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Sollevazione dei residenti di San Lazzaro, chiamati a raccolta dal consigliere comunale Manuel Remonato, sul “caso nomadi”. Sollecitata l’elezione del nuovo consiglio di quartiere, vacante da un anno, e inviato un esposto al prefetto
Pubblicato il 17 nov 2024
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In principio era il caos, e tuttora lo è.
Mi riferisco alla situazione riguardante due famiglie nomadi che sono residenti (lo so che dire “nomadi” e “residenti” è una contraddizione in termini, ma è così) a Bassano del Grappa.
Cercherò di riassumere il caos nelle righe che seguono e per comodità di esposizione le chiameremo famiglia A e famiglia B.
Foto Alessandro Tich
La famiglia A è quella del gruppo di giostrai attualmente stanziati in quartiere San Vito, negli spazi dell’ex caserma Fincato.
Dovevano essere trasferiti in via Prè, che nonostante il nome appartiene al quartiere San Lazzaro, nella piazzola attrezzata per la sosta dei “carriaggi” di abitazione degli esercenti di attività di spettacolo viaggiante, a pochi metri dall’area del depuratore.
È quanto aveva deciso nell’ottobre dell’anno scorso l’amministrazione comunale, che aveva destinato 30mila euro per l’adeguamento della piazzola allo scopo e per gli allacciamenti elettrici e fognari.
Il trasferimento a San Lazzaro tuttavia non è avvenuto, prolungando la permanenza della famiglia A alla ex Fincato, perché qui entra in scena la famiglia B.
Si tratta del gruppo di nomadi che si erano acquartierati nell’area camper del parcheggio Gerosa in viale De Gasperi.
Lo scorso luglio, a seguito dello sgombero dell’area camper deciso dall’amministrazione comunale dopo le lamentele degli altri utenti del parcheggio turistico, la famiglia B era stata spostata dal Comune in uno spazio “precedentemente loro riservato” in quartiere Prè, ex residenza dei Poropat, storica famiglia nomade di Bassano.
Ma a settembre i loro mezzi erano riapparsi nell’area camper del Gerosa, dal momento che, come spiegato in tivvù dall’assessore Alessandro Campagnolo, lo spazio di quartiere Prè “non era una soluzione adeguata alle loro esigenze” in quanto privo di allacci per i rifornimenti d’acqua e di energia elettrica.
Morale della favola: adesso la famiglia B, con due minori a carico, è stata sistemata dal Comune nella piazzola attrezzata di via Prè in quartiere San Lazzaro, dove invece doveva sistemarsi la famiglia A.
Ed è da qui, dopo aver brevemente ripercorso le varie puntate del caos, che comincia la storia di oggi.
La storia di oggi è quella di un’autentica levata di scudi sul “caso nomadi” dei residenti di quartiere San Lazzaro, che intervengono numerosi ad un incontro con la stampa convocato da Manuel Remonato, consigliere comunale di è il Momento e vicepresidente del consiglio comunale, anch’egli residente a San Lazzaro.
È una sollevazione trasversale e oltre a Manuel Remonato sono presenti anche gli altri tre residenti del quartiere candidatisi alle ultime amministrative in liste diverse: Stefano Facchin (già presidente del quartiere e già presidente del consiglio comunale), Ornella Busetti e Matteo Remonato.
Come sottolinea il consigliere di è il Momento, a monte del problema vi è la mancanza di rappresentatività del quartiere nei confronti dell’amministrazione comunale, che riguardo alle questioni che interessano la frazione - come quella dei nomadi - non dispone di un interlocutore istituzionale per San Lazzaro.
Esattamente un anno fa, il 16 novembre 2023, il consiglio di quartiere si è infatti dimesso in blocco all’assemblea straordinaria dei residenti, che presentava tra i punti all’ordine del giorno la “costruzione del campo rom in zona depuratore”, e da allora non è stato più rinnovato.
Ci ritornerò più avanti.
Remonato definisce “una forzatura” la prima decisione di spostare i nomadi dal Park Gerosa all’area non attrezzata di quartiere Prè, accusa l’amministrazione di comportarsi come quelli “che non sanno risolvere un problema e mettono la polvere sotto il tappeto” e afferma che “a quanto pare, il tappeto è San Lazzaro”.
