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I Love Ius
I sindaci di centrosinistra di Vicenza, Padova e Verona presenteranno una mozione nei rispettivi consigli comunali a sostegno dello Ius Scholae. Considerazioni a ruota libera sulla questione, con riflessi conclusivi bassanesi
Pubblicato il 22 ago 2024
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Aaah, la scuola… Quando ne sento parlare mi vengono sempre in mente i tempi in cui andavo alle elementari in quel di Mestre, alcuni secoli fa.
Eravamo tutti figli del boom economico - quelli che oggi vengono etichettati come Baby Boomers -, tutti maschi perché andavamo a scuola dalle suore e le classi erano sessualmente separate ed eravamo in tanti, ma tanti veramente.
Gli assembramenti pre Covid hanno avuto origine nelle aule scolastiche di quell’epoca, conseguenza di un’esplosione demografica che per essere mantenuta non aveva bisogno dell’apporto di cittadini arrivati dall’estero, che peraltro erano ancora molto rari.
Foto da Facebook / Ius Scholae
Soprattutto, tutti noi scolaretti eravamo nati in Italia, di razza caucasica e tutti bianchi come gli orsi polari.
Non posso dire che eravamo tutti veneti, perlomeno di origine, perché in quegli anni Mestre era una città di forte immigrazione interna dal resto del Paese e non solo dal sud.
Nel condominio dove abitavo i residenti parlavano diversi dialetti, oltre al veneziano: toscano, campano, genovese, piemontese.
Mi ricordo anche un mio compagno di catechismo (perché in quanto a suore, tra scuola e doposcuola, ho fatto una autentica full immersion) che di cognome faceva Di Napoli, era nato a Napoli e abitava in via Napoli. Quando si dice la coerenza.
In quei tempi eravamo quindi diversamente italiani, l’immigrazione straniera era un fenomeno ancora lungi a venire e non ci siamo mai posti il problema delle rispettive diversità: perché, semplicemente, non era un problema.
Ma sono ben conscio dell’evidenza storica che sottende la storiella personale che vi ho appena raccontato: rispetto all’Italia di oggi quello era un altro pianeta.
Non starò qui adesso a rifilarvi tutta la pappardella sociologica dei flussi migratori nel nostro Paese, delle comunità urbane sempre più multiculturali e delle classi scolastiche etnicamente miste, fenomeno dell’Italia del Terzo Millennio che do per assodato al di là di qualsiasi opinione al riguardo.
Arrivo subito al dunque.
In questi giorni la discussione nazionale sul concetto di italianità ha registrato un’improvvisa impennata, alimentata anche dalle diverse medaglie olimpiche, sia individuali che di squadra, conquistate a Parigi da atleti italiani non propriamente di carnagione vannacciana.
Paola Egonu (che tra l’altro è nata a Cittadella) e Mattia Furlani a parte, a scombussolare adesso le coscienze tricolori più integraliste è la questione dello Ius Scholae.
Vale a dire la possibilità, per chi è nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri e sia risieduto legalmente e senza interruzioni in Italia, di acquisire su richiesta la cittadinanza italiana a condizione che abbia frequentato regolarmente per almeno 5 anni uno o più cicli scolastici presso istituti appartenenti al sistema nazionale di istruzione.
Così recitano, in sintesi, le proposte discusse in Parlamento, presentate dal Partito Democratico e dal Movimento 5 Stelle, ma mai diventate legge.
È pacifico che il tema della cittadinanza italiana conseguibile per diritto scolastico sia diventato un cavallo di battaglia del centrosinistra.
Ma l’aspetto singolare è che a premere l’acceleratore sullo Ius Scholae, proiettandolo tra le notizie di attualità del momento, sia un partito di centrodestra, che ha preso in contropiede gli alleati di schieramento Lega e FdI: è Forza Italia.
Antonio Tajani, segretario nazionale di Forza Italia, ministro degli Esteri del Governo Meloni e autorevole sostenitore dell’iniziativa, ha dichiarato ieri a La Repubblica: “Svegliamoci, il mondo è cambiato. Il Paese è maturo per lo Ius Scholae.”
Parole di apertura nei confronti della cittadinanza acquisita per ciclo scolastico completato sono giunte anche per voce del senatore vicentino Pierantonio Zanettin, coordinatore provinciale del partito.
I forzisti hanno annunciato la presentazione in Parlamento a settembre di una nuova proposta di legge che riconosce ai minori stranieri il diritto alla cittadinanza italiana, ma al termine di un percorso di studi completo.
