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I “due volti”, Bicentenario Canoviano, Pala di Sant'Anna, Marinali e non solo: intervista a tutto campo alla direttrice dei Musei Civici di Bassano del Grappa Barbara Guidi
Pubblicato il 30 apr 2021
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Papà fiorentino, mamma calabrese. Nata a Milano, trasferitasi presto a Firenze diventando fiorentina a tutti gli effetti, per poi andarsene a Ferrara per lavoro prima di approdare in riva al Brenta. La dottoressa Barbara Guidi, per storia personale, è la sintesi dell'Unità d'Italia.
Dallo scorso novembre è il nuovo direttore del Musei Civici di Bassano del Grappa, incarico il cui primo semestre ha coinciso con una stagione di chiusure e restrizioni per la cultura e tutto ciò che vi ruota attorno. In vista dell'auspicata ripresa dei programmi e delle iniziative culturali anche a Bassano, le ho chiesto un'intervista e lei, volentieri, ha accettato.
Anche se mi ha gentilmente specificato che lei preferisce il “fare” rispetto al “dire”. Comunicare cioè quello che fa lasciando parlare i fatti. Ma è cosa buona e giusta, per la grande attenzione riposta dalla comunità bassanese nei confronti del proprio Museo, far parlare anche lei. A tutto campo.
La direttrice Barbara Guidi accanto al gesso della Ebe di Antonio Cavova, in fase di restauro (foto Alessandro Tich)
Dottoressa Guidi, iniziamo con la notizia più recente che la riguarda e cioè la sua relazione all'amministrazione comunale nella quale lei esprime le sue riserve circa l'acquisizione dei “due volti” attribuiti a Jacopo Bassano. Lei dice che, diversamente da come ho scritto io, “non ha respinto” i due dipinti...
È esattamente così. Io non ho respinto nessuna donazione. Ho fatto un atto dovuto nei confronti dell'amministrazione, che è stata sollecitata dall'esterno, e ho espresso ovviamente un parere esclusivamente tecnico nei confronti delle opere di cui si parlava e dell'interesse o meno che il Museo potesse avere nei confronti di un accoglimento e soprattutto di una partecipazione dell'amministrazione alla cosa. Quando un ente pubblico, un Museo pubblico, accoglie un'opera ne diviene moralmente, giuridicamente ed anche economicamente responsabile. Quindi devono essere fatte tutta una serie di valutazioni in un quadro molto ampio per quanto l'onere - che è naturalmente un onere culturale, di valorizzazione, di cura, di tutela, di restauro e quant'altro - sia rapportabile a quella che è l'occasione. È una questione di correttezza nei confronti dei cittadini, perché il Museo vive amministrando risorse pubbliche.
Passiamo adesso “dalla padella alla brace”. Bicentenario Canoviano: negli ultimi tempi il presidente della Fondazione Canova di Possagno Vittorio Sgarbi se l'è presa con la città di Bassano - e quindi, indirettamente, anche con lei - per il fatto che Bassano vuole fare una grande mostra per conto suo nel 2022. Lei su queste polemiche che stanno emergendo in vista dell'anno di Canova, cosa dice?
Guardi, anche qui io mi sento abbastanza tranquilla. È un appuntamento importante e ci stiamo tutti preparando ad onorarlo al meglio. Si tratta di programmi molto complessi, non semplici da pianificare e da organizzare. Io credo che ci sia un buon rapporto con Possagno. Tra l'altro fin da prima del mio arrivo c'erano comunque degli accordi per poter procedere ad alcune iniziative congiunte e anche separate. Io credo che anche qui magari qualche fraintendimento, qualche disallineamento nella comunicazione abbia portato a ingigantire semplicemente quella che è l'organizzazione di una cosa, ripeto, piuttosto complessa.
Senta...la Pala di Sant'Anna la dobbiamo salutare definitivamente?
Anche questa è una questione non di semplice risoluzione. C'è una proprietà di quest'opera e c'è un legame che questa città aveva con quest'opera. Dopodiché c'è anche la difficoltà del fatto che la vicenda si è svolta in maniera non proprio lineare nel momento in cui la Pala ha lasciato il Museo. Le Gallerie dell'Accademia sono proprietarie da sempre del dipinto, da quando la Pala di Sant'Anna ha lasciato la chiesa di Asolo per cui era stata realizzata. E dato che stanno investendo molto in questo nuovo riallestimento per voler dare una sezione importante a Jacopo Bassano - e questo per noi dev'essere motivo di orgoglio, perché il nostro artista diventa uno dei protagonisti di una collezione straordinaria della pittura veneta -, naturalmente hanno reputato che quell'opera fosse fondamentale per spiegare l'artista e illustrarlo al meglio. La proprietà è un concetto inalienabile. Quello su cui si sta cercando di lavorare è trovare una modalità per cui Bassano e Venezia possano dialogare, reciprocamente valorizzare le proprie eccellenze, costruire una sinergia con una serie di collaborazioni che valorizzino entrambi i Musei. E in questo cammino di grande collaborazione la mia speranza è che si possa avere anche un ritorno periodico, i cui tempi e modi sono ovviamente tutti ancora da discutere e da dettagliare, della Pala di Sant'Anna a Bassano. Perché no? La strada non è immediata, bisogna avere un po' di pazienza.
