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Tanto tempo Pfas
L’origine dell’inquinamento da Pfas rilevato nelle acque superficiali a San Michele risale a decenni fa. Le minoranze chiedono l’istituzione di una commissione d’indagine per approfondire il problema e fermarlo alla fonte
Pubblicato il 03 ago 2024
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La sigla Pfas (acronimo inglese di sostanze alchiliche perfluorurate o perfluoroalchimiche), degna dell’edizione più avanzata del Piccolo Chimico, era un termine praticamente inesistente nel vocabolario bassanese.
Causa della più grave emergenza ambientale e sanitaria del Veneto, concentrata nella “zona rossa” dell’Ovest Vicentino a seguito degli sversamenti in falda dell’industria chimica ora fallita Miteni di Trissino, dalle nostre parti i Pfas sono rimasti degli illustri sconosciuti.
Finché un bel giorno l’Associazione Acqua Bene Comune Vicenza, dopo un accesso agli atti dell’Arpav, ha reso noto il problema, sostituendosi a chi per primo dovrebbe informare i cittadini e cioè il Comune di Bassano del Grappa: la rilevazione “non occasionale” di sostanze perfluoroalchiliche nelle acque superficiali di San Michele, nella zona di via Morelli. La notizia è uscita fuori come un Pfas a ciel sereno lo scorso 20 marzo e da allora è iniziata questa storia.
Paolo Retinò, Maria Di Pino e Riccardo Poletto in conferenza stampa (foto Alessandro Tich)
Diciamo subito che i Pfas, utilizzati ovunque in campo industriale per la loro capacità di rendere i prodotti impermeabili all’acqua e ai grassi, sono delle brutte bestie da neutralizzare e da smaltire se rilevati in natura.
Oggi queste sostanze sono conosciute per la contaminazione ambientale che hanno prodotto negli anni a causa della loro stabilità chimica e termica, che le rende resistenti ai processi di degradazione naturale e alle alte temperature.
In altre parole, sono sostanze “persistenti”.
Secondo un’ampia letteratura scientifica, inoltre, se ingeriti per via alimentare i Pfas persistono anche negli organismi viventi, compreso l’uomo, dove risultano essere tossici ad alte concentrazioni, con potenziali conseguenze anche cancerogene.
Va immediatamente specificato - come sottolineato anche in altri nostri articoli - che la rilevazione di Pfas a San Michele ad opera dell’Arpav riguarda solamente le acque superficiali, nella fattispecie un canale in parte tombinato che attraversa la zona interessata nei pressi dell’ex discarica Pascolara per poi riversarsi nel Silan, e non tocca fortunatamente la rete dell’acquedotto (e quindi l’acqua dei rubinetti domestici) e la falda acquifera.
Ma ciò non significa che la questione non debba essere affrontata con l’opportuna dose di precauzione preventiva.
Nel consiglio comunale dello scorso 30 luglio l’argomento Pfas è stato all’ordine del giorno grazie a un’interrogazione presentata dalle minoranze nella quale, tra le altre cose, è stato anche chiesto all’amministrazione comunale di rendere immediatamente pubblici gli esiti delle ultime analisi condotte in zona San Michele.
Nella sua risposta, l’assessore all’Ambiente Andrea Viero ha riferito che è in atto il monitoraggio di 13 punti nell’area compresa tra le vie Morelli e Pascolara e che il punto di maggiore interesse è un tubo con scarico continuo nei pressi di via Morelli - il canale in parte tombinato di cui sopra - dove è stata rilevata una concentrazione di Pfas di “qualche centinaio di nanogrammi per litro”.
Viero ha ancora assicurato che i monitoraggi continueranno e che nei prossimi mesi sarà organizzato un incontro pubblico in collaborazione con Arpav invitando i componenti della commissione comunale Territorio e il comitato di quartiere San Michele. Ha aggiunto che in caso di qualsiasi rischio per la salute pubblica, il Comune assieme agli enti preposti deciderà quali iniziative porre in essere, informando al riguardo la cittadinanza.
