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Renzo Piano. Piano come si dovrebbe fruire la città secondo i princìpi della mobilità lenta e del turismo slow, due dei capisaldi della filosofia di Fiab, Federazione nazionale ambiente e bicicletta.
La finalità dell’organizzazione ambientalista (fonte: Santa Wikipedia) è quella della diffusione della bicicletta come mezzo di trasporto intelligente ed ecologico, in un quadro di riqualificazione dell’ambiente urbano ed extraurbano.
La Fiab è presente e attiva anche nella nostra città e Renzo Masolo, l’attuale presidente di Fiab Bassano, incarna e diffonde da sempre, e sin da tempi non sospetti, i valori che sottendono le idee, le proposte e i progetti scaturiti negli anni dalla Federazione.
Il presidente di Fiab Bassano Renzo Masolo (foto Alessandro Tich)
Il suo motto, parafrasando Giulio Cesare, potrebbe essere “Veni Vidi Bici” e se dovessi trovare una definizione che ne sintetizzi l’approccio culturale nei confronti dei problemi della mobilità cittadina dovrei invece parafrasare Erasmo da Rotterdam: “L’elogio della lentezza”.
Incontro Renzo Masolo, che per questa occasione ribattezzo idealmente Renzo Piano, nella sede di Fiab Bassano alla Ciclofficina e aspirante Laboratorio Culturale della Bicicletta al parcheggio Le Piazze, nel corpo di fabbrica residuo del Vecchio Ospedale.
Lo intervisto perché voglio capire per quale motivo - nel cercare di affrontare e di risolvere gli eterni problemi della mobilità bassanese - “lento è meglio”, come dice lui.
Renzo Masolo, come siamo messi con la mobilità lenta a Bassano?
Siamo messi male, come in tutta Italia. Rispetto a come si sta sviluppando il mondo bici, in particolare in Europa, siamo molto in ritardo. Però abbiamo grosse prospettive e potenzialità. Intanto perché adesso arriveranno i soldi del PNRR e diversi miliardi saranno investiti proprio sulla mobilità lenta in particolare. Per cui bisogna essere bravi, a livello sovracomunale, a intercettare questi soldi e spenderli nel miglior modo possibile. Poi perché anche la gente, complici la pandemia e i grossi cambiamenti nel mondo, si rende conto che dobbiamo cominciare a cambiare il modello di mobilità. Per quattro motivi particolari.
Vale a dire?
Il primo motivo è il discorso dei cambiamenti climatici, per fare un discorso di transizione energetica che coinvolga anche la mobilità. Per cui non solo passare da auto tradizionali ad auto elettriche, ma andare più lenti: andare a piedi, andare in bicicletta e soprattutto sviluppare un trasporto pubblico che sia veramente efficiente e capillare. E anche nel territorio bassanese, dove speriamo che venga intrapreso un percorso di questo tipo, ci sarebbe molto da dire. Il secondo motivo è il discorso della sicurezza. Abbiamo bisogno di andare più lenti proprio per sopravvivere nelle strade. Abbiamo fatto un convegno ai primi di dicembre all’Ospedale e in quel caso dono usciti dei dati che sono veramente allarmanti. A parte gli 11 morti sulla strada nel 2019 nel territorio di Bassano, si parla di 2291 accessi al Pronto Soccorso per incidenti stradali in un anno. Sono numeri impressionanti. 85 pedoni investiti, 350 ciclisti, 241 motociclisti e il resto automobilisti. Cerchiamo di capire il costo sociale, oltre al costo emotivo e affettivo di perdere una persona o di averla per sempre disabile, come può succedere.
Ma anche solo il costo economico per gestire questa velocità, questa mobilità veloce nelle strade.
E allora cosa si può fare?
E allora la soluzione più efficace in assoluto è quella di andare a 30 chilometri all’ora, nelle strade urbane, in tutta la città. La stanno sperimentando molte città, Bruxelles ha fatto 6 mesi di sperimentazione. Anche in Italia stanno cominciando a sperimentare questa soluzione che di fatto è la più economica.
Ma siamo pronti in Italia ad andare così piano?
Noi dobbiamo essere pronti. Ma abbiamo bisogno intanto di fare politiche di comunicazione forti, far capire ai cittadini non tanto il disagio di andare piano ma il vantaggio di andare piano. Prima di tutto per non morire e non farsi male sulla strada, il non rompere la macchina. Il 40% di tutti gli incidenti sul lavoro sono sulle strade. Questo è un dato di cui la gente non tiene conto, ma anche gli amministratori stessi. Bisogna quindi rallentare e tendere all’obiettivo chilometri 30 nelle strade urbane, che sono quelle che hanno la maggior parte degli incidenti, ben il 75% del numero totale. Dobbiamo riuscire a comunicare e spiegare alla gente che inquineremo meno, che spenderemo meno soldi e che ci metteremo prima ad arrivare a destinazione.
Cioè...andando più piano arriviamo prima?
Sì, anche questa è una cosa di cui non ci si rende conto, perché la velocità media di una città come Bassano è dai 15 ai 20 chilometri all’ora. Per cui se fosse anche tutta la città a 30 all’ora, si andrebbe più veloci invece di andare come adesso ai 50-60 all’ora, frenare, andare in coda, ripartire, frenare eccetera. Il traffico sarebbe più fluido e si arriverebbe prima.
