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Redazione
Bassanonet.it
Senza PL sulla lingua
Intervista all’ex assessore alla Sicurezza di Bassano Claudio Mazzocco dopo il voto sull’uscita dall’Unione della Polizia Locale. “La Polizia Locale era una Ferrari. Non puoi vendere la Ferrari perché chi dovrebbe farlo non riesce a guidarla”
Pubblicato il 03-04-2025
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C’è una “presenza” non presente, come una sorta di Fantasma dell’Opera, che si aggira nel Palazzo comunale di Bassano, per quanto non vi metta ufficialmente piede dal mese di giugno dell’anno scorso.
A rievocarla è stato il capogruppo di Fratelli d’Italia Stefano Giunta, nel suo intervento nel consiglio comunale dello scorso 27 marzo, prima del voto che ha deliberato l’uscita della Polizia Locale dall’Unione Montana del Bassanese e il suo reintegro nell’organico del Comune di Bassano dal 1 gennaio 2026.
“Nei primi quattro anni - ha affermato Giunta, riferendosi all’attività degli agenti in seno all’Unione Montana - la Polizia Locale ha operato con efficienza, e mai sono state sollevate critiche al controllo del territorio, efficacemente coordinato dall’allora assessore alla Sicurezza Claudio Mazzocco.”
Claudio Mazzocco (foto Alessandro Tich)
Eccola qua, la “presenza” non presente, rievocata dal medium di maggioranza.
Si tratta di Claudio Mazzocco, già per cinque anni assessore alla Sicurezza di Bassano con la giunta Bizzotto e dal novembre 2020 nuovamente assessore alla Sicurezza di Bassano con la giunta Pavan.
Il capogruppo Giunta, dichiarando quanto sopra riportato, ha affermato una cosa vera. Possiamo infatti dire, senza timore di essere smentiti, che Mazzocco e la Polizia Locale - detta anche PL - erano un tutt’uno.
Eppure lui era l’amministratore pubblico di un ente, il Comune di Bassano del Grappa, e la Polizia Locale era inquadrata all’interno di un altro ente, l’Unione Montana del Bassanese.
L’auto privata dell’assessore, parcheggiata quotidianamente o quasi davanti al Comando di via Vittorelli dove Mazzocco aveva anche il suo ufficio, è stata una delle icone pop dell’epoca dell’amministrazione Pavan.
Più volte l’assessore, come osservatore esterno, ha anche accompagnato gli agenti nel corso di operazioni sul territorio comunale, anche di primo mattino o di notte.
Ho chiesto quindi a Claudio Mazzocco di concedermi un’intervista per cercare di capire una cosa che non ho ancora capito.
E cioè perché in tutti questi mesi il sindaco Finco, in primis, e l’attuale assessore alla Sicurezza Campagnolo abbiano sostenuto che per gestire la Polizia Locale e rispondere alle esigenze di sicurezza del Comune di Bassano bisognava far rientrare gli agenti nell’organico comunale, quando invece nella passata amministrazione la sicurezza del Comune, per quanto di competenza della Polizia Locale, veniva gestita e coordinata senza problemi, con gli agenti allocati nell’ente sovracomunale.
L’ex assessore alla Sicurezza di Bassano del Grappa, che aveva anche la delega di assessore al Personale, ha accettato volentieri di concedere l’intervista, anche perché ha seguito tutto l’evolversi della vicenda riguardante i destini dei vigili bassanesi con vigile attenzione.
Dunque, Claudio Mazzocco: da osservatore esterno ma bene informato sui fatti, qual è il suo giudizio sul voto del consiglio comunale che ha deciso l’uscita della Polizia Locale dall’Unione Montana?
Uno sbaglio, innanzitutto. Ormai la Polizia Locale aveva un suo status, operava correttamente, con efficacia ed efficienza, per cui riportarla all’interno del Comune e cambiare di nuovo tutto mi sembra un salto nel buio.
Un salto nel buio, perché?
Perché riporta gli uomini a delle condizioni, anche economiche, di tempo addietro. L’attrazione per il Comando di Polizia Locale in Unione era dovuta anche al fatto che qui gli agenti erano trattati come dovevano essere trattate tutte le forze di Polizia e avevano i loro vantaggi. Avevano anche i loro svantaggi, perché sono persone che lavorano di sabato, di domenica, a Natale, a Pasqua, a Capodanno e chi più ne ha più ne metta, col sole e con la pioggia. Per cui ritengo che queste peculiarità vadano riconosciute e che un trattamento diverso rispetto all’altro personale del Comune sia dovuto.
Sulla gestione di questa vicenda, cos’ha da dire sul suo successore, assessore alla Sicurezza Alessandro Campagnolo?
Di solito, come non ho mai fatto in passato, non rilascio giudizi sulle persone che mi sono succedute. Però in questo caso non mi esimo dal rilasciarli. Secondo me il generale l’ha gestita malissimo. Ne ha fatto un gran parlare all’inizio e il giorno dell’ultimo consiglio comunale ha fatto il suo più bel discorso da quando è stato nominato assessore: il suo silenzio assordante.