Tra pochi giorni finisce la mostra di Marinali, che è aperta fino al 5 maggio. Ritiene che Orazio Marinali sia stato degnamente ricordato nell'anno marinaliano, qui in Museo, in città?
Io credo che lo sarebbe stato se la situazione non fosse stata così sfortunata, perché comunque quando sono arrivata ho visto che tante forze, tante anime della città si stavano preparando e stavano lavorando per celebrare questa figura che è una figura di artista molto importante, ma magari un po' dimenticata come spesso accade. Però tutte queste buone intenzioni, tutte queste energie sono state frustrate dalla situazione pandemica. Parlando più specificatamente della mostra qui al Museo Civico, doveva rimanere aperta quindici o sedici settimane ed invece le settimane in cui siamo riusciti a mantenerla aperta sono solo cinque, con conseguente minore possibilità di vendere i cataloghi e i libri legati all'artista. Tante prenotazioni di persone che volevano venire anche con le visite guidate erano rimaste congelate. Adesso fortunatamente abbiamo riaperto per questa settimana e siamo riusciti a prolungare di qualche giorno la chiusura. Stiamo cercando di dare risposta a tutti quelli che hanno prenotato per far vedere la mostra a più persone possibili. Devo dire che le richieste sono molte e questo mi fa enormemente piacere. E in particolare stiamo organizzando per domenica 2 maggio un pomeriggio speciale dedicato a Marinali in cui proporremo delle visite guidate che saranno intervallate da accompagnamenti musicali di musiche d'epoca di Domenico Freschi, suonate dal vivo. Speriamo nel tempo in modo da poterlo fare nel chiostro, altrimenti ripareremo all'interno in qualche modo. È una bella occasione per festeggiare l'artista.
Lei è qui dallo scorso novembre. In che misura ha potuto già rendersi conto di quanto i bassanesi siano legati a questo Museo?
Io sono molto cauta nell'esprimere giudizi di questo tipo, perché in fondo sono arrivata solo sei mesi fa e la situazione pandemica ha rallentato molto la mia conoscenza della città e dei cittadini, perché i contatti umani sono ovviamente diminuiti. Sicuramente ho capito, e lo avevo capito studiando la storia del Museo Civico, che c'è un legame speciale tra la città e il suo Museo che deriva dalla storia con cui questo Museo si è formato. Ed è un legame, veramente meritorio, che bisogna assolutamente rispettare. Certo è che non tutta la città è così legata, e quindi la mia speranza e la mia ambizione, dove vanno tutti i miei sforzi, è di far sì che sempre più bassanesi si sentano legati al Museo. E poi non solo i bassanesi, ma anche persone - situazione pandemica permettendo - che arrivano anche da fuori. Io vorrei che il Museo fosse sempre più un Museo per tanti e per tutti, adulti e bambini. Dev'essere un Museo aperto e accessibile a tutti. Il lavoro è lungo, impegnativo, però è quello che mi sento di fare.
Che “direzione” vuole dare Barbara Guidi alla sua direzione?
Sicuramente, proprio nell'ottica di rendere a tutti desiderabile e poi anche piacevole l'esperienza di questo luogo, bisogna lavorare in tante direzioni, a 360 gradi. Da un certo punto di vista è come se fosse necessario non dico ricostruire, ma risistemare a partire dalle fondamenta. Bisognerà lavorare su tutti quello che sono gli apparati didattici che spieghino il Museo, la sua storia, il valore delle opere che sono contenute. È un Museo che ha una raccolta veramente straodinaria. Bisognerà riprogrammare tutta l'attività didattica, perché i bambini se vengono al Museo saranno degli adulti che ameranno l'arte, ameranno il Museo e lo rispetteranno. Bisogna lavorare anche sul patrimonio e il lavoro sul patrimonio avverrà dal punto di vista delle tutela nei confronti delle opere ma anche della loro valorizzazione. Le mostre che abbiamo in programma, quella dedicata a Palladio, a Bassano e il Ponte ma anche quella che verrà di Canova e poi le successive, dal mio punto di vista avranno sempre protagonista il patrimonio. Accanto e attorno al nostro patrimonio, che è ricchissimo, verranno chiamati dei prestiti che serviranno a valorizzare ulteriormente il nostro patrimonio bassanese. Questa è un po' la visione che ho del Museo. Quindi renderlo accessibile, piacevole, aperto a tutti. Un luogo dove le persone abbiano proprio il desiderio di tornare a passare il loro tempo e a conoscere delle cose nuove.
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