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Antica Trattoria Al Ponte
Si è alzato il sipario sul nuovo corso della ristorazione di Confcommercio Bassano. Ma il format della Cena sul Ponte profuma di vecchio
Pubblicato il 15 set 2023
Visto 11.722 volte
Fino adesso ho scherzato.
Ho descritto con la mia vena di ironia la Cena sul Ponte 2023 di ieri sera, trasferita a Villa Ca’ Rezzonico per le incerte condizioni meteo, ho puntato su dettagli anche simpatici, ho preso in giro il povero granchio blu eccetera.
Ora però, a cucina spenta, sento di dover dire alcune cose sulla Cena sul Ponte medesima. Cose serie. Non riferite al nuovo corso della ristorazione di Confcommercio Bassano, sul quale con l’evento di ieri si è alzato ufficialmente il sipario, ma alla cornice e all’impostazione dell’evento stesso che solo per prudenza non è stato riproposto sul nostro Monumento Nazionale.
Un’immagine di una remota edizione della Cena sul Ponte (archivio Bassanonet)
Voglio subito sgombrare il campo da ogni equivoco, per non urtare ulteriormente la suscettibilità di qualcuno.
Quella di ieri sera è stata un’ottima cena. Dalle sei portate a tavola al caffè e all’ammazzacaffè con Capovilla e Nardini, ha proposto un percorso gastronomico completo e di apprezzabile livello. I ristoratori - sulla cui professionalità bisogna accendere i fornelli e mettere la mano sul fuoco - hanno lavorato con autentico spirito di squadra e hanno dato il meglio di sé nei confronti dei commensali, placandone la fame con manicaretti all’altezza della loro fama.
Nel mio articolo precedente ho anche scritto, e qui ripeto, che è stato riscontrato un salto di qualità nelle proposte gastronomiche della cena di gala.
Non è questo il punto. Non è il contenuto.
Il nocciolo della questione è il contenitore.
Vale a dire il format, immutato ed immutabile, della Cena sul Ponte.
La formula che ogni anno - fatta ovviamente eccezione per gli anni del restauro del manufatto palladiano - si è ripetuta e continua a ripetersi in questa città.
Quando è nata, la trasformazione del Ponte in ristorante all’aperto per una sera aveva il suo perché.
Era il 1998, venticinque anni fa. Era l’anno del Millennio di Bassano, ricco di eventi e di manifestazioni celebrative.
E il 22 luglio, giorno del presunto compleanno di Bassano, venne organizzata la prima e storica Cena sul Ponte quale grande evento conviviale di augurio per le mille candeline spente dalla città. Fu un evento indimenticabile, partecipatissimo e molto sentito.
Come doveva essere.
Sarebbe rimasto ancora più indimenticabile se fosse stato anche irripetibile, ma non è andata così. La Confcommercio, e nella fattispecie quello che si chiamava Gruppo Ristoratori Bassanesi, ci ha preso infatti gusto. E il luglio di ogni anno è diventato il mese della Cena sul Ponte di Bassano.
Per anni la manifestazione è stata premiata da una grande partecipazione popolare, nel vero senso del termine. Tavoli pieni di persone di ogni età e di ogni censo.
Era la città che gradiva il fatto che il suo monumento simbolo le offrisse l’occasione di incontrarsi a tavola.
Ma era un’altra epoca: quella dei ristoranti pieni a pranzo e a cena e delle serate di gala delle rassegne dell’Asparago che riscontravano regolarmente il tutto esaurito.
Poi il tempo è passato. E con esso anche le mode e le tendenze, contestualmente ai nuovi scenari macro economici che ci sono piombati sulla testa. Tutti fattori, ai quali si è aggiunta la mazzata definitiva del Covid, che hanno cambiato, se non rivoluzionato, il nostro pensiero di consumatori.
Abbiamo anche cambiato la nostra relazione con il cibo, in rapporto in primo luogo al suo costo e alla sua quantità.
Se ne sono accorti gli stessi ristoratori, che hanno tolto dalle rassegne dell’Asparago le storiche serate di gala, quelle con un ricco buffet in giardino e un ricco menù a tavola, col presentatore e magari anche con l’orchestrina che suona, perché non più rispondenti alle esigenze dei tempi nuovi.
Ma la cena di gala sul Ponte, no. Quella continua imperterrita, nonostante il suo format che profuma ormai di vecchio.
Ma che cosa c’è di così vecchio nell’Antica Trattoria Al Ponte?
È il fatto di essere sempre e invariabilmente la stessa cosa.
Si può girarne un video e si può tranquillamente trasmetterlo per anni, facendo però attenzione che il sindaco e il presidente di Confcommercio nel frattempo non siano cambiati.
Ma non c’è più un motivo storico per il suo svolgimento, se non la solita tiritera del compleanno della città del 22 luglio.
Non c’è un motivo turistico: nessuno partecipa alla cena per poi restare a pernottare in città.
Non c’è un motivo sociale: la Cena sul Ponte ha avuto sempre uno scopo benefico, con la devoluzione di parte del ricavato a un’associazione del volontariato locale o a una struttura a supporto dei meno fortunati, come fu a suo tempo la mensa dei frati del Margnan.
Ora non c’è più neanche questo.
Non c’è neppure un motivo di richiamo giornalistico: stesso luogo, stesso rituale, stesso tutto. Non c’è notizia. Finisci con lo scrivere articoli che parlano solamente di pietanze e la cosa suscita lo stesso interesse di quando posti su Facebook la foto del piatto che stai mangiando.
Proprio per questo l’anno scorso, seppure come sempre gentilmente invitato dalla Confcommercio che organizza la serata, io non ci sono andato.
Ho fatto uno strappo alla regola quest’anno, e cioè ieri sera, ma per la rilevanza cronistica del cambio della guardia ai vertici dei fornelli bassanesi.
In altre parole: la Cena sul Ponte - come “concept” di fondo e come formula di svolgimento - non è diventata altro che un evento fine a sé stesso, un’operazione-spot, autoreferenziale e autopromozionale. E per di più, visti i costi di partecipazione, anche elitaria. O, per dirla in tono più morbido, non alla portata di tutti.
Non dico, naturalmente, che la Confcommercio e il nuovo gruppo di ristoratori che da ieri si chiama ufficialmente “Bassano da gustare” debbano per forza cambiare strada verso chissà quale direzione.
La Cena sul Ponte, in sé e per sé, è un evento da “tutto esaurito” a prescindere: 140-150 commensali che possono permettersi il prezzo di partecipazione si troveranno sempre.
E sono convinto, vista la serietà e l’orgoglio professionale dei cuochi, che nelle prossime edizioni vi si mangerà sempre meglio e in modo sempre più raffinato.
Dico solo che è una cosa che ha un sapore di passato e che la città non “sente” più come prima, per una formula di evento gastronomico invariabile e antiquata che venticinque anni fa poteva avere un senso ma che oggi lascia il piatto che trova.
Certamente saranno in molti a sostenere che continuare a proporre la cena sul Monumento Nazionale sia cosa buona e giusta. Ci mancherebbe.
Ma c’è anche chi, come un nostro affezionato lettore, esponente dell’opposta corrente di pensiero, mi ha scritto oggi su WhatsApp riferendosi all’evento conviviale, metaforicamente:
Auto blu
Sangue blu
Granchio blu
Nuntereggae più.
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