Riferisce di una riunione che ha avuto ancora tre mesi fa col sindaco Finco, con l’assessore Campagnolo e col comandante della Polizia Locale.
“In quella riunione - prosegue - gli ho detto di trovare una soluzione, ma anche di mantenere la parola data agli abitanti di San Lazzaro nell’assemblea in cui si è dimesso il consiglio di quartiere.”
E la parola data, in sostanza, era quella di spostare nell’area attrezzata di via Prè la famiglia di giostrai di San Vito perché le persone di San Lazzaro “nonostante i malumori per la scelta fatta” avevano comunque avuto modo “di vedere chi sono” e “in una comunità, fino a prova contraria, le persone si guardano e si conoscono”.
Ma a quella riunione di tre mesi fa, rivela il consigliere comunale, “è seguito il silenzio”.
A tal proposito, Manuel Remonato esibisce lo screenshot delle “sette chiamate al cellulare senza risposta all’assessore Campagnolo” e del suo messaggio del 20 settembre a Campagnolo con la scritta “aspetto una sua chiamata”.
Fino a che, all’improvviso, l’amministrazione ha convocato i presidenti dei quartieri “senza sapere che San Lazzaro un presidente del quartiere non ce l’ha” e “d’accordo coi presidenti dei quartieri” ha deciso di portare temporaneamente la famiglia del Park Gerosa a San Lazzaro “perché non possono passare l’inverno senza allacciamenti”.
“Le persone in questo momento sono state spostate, senza dire niente a nessuno, senza avvisare nessuno - dichiara Remonato -. Nessuno ha dato nessuna spiegazione, se non l’altro giorno in televisione dicendo che “questa è una soluzione provvisoria”. E allora, se è una soluzione provvisoria, ha un tempo. Quello che noi chiediamo è che ci venga data una tempistica, quindi cosa si intende per “provvisorio” nella situazione che stiamo affrontando qua a San Lazzaro.”
“Continuiamo a voler andare avanti con questa cosa di fare tutto senza coinvolgere i cittadini - incalza il consigliere -. Perché abbiamo dato prova, qui a San Lazzaro, che noi cittadini, se coinvolti e se vengono fatti dei passaggi in maniera onesta, possiamo capire cosa succede. Ma non vogliamo neppure farci prendere in giro.”
Ma il problema a monte, come anticipato prima, è che per coinvolgere i cittadini serve anche un interlocutore di intermediazione tra i residenti e l’amministrazione comunale. Da un anno il consiglio di quartiere di San Lazzaro è decaduto, presidente compreso, a seguito di dimissioni e quindi quell’interlocutore non c’è.
“Da un anno non riusciamo ad essere rappresentati e ancora in data 19 settembre ho fatto una richiesta molto diretta al Comune di riandare alle elezioni del consiglio di quartiere - riferisce il consigliere di è il Momento -. E c’è una norma del Tuel, Testo unico degli enti locali, che dice che al consigliere comunale il Comune deve rispondere entro 30 giorni.”
“L’11 di ottobre ho fatto una seconda richiesta, sempre tramite posta certificata, chiedendo nuovamente una risposta - continua -. Il 4 novembre ho rifatto un’ulteriore richiesta e ancora una volta non ho avuto risposta.”
E infine rivela: “L’altro ieri ho fatto un esposto al prefetto, che si fa nei casi in cui la norma del Tuel non venga rispettata, osservando come consigliere che il Comune non può non rispondere a richieste di questo genere.”
“Noi vogliamo che ci siano delle persone che possano essere rielette e vogliamo avere un presidente del quartiere che possa andare nelle sedi istituzionali a parlare - commenta al riguardo -. Non può essere che ci siano mille persone che abitano in questo quartiere e che non vengano interpellate ormai da un anno e dopo aver chiesto per tre mesi di fare delle elezioni di quartiere, questa cosa non venga neanche presa in considerazione.”
“Questo è inaccettabile - conclude -. Io come consigliere penso che non si possa andare avanti in questo modo e pretendiamo di essere rappresentati da qualcuno, chiunque esso sia, che deve essere eletto al più presto, anche se nel 2025 si dovranno fare le elezioni per tutti i quartieri.”
Così parlò Re Monato, giovane capopopolo e portavoce pro tempore di un quartiere che attende di essere considerato nuovamente come tale.
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