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Redazione
Bassanonet.it
Attesi al varco
Il Comitato di Quartiere di San Zeno risponde alle associazioni di categoria, contrarie ai varchi sulle vie Lughi e del Rosario per limitare l’accesso dei mezzi pesanti allo svincolo di Cassola della SS47. “Se queste sono le Radici Future…”
Pubblicato il 24-11-2023
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La notizia era arrivata in redazione nei giorni scorsi, ma non me ne sono ancora occupato. Ne faccio dunque un riassunto preliminare.
Il 17 novembre un comunicato stampa della Confcommercio mandamentale ha preso di mira un’ordinanza della Polizia Locale del Comune di Cassola che impone “nuove e stringenti limitazioni” alla circolazione stradale dei veicoli di lunghezza superiore a 7 metri in via Lughi e via del Rosario.
Sono le due vie, tanto per capirci, di ingresso e di uscita dello svincolo di Cassola della tangenziale SS47 Valsugana. Qui l’amministrazione di Cassola ha fatto installare dei varchi elettronici per il controllo degli accessi.
Via Lughi angolo via del Rosario a San Zeno, oggi. Foto Alessandro Tich
Per Confcommercio si tratta di “una situazione a dir poco paradossale” che penalizza i mezzi pesanti “più lunghi” che “servendo le tantissime aziende industriali, artigianali e commerciali della zona, devono accedere e rientrare in SS47”.
Lascio stare il resto del comunicato, che ha già trovato ampio spazio nella stampa locale. Analoghe proteste erano state espresse dal raggruppamento di Confindustria.
Va anche ricordato che sempre il 17 novembre era stato diffuso un comunicato di replica alle associazioni di categoria del sindaco di Cassola Aldo Maroso.
“L’attivazione dei varchi - ha spiegato Maroso - risponde alle richieste dei residenti della zona, che lamentano gli accessi impropri di veicoli di grosse dimensioni lungo strade troppo strette, sulle quali già da tempo vige un divieto.”
Considero già noto anche il resto del comunicato del sindaco, come da articoli già apparsi sul media locali.
La novità di oggi è un intervento trasmesso in redazione dal Comitato di Quartiere di San Zeno di Cassola, che parlando “in rappresentanza della popolazione” esprime il proprio punto di vista alle associazioni di categoria, come dal testo che segue.
COMUNICATO
Se queste sono le “Radici Future” …
Come abitanti di San Zeno di Cassola, la scorsa settimana abbiamo assistito con sdegno ed amarezza ad una serie di comunicati stampa e di interviste giornalistiche critiche nei confronti della decisione del Comune di Cassola di attivare i cosiddetti “varchi” in Via Lughi e in Via del Rosario.
Com’è stato spiegato in altri servizi giornalistici, si tratta di un sistema di controllo automatico, volto ad accertare la violazione dei divieti di transito dei camion superiori a 7 metri di lunghezza. Divieti presenti da più di vent’anni in almeno 5 percorsi riconducibili a quelle due vie e da più di vent’anni sistematicamente violati dai camionisti.
Fa specie che, da un lato, si facciano campagne per la sicurezza sulle strade, la sostenibilità delle imprese e la legalità in generale, e, dall’altro, i vertici di alcune associazioni di categoria protestino se sono fatte rispettare le leggi, garantito un livello accettabile di sicurezza per gli utenti della strada più deboli (pedoni e ciclisti) e una migliore vivibilità per gli abitanti.
In tanti anni, nessuno di questi imprenditori si è mai interessato dei diritti di chi abita 24 ore al giorno in quelle vie. Nessuno ha mai riflettuto sulla possibilità che vi abitino anche collaboratori o dipendenti delle proprie imprese (o parenti di questi ultimi), dei quali si afferma di voler difendere il posto di lavoro, disinteressandosi della loro qualità della vita.
In un paese “normale”, chi viola la legge non va in tv a lamentare i danni subìti dall’applicazione di quella legge, soprattutto dopo che, per tanti anni, chi ha subìto la violazione sistematica della medesima legge ha dovuto sopportare danni alla salute (dovuti all’inquinamento da polveri, all’inquinamento acustico, alla presenza di continue vibrazioni, ecc.), danni alle recinzioni e ai muretti, senza contare i continui danni a strade, lampioni e pali del telefono, più volte divelti, alla cartellonistica stradale, e chi più ne ha più ne metta.