Quali sono gli altri due motivi per cambiare il modello di mobilità?
Il terzo motivo, e penso sia il più importante, è l’inquinamento. In questo periodo purtroppo di “non pioggia”, i parametri dell’aria stanno sforando tutti. Adesso ci sono delle concentrazioni di Pm10 superiori ai 50 microgrammi per metro cubo, che arriveranno anche a raddoppiare. È un’aria appena fuori dei limiti, ma che comincia a diventare tossica. E una grossa responsabilità, oltre alle stufe del riscaldamento domestico, ce l’ha proprio il traffico veicolare, più i freni e gli pneumatici che alzano questa polvere inquinante. L’ultimo motivo è la salute dei cittadini, legata agli stili di vita più attivi.
Chi si muove a piedi o utilizza la bici ha uno stile di vita più attivo, anche chi usa il trasporto pubblico deve poi spostarsi a piedi. Chi si sposta in macchina ha invece uno stile di vita più sedentario.
È un problema anche generazionale, adesso c’è una regressione motoria che è allarmante, non solo per gli adulti ma anche per i bambini. Questa è una sfida epocale che noi abbiamo la possibilità di fare. Ci deve essere anche un coraggio degli amministratori e un cambio di comunicazione rispetto al paradigma della nostra mobilità. Lento è meglio. Questo poi richiama tutto il tema della mobilità lenta che rende una città bella da vivere e attrattiva per chi la visita.
Ma una città come la nostra che non è ancora “lenta” e vive anche di turismo, quanto è pronta o non è pronta ad accogliere il nuovo turismo sostenibile, che è un turismo “slow”?
La nostra città purtroppo non è pronta, infatti sta perdendo grosse opportunità e non sta sfruttando le grosse potenzialità che un territorio meraviglioso, tra i più belli del Veneto, potrebbe offrire ai turisti. Purtroppo non le offre, i cicloturisti bene o male un po’ si improvvisano perché sono comunque attratti dalla bellezza. Anche se non hanno le strade o i percorsi ciclabili adeguati, vengono lo stesso. Ma se noi ci mettessimo invece nelle condizioni di circolare in sicurezza sul territorio, allora ne avremmo molti di più. E questo non solo costruendo piste ciclabili, perché le piste sono utili e belle ma costano molto e non abbiamo abbastanza risorse per costruire una rete di piste ciclabili in poco tempo. Per questo possiamo invece creare una città che è accogliente perché diventa una città lenta, dove tutti, e in particolare le automobili, vanno più lenti. In parallelo però bisogna investire molto sul trasporto pubblico e anche questo non si sta facendo. Il trasporto pubblico è a favore anche dei turisti, che attraverso l’intermodalità treno+bici o pullman+bici possono spostarsi nel nostro territorio.
E su questo il Veneto, prima Regione turistica d’Italia, è indietro anni luce rispetto ad altre Regioni o rispetto ad altri Stati. A Bassano la questione del trasporto pubblico è collegata anche a una notizia di attualità…
E cioè?
Mi riferisco al progetto dell’ascensore di viale dei Martiri, un tema attuale di cui anche Bassanonet ha parlato in maniera approfondita. Anche in questo caso io pongo una domanda, senza polemica, all’amministrazione, alle amministrazioni precedenti e a tutti i cittadini: ma se a Bassano ci fosse un trasporto pubblico capillare, efficiente, che collega i parcheggi di cintura con il centro storico e i punti nevralgici della città, con mezzi pubblici piccoli e accessibili, sarebbe necessario fare un ascensore, spendendo 600mila euro? Non sarebbe più necessario. Noi siamo bloccati da due limiti.
Il primo è storico: ci sono problemi storici, con progetti che pensiamo di dover realizzare a tutti i costi, che continuiamo a portare avanti anche se il mondo cambia. Il secondo è che non pensiamo alle alternative e ai costi. Perché spesso non pensiamo al costo dell’operazione totale: progettazione, costruzione, manutenzione, l’energia che sarà consumata, lo smaltimento a fine ciclo di quell’opera. Come città ci troviamo spesso a dialogare, a discutere e a litigare su dei temi che sono già sorpassati. Quanti residenti di Margnan arriveranno a piedi per prendere l’ascensore e andare in centro nuovamente a piedi? Forse un piccolo pullmino a chiamata, come stanno facendo tante altre città, risolverebbe il problema con costi minori e dando dei servizi molto più efficienti. Vediamo bene il rapporto costi-benefici, ma nello stesso tempo cerchiamo di essere realisti pensando che il mondo sta cambiando e avere anche l’umiltà di dire che questo è un progetto superato e di pensare ad altro. Quella dello sviluppo del trasporto pubblico penso sia una cosa prioritaria, urgentissima da fare in un territorio come quello di Bassano. Specialmente in questo momento, in cui finalmente si è iniziato un percorso di progettazione sovracomunale. Allora non guardiamo più i dettagli, ma guardiamo i temi in maniera più generale.
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