E mentre si è ancora in attesa che il Comune renda noti gli esiti in dettaglio delle ultime rilevazioni a San Michele (ma dovrebbe essere burocraticamente questione di pochi giorni), le opposizioni consiliari ritornano sull’argomento con una conferenza stampa convocata nella sede di via Marinali della civica Bassano per Tutti - Europa Verde.
“Dobbiamo tenere alta l’attenzione sui rilevamenti di Pfas di via Morelli a San Michele - esordisce Paolo Retinò -. Nelle parole di Viero si confermano le centinaia di nanogrammi per litro ma la comunità scientifica è unanime nell’affermare che la concentrazione di Pfas deve essere tendente a zero. Anche se i Pfas sono inquinanti che non portano velocemente conseguenze sanitarie, la loro presenza nei territori è un’emergenza pari agli scandali del Ddt e dell’amianto.”
In tutto questo puzzle da ricomporre, una cosa appare certa: la presenza di perfluoroalchilici nel rivolo di via Morelli non è un problema recente ma risale a tanto tempo Pfas, addirittura ad alcuni decenni orsono.
Accanto allo sversamento di sostanze perfluoroalchiliche dal percolato dell’ex discarica Pascolara, che viene raccolto e inviato a trattamento da Etra, c’è appunto di “rebus” di via Morelli del quale è ancora ufficialmente ignota la fonte.
“Secondo quello che ci riferiscono i residenti di San Michele, la contaminazione è conseguenza di carichi e scarichi anomali su area privata nei tempi passati - rivela Retinò -. È accaduto alcuni decenni fa, prima della Pascolara o a fianco di essa, con lo scarico abusivo di rifiuti irregolari.”
“I Pfas sono noti come “inquinanti eterni” - conclude -. Non vogliamo allarmare nessuno, ma sulla sicurezza da Pfas bisogna stare attenti.”
Ed è a questo punto che Maria Di Pino, che parla a nome del PD in accordo con le altre forze di minoranza, lancia la proposta all’amministrazione comunale:
“Chiediamo che venga istituita una commissione consiliare straordinaria in modo da verificare il più celermente possibile la fonte inquinante, per poi stabilire gli interventi idonei di bonifica.”
“Questo è un tema trasversale, al di là delle appartenenze politiche - continua -. Non vogliamo allarmare, ma anche non sottovalutare un dato che c’è. La risposta che abbiamo ricevuto va bene, i dati non sono allarmanti per la falda. Ma non sono tranquillizzanti per le acque di superficie.”
Riccardo Poletto riassume i due punti principali della proposta delle minoranze:
“Il primo è che il sindaco dica immediatamente e chiaramente alla popolazione interessata, nella forma che riterrà più opportuna, di non utilizzare l’acqua di superficie per irrigare orti e giardini e per abbeverare gli animali.”
“Il secondo è l’istituzione di una commissione consiliare d’indagine che può audire chi vuole per fare una ricostruzione non solo tecnica ma anche politica di quello che è successo negli ultimi decenni.”
Nell’occasione c’è anche Mariagrazia Parolin, referente locale di quell’Associazione Acqua Bene Comune Vicenza a cui va il merito di avere scoperchiato la bollente pentola ambientale.
“Dopo aver fatto l’accesso agli atti di Arpav, ci siamo rivolti all’amministrazione comunale e al consiglio di bacino Brenta - riferisce -. Il consiglio di bacino ci ha risposto che sarebbe stato istituito un tavolo tecnico tra Provincia, Regione, Comune di Bassano, Etra e Ulss 7 per affrontare la questione, cosa che non è ancora stata fatta.”
“Va benissimo la commissione consiliare d’indagine, ma auspichiamo ancora il coinvolgimento più ampio degli enti - prosegue Mariagrazia Parolin, riassumendo efficacemente l'intera questione -. È vero che la concentrazione di Pfas è bassa, ma l’acqua che scorre infiltra il terreno. Il tempo di dimezzamento dei Pfas è di 42 anni. Quella roba scorre da decenni, bisogna trovarla e fermarla.”
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