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Etra, stop all'“usa e getta”
Etra lancia un'azione pluriennale per la riduzione dei rifiuti non riciclabili. Promosse tre campagne a favore dei pannolini lavabili, delle mense sostenibili e delle sagre ecologiche
Pubblicato il 24 nov 2010
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Lo sforzo più importante sarà quello di convincere la gente. Ma la strada è già segnata: e i tempi di crisi per le famiglie, aggiunti ai costi dello smaltimento dei rifiuti, la rendono necessaria.
Etra lancia un progetto pluriennale che si pone l'obiettivo - nei Comuni soci - di ridurre sensibilmente la frazione secca dei rifiuti: ovvero quegli scarti che sono esclusi dalla raccolta differenziata e che non possono essere riciclati, finendo nelle discariche o nei termovalorizzatori e i cui costi di smaltimento si abbattono sulla bolletta che ci arriva a casa.
Non è un problema da poco: Etra raccoglie 230mila tonnellate di rifiuti all'anno, pari a circa 400 chilogrammi di immondizie prodotti da ciascun cittadino, e di questi il 67% va alla raccolta differenziata, per la quale la società di Cittadella si colloca ai vertici nazionali.
Il presidente di Etra Stefano Svegliado con un pannolino lavabile, oggetto di una delle tre campagne del progetto "Meno è meglio"
Ma oltre il 20% dei rifiuti complessivamente raccolti appartiene alla frazione “secco non riciclabile”. Una percentuale eccessiva, per quantità di prodotto e per la spesa sostenuta dal gestore.
“Il secco non riciclabile - conferma il presidente di Etra Stefano Svegliado - per la nostra società è oggi un costo, non potendo garantire una filiera di smaltimento.”
Un dato di fatto che ha imposto l'esigenza di dare una svolta, cercando di promuovere una nuova cultura di sobrietà, di minore spreco e di prassi virtuose per il contenimento della produzione di rifiuti non differenziabili.
Il risultato è l'operazione “Meno è meglio”: un'ambiziosa e innovativa campagna suddivisa in tre progetti paralleli per abbattere il ricorso all'“usa e getta” nelle famiglie, nelle mense scolastiche e nelle sagre e feste popolari.
“Dire che “meno è meglio” può sembrare un controsenso - continua Svegliado -. Ma se sommiamo più fattori di riduzione, diamo maggiore valore alla qualità ambientale.”
Il primo fronte di intervento, che riguarda le famiglie, è rappresentato dai pannolini. Sembra una piccolezza, ma il fondamentale ausilio per infanti e bebè è in realtà uno degli oggetti più difficili e dannosi da smaltire.
A questo problema si rivolge la campagna “Pannolini in cotone è meglio”, che promuove l'uso dei pannolini lavabili al posto dei consueti pannolini monouso.
L'iniziativa - che assicura dei benefici alla salute del bambino e un notevole risparmio economico per i genitori - sarà preceduta da un'azione preventiva di sensibilizzazione negli asili nido, nei reparti maternità degli ospedali di Bassano, Asiago, Cittadella e Camposampiero e da incontri con le mamme e coi pediatri.
Il secondo progetto si chiama “Riusa. 10 e lode!” e promuove l'attivazione di mense sostenibili nelle scuole: eliminando le stoviglie usa e getta e sostituendole con stoviglie lavabili, servendo l'acqua in caraffa al posto delle bottiglie in plastica e educando gli scolari a effettuare la differenziata dei resti dei pasti.
Una proposta - sottolinea Etra - con indubbi vantaggi per i bambini, per la comunità e per l'ambiente: dal momento che un piatto di plastica impiega dai 100 ai 1000 anni per decomporsi.
La terza e ultima sfida si chiama “Dai valore ai tuoi momenti di festa” e interessa il variegato mondo delle sagre e feste popolari.
E' il terreno del progetto “ecosagre”, che intende sensibilizzare gli organizzatori di tali eventi - enti, pro loco, associazioni e quant'altro - a ridurre la produzione di rifiuti escludendo ogni tipo di “usa e getta”, utilizzando posate e stoviglie lavabili, preferendo l'acqua in caraffa e potenziando la raccolta differenziata.
Semplici regole e buone prassi che tuttavia hanno bisogno della necessaria informazione e soprattutto di un cambio di mentalità tra la popolazione.
Per questo motivo la prima fase di “Meno è meglio” sarà dedicata a una lunga e articolata serie di incontri e concertazioni “porta a porta” con i destinatari dell'iniziativa su tutto il territorio: comuni, scuole, istituzioni, cittadinanza.
La fretta, per un'azione di simile portata, sarebbe una cattiva consigliera. All'Etra lo hanno già messo in preventivo: il tempo previsto per l'entrata a regime del progetto è dai due ai quattro anni.
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