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Marco Polo
Giornalista
Bassanonet.it
Il Consiglio Federale è in riunione
A breve la sentenza. Stagione 2008/09: ancora semifinale playoff. Il Bassano ferma la sua rimonta contro il Giulianova. Passaggio di consegne Glerean-Roselli. Berrettoni autore di una stagione fenomenale
Pubblicato il 04 ago 2010
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Ormai siamo agli sgoccioli. Alle 13 di oggi si è riunito il Consiglio Federale che dovrebbe ratificare il ripescaggio in Prima Divisione del Bassano Virtus. Attendiamo l’ufficialità ma intanto tiene banco anche la questione gironi. Quando saranno ufficializzati dalla FIGC gli organici definitivi verrà resa nota la loro composizione. Il presidente della Lega Pro Macalli continua a ribadire il concetto che dei raggruppamenti basati sulla riduzione delle distanza chilometriche non è nelle sue previsioni ma che verranno tuttavia indicati usando il buonsenso (ci sono inoltre da rispettare le indicazioni provenienti dalle varie Prefetture che indicheranno di evitare incroci pericolosi). Sarà ma nell’attesa analizzeremo l’ultima stagione che prenderemo in considerazione quella 2008/09 (il campionato appena concluso è terminata da un tempo sufficientemente breve).
La stagione 2008/09 si apre con dichiarazioni più che belligeranti da parte dei vertici societari e dei protagonisti: la promozione persa per due volte l’anno precedente (stagione regolamentare e playoff) non sarebbe potuta sfuggire ad un team ulteriormente rintoccato e rinforzato in particolare con l’ingaggio crack di De Simone (anche per dimenticare in fretta lo sfregio-ripescaggio che non aveva tenuto in seria considerazione la formazione che più di tutte se l’era guadagnato sul campo). In realtà venne deciso contemporaneamente lo smembramento del gruppo che era una delle componenti fondamentali della formazione che l’anno prima lasciava tutti a bocca aperta. Tra gli altri vennero tagliati la bandiera Matteo Nichele e Paolino Minardi.
Emanuele Berrettoni, campione indimenticato del Soccer Team (foto Andrea Martinello)
Così delle premesse così straordinarie, compreso un precampionato come non se ne era mai visto (nessuna sconfitta nonostante gli avversari si chiamassero Vicenza, Cittadella, Piacenza), bastarono i primi risultati parzialmente negativi per far scoppiare il nuovo gruppo che senza il suo collante, rappresentato dai suddetti giocatori, si disgregò alle prime difficoltà: Glerean e i dei senatori da una parte, Cesca e Zubin dall’altra. L’inizio di campionato fu svilente soprattutto per quanti, evidentemente non sufficientemente avvezzi del mondo del calcio, credevano che il campionato fosse già in tasca e che l’unico risultato accettabile potesse essere la vittoria caricando così di ulteriori e asfissianti pressioni l’intero ambiente. Tanti pareggi, tante brutte partite (contro la Cisco Roma su tutte), Cesca fuori rosa e un orizzonte che faticava a schiarirsi. Poi all’improvviso Glerean decide di puntare su un ragazzotto che in estate pareva arrivato solo per far panchina, avendo davanti quattro veri e propri mostri sacri, tale Gianni Fabiano, di reintegrare e dar fiducia ad Emil Zubin, riposizionato come punta centrale nel nuovo 4-3-3, e di svincolare da gravosi compiti di copertura Emanuele Berrettoni. Il Genio si consacrò definitivamente vero leader e trascinatore tanto che nel giorno del suo passaggio al Verona scrivemmo “attaccante superbo, capace di risolvere da solo le partite, un lusso per una categoria come la Seconda Divisione puro godimento per tutti quelli che hanno avuto la fortuna di vederlo calcare il terreno del Mercante”. Fu lui a tenere a galla la traballante nave giallorossa, lui a guidarla fuori dalle secche come un timoniere che evita gli scogli a vista. La vittoria per 4 a 2 con la Sangiovannese (doppietta Zubin, Berrettoni e Fabiano), che portò i giallorossi ad un punto dai playoff, sembrava un nuovo inizio, una rinascita stile Araba Fenice. E invece, come nelle classiche storie horror, quando tutto sembra andare per il verso giusto arriva il cattivo. In questo caso il l’uomo nero non poteva che essere il Prato. Ultima gara prima di Natale, trasferta toscana, un Soccer Team molle molle fece una pessima figura rimediando una pesante sconfitta. Lì si consumò lo strappo definitivo tra Glerean e Zubin, lì si capì che si sarebbe dovuto definitivamente voltare pagina. Il gennaio nero si concluse con l’esonero di Glerean (19 gennaio) e l’avvento di Giorgio Roselli. Il nuovo tecnico impiegò un mese per rimettere insieme i cocci di un vaso che sembrava rotto per sempre passando, anche grazie agli arrivi di Jidaiy e Chiopris Gori, ad un solido 4-4-2 e rifondendo nuove certezze al reparto difensivo. La svolta fu il ritorno da titolare di Mazzoleni, inizialmente accantonato, e si concretizzò nella vittoria tutta cuore, determinazione e tecnica sul lanciatissimo Celano di bomber Dionisi. La disposizione tattica prevedeva Basso, Pavesi, Jidayi (o Pellizzer), Beccia in difesa, centrocampo con Chiopris e Fabiano esterni, Mazzoleni e Staiti cerniera centrale, attacco affidato a Lorenzini e all’assoluta libertà di movimento concessa a Berrettoni (è invece notizia dell’ultima ora l’impiego del Genio addirittura come centrocampista al Verona).La splendida rincorsa, condita dal blitz di Gubbio, dove nessuno vinceva da quasi due anni, culminò nel duello testa a testa con la Cisco Roma. L’ultimo sussulto a San Giovanni Valdarno con rigore di Lorenzini al 90’ che ricaccio il controsorpasso romano e valse l’accesso ai playoff per il terzo anno di fila.
L’avversario designato fu il Giulianova ma, incredibilmente, Roselli sbagliò (per la prima volta fino a quel momento) la preparazione della partita d’andata. Il Giulianova portò a casa un meritato pareggio facendosi preferire rispetto alla formazione bassanese. Di ben altro tenore il ritorno nell’infuocato “Rubens Fadini” di Giulianova. Roselli passò al 4-3-3, con inserimento di Favret per Chiopris per meglio presidiare la mediana e la forzata rinuncia a Lorenzini (giocò Rondon). Fu soprattutto Berrettoni ad impensierire la retroguardia degli abruzzesi ma a spezzare il forcing giallorosso ci pensò, per ben due volte, il pubblico di casa con reiterati lanci di oggetti in campo. Situazione che lasciò in bocca alla rappresentanza bassanese presente allo stadio la sensazione di assistere ad una truffa legalizzata. Il secondo tempo si aprì con l’espulsione del fortissimo difensore Vinetot ma il Bassano non seppe osare a sufficienza per cercare il gol che avrebbe spalancato la porta alla finale. Giulianova in finale e Bassano Virtus a rimboccarsi le maniche per l’ennesima volta.
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