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Laura Vicenzi

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In locanda, con brio

Al Teatro Remondini, la rappresentazione de La Locandiera della compagnia Proxima Res ha portato in città l’aria frizzantina della commedia goldoniana

Pubblicato il 07 ago 2017
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Andata in scena al Teatro Remondini ieri sera, domenica 6 agosto, la rappresentazione de La Locandiera della compagnia Proxima Res ha portato in città l’aria frizzantina della commedia in cui naviga da secoli il capolavoro di Carlo Goldoni.
«La più morale, la più utile, la più istruttiva», la definì l’autore nel suo “avviso a chi legge” che precede i tre atti. E la morale della favola non poteva essere che una condanna, secondo i dettami dell’epoca, per questa donna intraprendente ed emancipata che conosce i meccanismi del potere e si diverte a giocare a rimpiattino con gli uomini e con l’amore.
I costumi tutti in bianco e toni neutri, i volti truccati e sul capo candide parrucche settecentesche; la scenografia elegante, un atelier di scena, e al centro del palco un lungo tavolo bianco a dividere il sopra e il sotto (un sipario sociale, e autoriale); musiche allegre di inizio Novecento e l’aria del “Don Giovanni”, canticchiata da Mirandolina, a fare da sfondo in alcuni momenti scelti alle vicende della commedia.

da "La Locandiera", della Compagnia Proxima Res

E ora come allora, tutti gli uomini (alcuni interpretati anche dalle attrici) a fare il girotondo intorno a lei: lo squattrinato Marchese di Forlipopoli, divertente e impersonato con divertimento da Tindaro Granata (premio Ubu nel 2016), il ricco Conte d’Albafiorita, il refrattario Cavaliere di Ripafratta — bersaglio principale dell’azione seduttiva della Locandiera — e il servo Fabrizio.
Arrivano in locanda anche le belle commedianti, coi loro intenti truffaldini, ma nessuno può reggere il passo con la capacità di messa in scena di Mirandolina, determinata a far cadere nella sua trappola d’amore, solo per vedere se ci riesce, il “suo” Cavaliere. Si sente un po’ la mancanza della scena nella stireria, in cui Goldoni sgombra il campo dagli artifici della bella conversazione e fa emergere tutto lo sprezzo della Locandiera, ma la cifra della rappresentazione di Proxima Res diretta da Andrea Chiodi è la comicità, con inserti farseschi: lascia alla sola scena finale il sentore del retrogusto drammatico che hanno tanti capolavori dell'autore veneziano.
Il gioco delle parti, mimato anche con l’utilizzo di bamboline che riproducono fedelmente i vari personaggi, e i cambi di costume e d’identità degli attori sono a scena aperta, a sottolineare l’incedere inarrestabile della macchina teatrale goldoniana. Risate divertite e applausi, dal pubblico di Operaestate.

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