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Bambole di ossigeno
Considerazioni conclusive sui successi di Messe e di SbittArte a Bassano. E se fosse proprio l’arte contemporanea una valvola di sfogo per la grande voglia di cultura in città?
Pubblicato il 16 apr 2023
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Le bambole di Canova (la Venere Italica, la Venere con Marte, la Venere con Adone, la Ebe, la Danzatrice col dito al mento, eccetera) e le due bambole di Messe e di SbittArte, inserite nei distinti allestimenti delle due mostre nella chiesa di San Giovanni e a Palazzo Bonaguro a Bassano.
Non fraintendetemi: non voglio e non oso accostare il sommo genio neoclassico di uno dei più grandi scultori di tutti i tempi, protagonista della recente mostra-boom al Museo Civico, alle moderne espressioni della creatività artistica.
Ma c’è un filo rosso invisibile che lega le opere canoviane alle proposte alternative e spesso provocatorie dell’arte contemporanea. Sono tutte bambole di ossigeno, capaci di rianimare la grande voglia di cultura che scorre sotterranea e riemerge improvvisa, come un fiume carsico, in città.
La ‘bambola’ di Messe e la ‘bambola’ di SbittArte (foto Alessandro Tich)
Il successo della mostra di Canova è stato eccezionale, ma comunque prevedibile.
Sarebbe stato clamoroso il contrario: e cioè che un evento espositivo di tale portata, realizzato per il bicentenario della morte di uno dei big della storia dell’arte italiana e mondiale e supportato da un massiccio e ben finanziato apparato promozionale, non avesse richiamato il pubblico che meritava.
Ciò che non era invece assolutamente scontato - e fatte ovviamente le debite proporzioni - è stato il successo delle due mostre contemporanee, una delle quali, Messe, organizzata da un’associazione culturale (Dif.fusione88) che era addirittura al suo esordio assoluto nel rutilante campo dei pubblici eventi.
12.000 visitatori a San Giovanni in due settimane, tra i 7 e gli 8.000 a Palazzo Bonaguro in quattro settimane. Risultati incredibili, tenendo conto che si è trattato di esposizioni chiuse al pubblico per buona parte della settimana. Messe chiusa il lunedì e nelle mattine dei giorni feriali, SbittArte aperta solamente il sabato e la domenica, più il venerdì sera.
Una sequenza ininterrotta di fine settimana bassanesi all’insegna dell’Art Attack.
Questo pomeriggio, nell’ultimo giorno di apertura di SbittArte, mi sono recato nuovamente al Bonaguro per vedere l’aria che tirava.
Ed era ancora un’aria effervescente, con il solito viavai di visitatori.
La cosa incredibile è che quando sono entrato in mostra le casse dell’impianto audio irradiavano i Beatles con Eleanor Rigby. E poi ancora, a ciclo continuo, altre celebri canzoni dei Fab Four di Liverpool. Mentre gli artisti del collettivo erano intenti a dipingere, come sempre, sulle maioliche al lungo tavolo del piano terra.
Soltanto ieri, col mio articolo dedicato alla mostra, li avevo ribattezzati “The Sbittles”.
E oggi, per l’ultimo giorno di apertura, ispirati dall’articolo hanno deciso di abbinare la loro attività creativa alla musica dei Beatles, quelli veri, suonati a palla.
Tutto ciò è fantastico.
Per l’occasione, oltre ai tre rappresentanti della Sbitt People che ho incontrato ieri - Stefano Bertoncello Collanega, Alberto Tegon e Giorgio Salomon “Piperito” - si è aggiunto anche il George Harrison della situazione e cioè Fabio Baggio “Bajo”.
Con l’ulteriore Little Help From My Friends apportato a colpi di pennello da due artisti del calibro di Gino Tonello e Saul Costa. Vedasi foto pubblicata in calce.
La conferma che una mostra di arte contemporanea non è solo un’esposizione fine a sé stessa ma anche un volano di condivisione che, come diceva il vecchio slogan del celebre brandy, crea un’atmosfera.
Messe e SbittArte - favorite anche dalla formula magica, che non va mai sottovalutata, dell’ingresso libero - hanno raccolto entrambe una messe di pubblico nonostante si siano svolte per buona parte in contemporanea: dal 25 marzo all’11 aprile la prima, dal 17 marzo al 16 aprile la seconda.
Ma non sono mai stati due eventi concorrenti, semmai complementari.
Fonti bene informate del KGTich attestano anzi che i rapporti tra Dif.fusione88 e il collettivo SbittArte sono idilliaci. E che una rappresentanza degli organizzatori di Messe ha partecipato nella serata di venerdì scorso a Palazzo Bonaguro all’ultimo workshop di SbittArte rivolto al pubblico e dedicato alla pittura collettiva delle mattonelle in maiolica.
C’è un grande affetto reciproco tra i promotori delle due mostre in contemporanea di arte contemporanea: manca solo il ballo della mattonella.
Chiudo quindi il cerchio tracciato all’inizio.
La mostra di Canova al Museo Civico, ufficiale e istituzionale, e le due mostre di arte del nostro tempo, informali e controcorrente per definizione, hanno rappresentato le due facce della stessa medaglia. Vale a dire l’efficacia di una proposta culturale diversificata, in grado di intercettare pubblici diversi e non necessariamente antitetici, se è vero che il piacere di ammirare un marmo canoviano non esclude la voglia di scoprire, anche in modo critico nei confronti di talune provocazioni, le libere sperimentazioni degli artisti di oggi.
Grandi mostre, autori classici e manifestazioni consuete a parte: e se fosse proprio l’arte contemporanea una valvola di sfogo per l’indiscutibile voglia di cultura in città?
Dopo la pandemia che ci ha rinchiusi anche nell’anima, sentiamo un potente bisogno di divagazioni in libertà, meglio ancora se associate al proprio arricchimento culturale.
Non mi soffermo sulle ragioni del richiamo popolare dei due eventi espositivi a San Giovanni e al Bonaguro, che costituiscono un argomento per sociologi, ma è innegabile il dato di fatto che entrambi hanno lanciato un segnale: a Bassano del Grappa, in campo artistico e culturale, c’è fame di nuovo.
Chiudendo la loro mostra, i soci fondatori di Dif.fusione88 hanno pubblicamente lanciato la proposta di creare una Biennale di Arte Contemporanea a Bassano a partire dall’anno prossimo. Aperta a tutti, a tutte le forme di espressione creativa e ai principali spazi della nostra città. Pazza idea, l’ho definita in un mio articolo, ma proprio per questo da prendere seriamente in considerazione, in primis da parte dell’amministrazione comunale.
Esaurite le bambole di ossigeno, la voglia di cultura in libertà deve continuare a respirare.
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