppure piccoli, non tollera i rumori, manifesta crisi nei contesti che lo confondono e lo spaventano, ha difficoltà di linguaggio. Il motivo è l’autismo, in una forma leggera.
Il racconto inizia quando Alex va via di casa, nel tentativo di fare chiarezza nella sua vita. Una decisione sofferta, connessa a una dinamica ingarbugliata fonte di tensioni con la moglie Jody. In particolare, Alex è in ansia, si innervosisce quando Sam si agita. Inoltre, si rifugia in un lavoro che in fondo gli sta stretto, giustificando così il fatto di delegare molti doveri genitoriali a Jody. In questa condizione di disorientamento, Alex ha un’unica certezza: vuole ricomporre la famiglia. Si prefigge, quindi, un obiettivo necessario: conoscere veramente Sam.
Nel proprio percorso di formazione, Alex è sostenuto da varie persone: l’amico Dan, affabile e single, lo ospita con spensieratezza; Matt e Clare, genitori con le giornate movimentate da quattro figli, sono a loro modo rassicuranti; la sorella Emma, giramondo frizzante, conferma il valore dei legami familiari; la mamma, donna coraggiosa, aiuta Alex nell’elaborazione di un lutto che lo tormenta fin dall’infanzia; Jody, volitiva, rimane il punto di riferimento.
Un giorno, in modo inaspettato, Alex individua delle occasioni di mediazione e comunicazione grazie al videogioco Minecraft nel quale paesaggi, creature e giocatori sono costruiti con piccoli blocchi. Immerso da protagonista in questo spazio multimediale, Sam si rilassa, si concentra, è felice, fa dei conteggi precisi e dei progetti, aumenta il suo vocabolario e le sue capacità narrative. E — soprattutto — interagisce, dialoga con il papà. Insieme, collaborano per partecipare a gare, non violente, in un crescendo di descrizioni, quasi un racconto dentro il racconto.
Trovato e fissato il primo mattoncino di una comunicazione tanto desiderata, Alex a poco a poco, con perseveranza, impara a conoscere la “morbidezza” di Sam anche nel mondo concreto, quotidiano e arriva il momento in cui lo osserva con occhi nuovi. Gli dà fiducia e scopre che è un bambino percettivo, ricco di curiosità, competente, capace di collegare le cose in modi inconsueti ma brillanti. Il cambio di prospettiva determina la variazione di sentimenti e comportamenti: la conquistata serenità di Alex diventa fondamentale per Sam per intraprendere una sfida difficile — al contempo virtuale e reale — in un finale commovente, perché sperato.
È un romanzo scorrevole e sostanzioso, con uno stile efficace nel visualizzare fatti e soggettività e con frasi sagge che, al netto della trama, parlano di un argomento impegnativo e dei suoi significati. In più, è colorato da espressioni umoristiche.
Riflessioni e sorrisi, nella consapevolezza che la vita reale non è come Minecraft, dove tutto è semplificato e logico, però in essa ogni pezzo può trovare il giusto posto intorno a un centro formato dalle peculiarità e potenzialità delle persone. «Qualunque strumento ci aiuti ad apprezzarle — chiunque siano queste persone e in qualunque modo differiscano da noi — è da considerarsi una risorsa preziosa»: è un’affermazione dell’autore Keith Stuart e, da sola, è in grado di riassumere l’intero libro.

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