Siccome, però, questo non è più un paese “normale”, oltre a farsi beffe dei divieti, chi provoca questi danni nemmeno si ferma, per cui vien da dire che anche la maleducazione regna sovrana.
È umanamente comprensibile che i residenti (circa una cinquantina di famiglie che diventano ben oltre il centinaio, considerando tutti gli annosi divieti delle due vie) siano stanchi di subire la tracotanza di chi ha deciso che loro debbano essere sacrificati sull’altare degli interessi delle aziende del territorio circostante.
Ci si chiede cosa farà mai il corriere che si rifiuta di consegnare la merce a quelle aziende, perché non può più passare (violando la legge) per Via Lughi o Via del Rosario, quando dovrà consegnare in città in cui la circolazione stradale è senz’altro più complessa ed intricata di questa.
Certo, anche la legge può essere criticata, se si ritiene sbagliata, ma non è questo il caso.
I tratti di strada in questione sono presenti da almeno una quarantina di anni e, all’epoca della loro realizzazione, i mezzi erano decisamente di dimensioni minori rispetto a quelle attuali, ed anche il numero di transiti era molto inferiore. Ormai da più di vent’anni, Via del Rosario e Via Lughi non sono in grado di sopportare il passaggio di circa 700 camion al giorno, anche per le dimensioni delle loro carreggiate, che esporrebbero ad un rischio elevatissimo per l’incolumità i ragazzi che vanno a scuola, o che si muovono in bici o in moto (oltre a tutti gli altri ciclisti), e chi vi transita a piedi, magari con passeggini o con cani al guinzaglio.
Meraviglia e al contempo preoccupa che rappresentanti di importanti Organizzazioni non si siano documentati prima di fare comunicati sprezzanti della dignità delle persone che risiedono nelle suddette vie. Si spera che si sia trattato di uno scivolone in buona fede, frutto di una superficiale valutazione della questione. Ma soprattutto si confida in una più attenta rivalutazione di quanto indicato nei comunicati e nelle interviste.
Ciò, anzitutto, alla luce del fatto che una viabilità alternativa e meno pericolosa rispetto a quella di Via Lughi e Via del Rosario esiste, è segnalata e comporta un’esigua differenza di tempistiche (in taluni casi, addirittura nulla!).
Questo vale per i camion che arrivano da Trento, diretti verso Via Nardi (dove ci sono il maggior numero di aziende), che possono semplicemente proseguire in direzione sud, superare l’uscita di San Zeno, girarsi nella successiva rotatoria e imboccare nuovamente la stessa strada in direzione nord, verso l’uscita consentita ai camion, sita in Via Lughi, all’altezza della Ditta “Bremen Acciai”, da lì, facendo poche decine di metri si arriva in Via Nardi.
Anche i camion che devono entrare in superstrada per andare verso Vicenza o Padova (finché non torna operativo il sovrappasso e/o la nuova Bretella ANAS), possono entrare nel raccordo di “Fellette” in direzione nord, proseguire fino al raccordo di “Romano Nord” e lì rientrare subito in superstrada in direzione sud.
Auspichiamo che per aziende ed associazioni che professano valori condivisibili come la “sostenibilità”, l’“etica d’impresa” e che hanno “la barra sull’Orizzonte 2030” delle Nazioni Unite, sarà facile comprendere il pesante contributo viabilistico allo sviluppo del tessuto economico circostante, tuttora dato da Cassola, più precisamente dalla frazione di San Zeno, che è tagliata dalla Superstrada Pedemontana Veneta, dalla Superstrada Statale 47, dalla Bretella ANAS in costruzione da molti mesi, dalla linea ferroviaria Trento-Venezia e da quella Bassano-Padova, con ben tre passaggi a livello.
È il caso di dire che San Zeno ha già dato molto per lo “sviluppo del tessuto economico” del territorio Bassanese e non solo.
Stupisce che le Associazioni imprenditoriali non l’abbiano capito. E se queste sono le “Radici Future”, c’è poco da sperare nei frutti dei loro alberi, per la “sana e felice crescita” economica e culturale delle nostre comunità.
Il Comitato di Quartiere di San Zeno, in rappresentanza della popolazione.
Giovanni Tolfo
Matteo Bonin
Federica Ceccon
Matteo Lorenzato
Anna Battaglia
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