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Il titolo di questo articolo è un po’ alla George Orwell. Ma la sua trama non è inquietante come quella di 1984. Anzi: qui vi racconto dell’ennesima piacevole serata regalata dalla Piazza degli Scacchi (all’anagrafe Piazza Castello) di Marostica. Questo è il secondo fine settimana del mese di settembre di un anno dispari. Esattamente un anno fa, su questa affascinante piazza medievale avrebbe dovuto andare in scena la Partita a Scacchi a personaggi viventi, lo spettacolo degli spettacoli che si ripete in questo periodo, a cadenza biennale, negli anni pari. Ma nel 2020 il grande evento è stato annullato, e non serve che vi spieghi il perché. Rinviata a settembre 2021, e cioè adesso, la celeberrima rievocazione che rappresenta la contesa per la mano della Bella Lionora al nobil ziogo degli scachi è stata ulteriormente annullata lo scorso maggio dalla Pro Marostica, che la organizza, e definitivamente posticipata a settembre 2022.
Con le norme di sicurezza in vigore anche quest’anno per contenere la pandemia è stato infatti impossibile far partire la macchina organizzativa di uno spettacolo che coinvolge oltre 650 figuranti in costume d’epoca e oltre 200 volontari in servizio e che richiama 3.500 spettatori in ciascuna delle tradizionali quattro rappresentazioni.
Ma il 2021, per la Partita a Scacchi, non è stato il secondo e consecutivo “anno zero”.
Foto: Fabio Baggio - Photopiù
Possiamo addirittura chiamarlo “anno uno”, visto che la Corazzata Pro Marostica e il regista della rappresentazione Maurizio Panici hanno preso il Covid per le corna e, con tutte le accortezze del caso, hanno inventato quello che non c’era prima.
Si tratta di “Marostica 1454…vivi il sogno!”: la nuova manifestazione che si collega alla Partita con la P maiuscola e si candida a diventare un appuntamento fisso nel mese di settembre degli anni dispari. Una pura invenzione, concepita come il “prequel” della Partita a Scacchi vera e propria, che è a sua volta frutto della geniale invenzione del suo autore Mirko Vucetich. Una sorta di “mini Partita a Scacchi a porte aperte” o di “aspettando la Partita a Scacchi” che copre il vuoto dell’anno senza rappresentazione e lo riempie di nuova energia.
Realizzata in collaborazione con l’amministrazione comunale, “Marostica 1454” rianima nuovamente la famosa scacchiera del Castello da Basso nella serata di sabato 11 settembre. Ingresso gratuito ma solo su prenotazione, platea praticamente esaurita e limitata a 1000 persone con posti a sedere distanziati, ulteriori posti a disposizione - ma sempre solo se prenotati, per le consuete esigenze di rintracciabilità - sui tavolini dei plateatici esterni dei locali della piazza. Controlli inevitabili agli accessi: il governatore di Marostica sarà anche messer Taddeo Parisio, ma chi comanda per il filtro degli ingressi è sua maestà il Green Pass. Non c’è il mastodontico apparato della Partita vera e i figuranti in costume sono “solo” 150: tuttavia sin dall’inizio il clima è quello da gran soirée, favorito dai fasci di luci e di colori che producono la solita magia sulla facciata del Castello.
Il “sogno” di questa notte di avanzata estate è un’invenzione interessante. Sulla piazza si alternano, con le loro esibizioni, alcuni degli elementi fissi della Partita: il gruppo dei popolani, i giocolieri e sputafuoco, l’Arlecchino, l’araldo, le danzatrici, la zente d’arme, i vessilliferi. Non c’è il gruppo scacchiera: l’esclusiva è per l’anno prossimo. Al centro del canovaccio, la presentazione del gubernator Taddeo Parisio, di sua figlia Lionora e di sua sorella Oldrada: le due gentil donzelle per le quali i due gentil giovanotti Rinaldo d’Angarano e Vieri da Vallonara si sfidano alla nobile tenzone con gli scacchi viventi.
In quanto al governatore, non si tratta di un Taddeo Parisio qualsiasi: il costume damascato, che in passato fu portato da storici interpreti della Partita come Milos Vucinic, viene questa volta indossato dal noto attore, nonché doppiatore e regista, Edoardo Siravo.
Che sia un attore professionista lo si capisce dalla cadenza e dal tono con cui enuncia le sue battute, con un convincente accento “veneto medievale” nonostante sia romano.
Non sarà mica per caso, quindi, che Siravo - recente destinatario del Premio Flaiano alla carriera - presti la sua voce da doppiatore a Kevin Costner, Jeremy Irons e Gérard Depardieu. È anche un “volto noto” televisivo grazie alla sua partecipazione alla soap “Vivere” e ai suoi ruoli da protagonista o coprotagonista di vare fiction. Ma una fiction così, come quella che si ripete sulla scacchiera dal lontano 1954, Siravo la può trovare solo a Marostica.
Il vero protagonista di “Marostica 1454” è tuttavia un personaggio che sta “fuori” dalla storia.
È il “giullare cortese” che ha il compito di condurre la serata, di presentare le varie scene della rappresentazione e di invitare ripetutamente il pubblico all’applauso: una sorta di Amadeus o di Carlo Conti del '400. Il giullare in questione è il bravissimo Gianluca Foresi, attore particolarmente versato per le rievocazioni storiche nonché uno dei massimi esperti nell’arte dell’improvvisazione. Poco, di quello che dice, è parte scritta della sceneggiatura. Tutto il resto - rigorosamente in rima - sono frasi improvvisate, a seconda del momento, della situazione, degli imprevisti di passaggio o della reazione degli spettatori. Davvero un saggio di commedia dell’arte applicata ai tempi moderni.
Il momento-clou dell’intero spettacolo è l’entrata in scacchiera, al travolgente ritmo del rullo dei tamburi, degli Sbandieratori dei Borghi e Sestieri Fiorentini: le Ferrari Testarossa dell’acrobazia vessillifera, fedeli coprotagonisti della Partita a Scacchi. Talmente fedeli che proprio oggi, domenica 12 settembre, viene celebrato il 50° anniversario della loro partecipazione alla Partita, sia a Marostica che nelle numerose trasferte in Italia e all’estero. L’inedito carosello congiunto degli sbandieratori fiorentini e dei vessilliferi di Marostica, prima che i tutti i partecipanti si allineino di fronte al Castello per il grande gruppo finale, è una scarica di adrenalina medieval-popolare.
Tutti allineati, assieme al regista Maurizio Panici con il suo staff, per l’immancabile, pirotecnico e sempre straordinario gran finale: l’incendio del Castello, trafitto dalle frecce che fanno “fogo”.
L’unico incendio che non richiama i pompieri, ma un coro di applausi per un arrivederci all’anno prossimo.
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