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Morte sul lavoro altrui
Tragedia di Mestre e morti sul lavoro: la provocazione dell’ex sindaco di Romano d’Ezzelino Luciano Dissegna e le mie considerazioni al riguardo
Pubblicato il 07 ott 2023
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Della tragedia di Mestre mi sono già occupato nel mio precedente articolo “Pensieri a mezz’asta”.
In quella sede avevo espresso alcune considerazioni sulla percezione di quanto accaduto, al netto degli sviluppi di cronaca sulle indagini riguardanti la sciagura che continuano a susseguirsi a ritmo quotidiano. Con quell’editoriale ritenevo di aver detto tutto quello che avevo da dire, per non correre il rischio, come avevo chiarito all’inizio del testo, di non scrivere parole a vuoto.
Ma una comunicazione pervenuta in redazione mi spinge, mio malgrado, a ritornare sull’argomento proprio oggi, giornata di fiera e di festa a Bassano.
Foto per la stampa: vigilfuoco.tv
Il mittente di quella che è una vera e propria provocazione è l’ex sindaco di Romano d’Ezzelino Luciano Dissegna, non nuovo e anzi abituato alla diffusione di interventi controcorrente.
Non sono ovviamente tenuto né obbligato a prendere in considerazione ogni messaggio che arriva in redazione, ma quello di Dissegna pone a modo suo una questione meritoria di attenzione.
Nel suo breve intervento intitolato “Morti sul lavoro di serie A e B”, Dissegna scrive testualmente:
“La morte sul lavoro più clamorosa di quest'anno, quella del povero autista del pullman di Mestre, sta passando in secondo piano non costituendo per la politica, soprattutto sinistra e sindacati (ma non solo) la solita occasione per criminalizzare le imprese soprattutto quelle piccole.”
Interpretando liberamente il pensiero dell’ex sindaco: quella di Alberto Rizzotto, l’autista trevigiano del pullman volato giù dal cavalcavia di Mestre, è una morte sul lavoro “di serie B”: non ha generato il consueto sdegno generalizzato che consegue alle disgrazie in ambito lavorativo e che punta il dito sulle responsabilità delle imprese ovvero dei datori di lavoro delle vittime.
Quella di Dissegna è una chiave di lettura a dir poco insolita, per non usare altri aggettivi.
Innanzitutto perché la morte sul lavoro dell’autista è avvenuta “in itinere”, come si dice in linguaggio tecnico, e cioè al di fuori della sede di lavoro.
Solo i riscontri delle indagini sui resti dell’autobus consentiranno di verificare se l’automezzo fosse guasto in partenza, con conseguente effettiva responsabilità della ditta di autotrasporti proprietaria del pullman.
E poi anche per la dimensione della tragedia. Quello dell’autista deceduto è uno dei tanti drammi singoli del dramma generale di questo incidente ed è naturale che, al cospetto di una simile ecatombe, il particolare aspetto del conducente “vittima del lavoro” passi in secondo piano.
Non è questo, peraltro, il punto. Sembra quasi infatti, a leggere le parole di Dissegna, che qualcuno non aspetti altro che la “solita occasione” - quella in cui ci scappa il morto, come si suol dire - per “criminalizzare” le imprese, addossando la paternità di tale atteggiamento a una certa cultura politica di sinistra.
Ma la realtà delle cose ci dice che i termini della questione sono ben altri.
Neanche a farlo apposta, nello stesso giorno della mail di Dissegna è pervenuto in redazione un comunicato stampa dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega di Mestre, avente ad oggetto “Morti sul lavoro in Veneto: sempre peggio. La regione seconda in Italia per numero di vittime totali e in occasione di lavoro”.
Riassumo alcuni dei dati forniti dall’osservatorio che fa capo al centro di ingegneria della sicurezza sul lavoro Vega Engineering.
Nei primi otto mesi del 2023 i morti sul lavoro in Veneto sono stati complessivamente 60 (contro i 65 dello stesso periodo del 2022).
Di questi, 45 a seguito di infortuni mortali rilevati in occasione di lavoro, 2 in più rispetto allo stesso periodo dello stesso anno.
Continuano a diminuire invece gli infortuni mortali “in itinere”, passati rispetto al 2022 da 22 a 15.
Il Veneto, insieme al Lazio, è la seconda regione in Italia dopo la Lombardia per numero di vittime totali e la seconda anche per infortuni mortali in occasione di lavoro.
Anche se il Veneto, come specifica l’osservatorio Vega, “abbandona la zona arancione ed entra nella meno allarmante zona gialla per incidenza di mortalità”.
Sul piano degli infortuni in generale, l’attività manifatturiera (8.753 infortuni sul lavoro denunciati) è ancora il settore più colpito nella nostra regione, come nel resto del Paese, seguito da costruzioni, commercio, trasporti e magazzinaggio, sanità.
È la provincia di Verona a far rilevare il più elevato numero di denunce totali (9.455) ma è seguita a ruota dalla provincia di Vicenza con 8.862 denunce.
Nella nostra regione, nei primi otto mesi del 2023, sono 46.099 le denunce di infortunio complessive su un totale, in Italia, di 383.242: vale a dire oltre il 12% di quelle rilevate sul piano nazionale.
Si tratta di dati che parlano da soli e che confermano ancora una volta, nonostante tutte le obbligatorie misure preventive e le rigorose normative di legge al riguardo, il preoccupante deficit di sicurezza all’interno dei capannoni.
Non ritengo tuttavia che evidenziarlo, come pure dare ampia notizia - quando purtroppo succede - di un decesso sul posto di lavoro con l’inevitabile domanda di chiarezza sulle responsabilità equivalga, come sostiene Dissegna, alla “solita occasione per criminalizzare le imprese soprattutto quelle piccole”.
Nelle morti e negli infortuni di lavoro non ci sono criminali: ci sono semmai colpevoli, nel momento in cui vengono confermati come tali dalla giustizia. Ed è tutta un’altra cosa.
È pertanto inopportuno dare una “classificazione”, serie A contro serie B, al decesso di Alberto Rizzotto.
Certamente, l’autista dell’autobus volato giù dal cavalcavia di Mestre era in servizio e la sua può essere tecnicamente definita come “morte sul lavoro”. Per quanto, come affermato da Dissegna, stia “passando in secondo piano”.
Ma allora come dovremmo definire la morte delle altre 20 persone (21, se consideriamo anche il bambino che la giovane vittima croata Antonela Perkovic, al sesto mese di gravidanza, stava attendendo) decedute nell’incidente? “Morte sul lavoro altrui”?
Non è proprio il caso di sottilizzare su questi aspetti, per rispetto di tutti.
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