La proposta di FI, che ha ricevuto l’appoggio anche di Noi Moderati, differisce cioè da quelle del PD e del M5S per l’arco di tempo che dà accesso al diritto: prevede il completamento di almeno 10 anni di studi, e cioè dell’intero ciclo della scuola dell’obbligo, invece che 5.
Ma l’impianto culturale del progetto legislativo è lo stesso e dichiarazioni di “apertura positiva” al confronto sono giunte dal fronte del Partito Democratico e degli altri gruppi parlamentari di centrosinistra, creando le basi per un inedito accordo trasversale con Forza Italia su questo tema.
Come dice il saggio, ne vedremo delle belle.
Intanto qui nel Veneto si registra una novità.
I tre primi cittadini in quota centrosinistra Giacomo Possamai, sindaco di Vicenza, Sergio Giordani, sindaco di Padova e Damiano Tommasi, sindaco di Verona, presenteranno nei rispettivi consigli comunali una mozione ad hoc a sostegno del progetto di legge sullo Ius Scholae.
Per la serie: I Love Ius.
L’iniziativa dei sindaci delle tre città capoluogo ha ricevuto oggi il plauso del portavoce delle opposizioni in consiglio regionale Arturo Lorenzoni.
“È una proposta intelligente - dichiara Lorenzoni in merito allo Ius Scholae in una nota trasmessa in redazione - per superare la situazione paradossale di molti giovani nati qui, formati nelle nostre scuole, e di fatto incentivati a partire verso altri Paesi europei.”
“Concedere loro la cittadinanza - aggiunge - sarebbe un modo per farli sentire a casa propria e per affrontare seriamente il tema del calo demografico che minaccia pesantemente la nostra economia.”
Sempre oggi la capogruppo del PD in consiglio regionale Vanessa Camani ha annunciato che il suo gruppo consiliare presenterà a sua volta una mozione a sostegno dell’introduzione dello Ius Scholae.
“Sono quasi centomila gli studenti con cittadinanza straniera solo nella nostra regione - afferma -. E di questi, oltre il 70% è nato in Italia: una realtà ampia, che richiama alla necessità di riconoscere diritti e uguaglianza a chi ha già un legame forte e duraturo con il territorio.”
“L’iniziativa, che proporremo di condividere anche a tutti i consigli comunali - rimarca Camani -, ha l’obiettivo di sensibilizzare le forze politiche su un tema cruciale che riguarda la vita di migliaia di bambini e attorno al quale la società appare ancora una volta più avanti di chi ci governa.”
L’iniziativa sarà condivisa anche dal consiglio comunale di Bassano del Grappa?
Come per il ministro e segretario della Lega Matteo Salvini la questione dello Ius Scholae “non è una priorità e non è nell’agenda di governo”, così ho ragione di ritenere che anche per il sindaco leghista di Bassano Nicola Finco l’opportunità di affrontare l’argomento sul piano locale sia tutto, fuorché prioritaria.
Ma la composita natura della giunta e della maggioranza bassanese non è formata solo dalla Lega e da Fratelli d’Italia, quest’ultimo partito di cui fa parte anche il censore medievalista Ius Pietrosante.
L’attuale governo cittadino consta anche di una componente moderata capeggiata proprio da Forza Italia, il partito che esprime il vicesindaco Mariano Scotton, e ancora rappresentata da Impegno per Bassano, da una molecola di Democrazia Cristiana e da una civica che contiene anche un atomo di Italia Viva.
Un “melting pot” di centro e dintorni che può rivelarsi sensibile alla discussione di temi sinistri come quello della cittadinanza italiana per i figli di immigrati.
Se non altro, tenendo conto della attuale realtà demografica del Comune di Bassano del Grappa, fotografata dall’ultimo Annuario Statistico comunale e in linea con le tendenze dei precedenti anni: 4.090 bassanesi, e cioè quasi un cittadino su dieci, sono stranieri, con un saldo positivo di + 113 nel 2023 rispetto al 2022.
Per questo, sinceramente, non vedo la prospettiva di condivisione della mozione sullo Ius Scholae in consiglio comunale a Bassano come una Mission: Impossible.
Il tema del diritto di cittadinanza dei bambini di origine straniera nati nel nostro Paese, o stabilitisi in Italia in tenera età, non può ridursi a una questione di principio mondialista per il centrosinistra, ma non può neppure rappresentare un antistorico tabù per il centrodestra.
Sarebbe quindi cosa buona e giusta che se ne parlasse democraticamente anche in riva al Brenta.
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