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La danza di Giulio e Nanda
Giulio Casale e “La canzone di Nanda", lo spettacolo di teatro canzone dedicato a Fernanda Pivano organizzato da Uglydogs Aps presentata all’Oratorio Don Bosco di Marostica tra un pubblico incantato dalla Beat Generation.
Pubblicato il 17 dic 2017
Visto 2.914 volte
Gli Uglydogs Aps colpiscono ancora! Questa associazione attenta e sensibile del nostro territorio, ha saputo ancora una volta creare quel corridoio di cultura raffinato e ricercato di cui una società ha bisogno anche se non lo sa. Lo fa con Giulio Casale, artista poliedrico che nel bassanese è di casa. Nel piccolo palco dell’Oratorio Don Bosco di Marostica, Giulio porta “La canzone di Nanda” uno spettacolo di teatro e canzone dedicato a Fernanda Pivano, la grande custode della Beat Generation. Un’opera che nasce da una fusione di musica e lettura dedicata alla donna che ha consentito al movimento beat americano di entrare nella cultura dei ragazzi italiani di fine anni cinquanta.
Iniziano due ore di monologo senza tregua, una fusione di canzone e testi recitati dedicato non solo al movimento beat, di cui “la Nanda” è stata portavoce, ma al suo intero pensiero.
Giulio Casale Foto di Veronica Bassani
Giulio è un portavoce elegante, quasi un danzatore che conduce la “sua” Nanda lungo un percorso che poggia sulla letteratura americana di metà novecento e lungo le strade della pacifica ribellione che ha liberato il pensiero di una generazione fino a quel momento vittima dell’establishment. Quella “gioventù bruciata” che ha saputo, attraverso la destrutturazione dell’ordine precostituito, dare una nuova vita al libero pensiero. Non più professori, scrittori legati a case editrici e giornali ma giovani liberi di pensare, liberi di vivere a volte trasgressivi, spesso autori di azioni provocatorie finalizzate alla ricerca della libertà e della Verità. Una generazione libera, che improvvisa con il Jazz a ritmi forsennati, che prova tutte le droghe, che gira l’America in autostop, che porta i capelli lunghi e sogna un mondo di Pace e Amore. Nanda era un’autentica pacifista, non cercava mai il contrasto e viveva di un amore universale e incondizionato.
“Nanda Dice”, dice Giulio, per introdurre ogni suo pensiero e ogni suo scritto, lui sa mettersi da parte e lasciare il pensiero di Nanda protagonista del palco, usa la sua chitarra come amplificatore di emozioni con un fare che è ironico, incisivo e che sa anche commuovere con “Grace Under pressure” e la storia di Hemingway e degli “Angeli” dalla pelle fine, quelli dalle doppie ali ma che per i loro cuori troppo grandi scelgono la morte all’odio e alla violenza. Giulio ricorda artisti come Janis Joplin, Jimi Hendrix, Jim Morrison, Nick Drake ma anche Ian Curtis dei Joy Division, Kurt Kobain, John Lennon, Luigi Tenco trovato cadavere in una dependance dell’Hotel Savoy il 27 gennaio 1967 ma anche i tanti Angeli sconosciuti, quelli lontani dai riflettori, detentori di grandi pensieri, troppo grandi per il vivere qui e che devono tornare a volare come i pensieri più alti e nobili.
In questa fusione di idee, Casale riesce a trasferire al pubblico la vera essenza del pensiero di Nanda e la curiosità di approfondirlo di coglierlo di rubarlo per farlo proprio per sempre.
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