Con l’amministrazione Pavan, lei è stato assessore alla Sicurezza con la funzione di Polizia Locale già trasferita all’Unione Montana. Come gestiva i suoi rapporti con la Polizia Locale, non più appartenente all’organico del Comune di Bassano?
Per me non è cambiato niente. Io continuavo a gestire i rapporti con la Polizia Locale così come quando era all’interno del Comune. Non ci ho visto differenza e l’importanza è quella di avere un ottimo rapporto col comandante, trovare le soluzioni assieme, seguire gli uomini, vedere le loro esigenze e, per quanto compete all’assessore, fornire anche quelle informazioni che nel caso venissero recepite dallo stesso.
Ecco: cosa compete all’assessore comunale alla Sicurezza, rispetto a un Corpo di Polizia Locale che comunque appartiene a un altro ente? Cerchiamo di capirlo meglio.
Lo ripeto: io mi son trovato a rapportarmi con la Polizia Locale dopo e prima e per me non è cambiato assolutamente niente. Io ho continuato a fare quello che facevo prima. Naturalmente, da assessore, e conoscendo a fondo la città, avevo anche delle informazioni che mi venivano fornite dai cittadini, da aziende, da commercianti e da quant’altro sulla situazione e sul degrado della città. Queste informazioni, e anche a volte informazioni importanti, venivano girate immediatamente alla Polizia Locale per gli opportuni accertamenti e per lo sviluppo degli stessi.
Come si coordinava, da assessore, col comandante della Polizia Locale?
Eravamo in simbiosi. È chiaro, ci sono stati anche dei momenti un po’ conflittuali nel modo di vedere e di operatività della Polizia Locale, ma una volta che l’assessore dà le linee guida, il comandante correttamente le esegue e porta avanti quelle che sono le istanze dell’assessore e dell’amministrazione.
Tra l’altro l’attuale comandante Favaretto non è stato l’unico con cui lei ha collaborato…
No, io ho prima lavorato con Zuliani, con cui siamo restati amicissimi. Ho lavorato col dottor Scarpellini, un altro grandissimo amico con cui posso vantare una stima reciproca. Ho lavorato con Favaretto e posso dire altrettanto. Bisogna anche avere un rapporto di stima e contare gli uni sugli altri. Nel senso che entrambi, sia l’assessore che il comandante, lavorano per il bene della città ed entrambi devono dare il contributo che sono in grado di dare.
Parliamo della presenza dei vigili sul territorio del Comune di Bassano, rispetto agli altri Comuni dell’Unione Montana, che secondo l’attuale sindaco Finco non sarebbe sufficiente alle esigenze di Bassano, per cui bisognava farli rientrare sotto il Comune.
Secondo me cambia poco facendoli rientrare. Dipende con che spirito si fanno rientrare e le funzioni che si vogliono affidare agli uomini. Farli rientrare per fargli fare la presenza o la passeggiata in centro o fuori, non ha senso. Un conto è farli rientrare, ma se si ritiene che non siano sufficienti si deve mettere mano al portafoglio e fare delle assunzioni.
Sì, ma finché lei era assessore, stavano via da Bassano? Andavano troppe volte a Cismon o a San Nazario rispetto a Bassano, o cose del genere?
Stavano via le volte che erano necessarie. C’erano delle necessità da parte dei Comuni e venivano disposti i servizi. Però quello che doveva essere il contributo diurno, serale e notturno a Bassano, veniva dato. Anche perché Bassano non soffriva di questa “mancanza”. Con le forze e con le possibilità che avevamo, non abbiamo fatto sentire la città sola, la città insicura, la città abbandonata. E c’era l’impegno da parte di tutti gli agenti di dare il massimo. E quel massimo da parte degli agenti siamo riusciti a portarlo avanti, per anni. Penso che i cittadini ci riconoscono che abbiamo fatto il nostro e forse anche qualcosa di più.
Non è un segreto che lei stava praticamente tutti i giorni o quasi in Comando in via Vittorelli, dove aveva anche il suo ufficio. Com’è possibile che adesso si dica che il Comune di Bassano non può gestire per le sue esigenze la Polizia Locale, finché questa rimane nell’Unione?
È una balla.
Col rientro della Polizia Locale sotto il Comune, cosa prevede la sua sfera di cristallo?
Visto come è stata trattata la Polizia Locale, con gli agenti che non sono stati neanche presi in considerazione, non prevedo un feeling almeno nell’immediato. Si prevede anche che qualcuno cercherà altri lidi per rispettare meglio le sue funzioni.
Se lei fosse assessore adesso, cosa farebbe?
Continuerei a fare quello che ho sempre fatto e nelle condizioni in cui è attualmente la Polizia Locale.
Cioè?
Cioè non avrei nessun problema a governare la Polizia Locale.
E sulla questione dell’uscita della Polizia Locale dall’Unione Montana, come si sarebbe comportato?
Innanzitutto mi sarei battuto perché le cose rimanessero com’erano. Forse questa scelta è stata fatta a seguito dei piagnistei di qualcuno. La Polizia Locale era una Ferrari, portata ad esempio in tutto il Vicentino. Ma non puoi vendere la Ferrari perché chi dovrebbe farlo non riesce a guidarla.
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