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Come si chiamano i sit-in fatti in piedi? Standing-in? Non si tratta neppure di un flash mob, visto che l'evento era stato ampiamente annunciato e si è svolto per una durata assai più lunga di un flash. E allora chiamiamola come vuole il vocabolario: “manifestazione”.
Quella che nel tardo pomeriggio di oggi, a partire dalle 19, prende vita per circa mezz'ora in piazza Libertà a Bassano per dire “No”, come sostengono i suoi promotori, “allo scellerato Ddl Zan sull'omotransfobia, in discussione in Parlamento”. Tutti fermi in fila - con un cartello un mano, con scritte come “La famiglia non è un reato di opinione. #Restiamo liberi”, “#Restiamo liberi di esprimerci”, “#Restiamo liberi di educare”, eccetera - per ascoltare i discorsi dei relatori al megafono e col caldo invito da parte di Gianluca Pietrosante, promotore dell'iniziativa assieme a Paola Pretto, “a non rispondere alle provocazioni”. Partecipano alla manifestazione le associazioni Destra Brenta, Scuola Cultura Cattolica, Popolo di San Marco, Tavolo per la Famiglia, Psicologi e Psichiatri Cattolici. In prima fila anche alcuni volti noti di Fratelli d'Italia: oltre a Pietrosante, anche il membro dell'Assemblea Nazionale del Partito Vincenzo Forte e la referente di Cassola Silvia Pasinato. Interviene anche l'indipendentista Davide Lovat, politologo con la passione dell'attività politica.
Foto Alessandro Tich
Ma che cos'è il Ddl Zan, oggetto della ordinata protesta di oggi? Presentato dal deputato del Partito Democratico, il padovano Alessandro Zan, il Disegno di legge proprio da oggi in discussione nell'aula di Montecitorio prevede una serie di misure contro le discriminazioni e violenze per orientamento sessuale, genere e identità di genere. Attualmente il Codice Penale italiano punisce i reati e i discorsi di odio fondati su caratteristiche come la nazionalità, l’etnia o la religione (legge Mancino). Con la legge Zan potranno essere puniti allo stesso modo i reati di discriminazione fondati sull’orientamento sessuale e l’identità di genere. In particolare, l’articolo 4 modifica il codice 90 quater del Codice Penale e aggiunge le parole “fondato sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere” all’attuale articolo che prevede solo la fattispecie dell’odio razziale e riconosce persone Lgbtq come vittime “vulnerabili”. Il Ddl Zan, tra le altre cose, istituisce il 17 maggio come “Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia”. Un altro articolo incrementa di 4 milioni di euro all’anno il Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità, per finanziare politiche per la prevenzione e il contrasto della violenza per motivi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere e per il sostegno delle vittime.
Vengono introdotte anche modifiche al decreto legislativo 9 luglio 2003, numero 215 sulla parità di trattamento tra le persone indipendentemente dal colore della pelle e dall’origine etnica. Con la modifica del Ddl Zan sono aggiunte misure di prevenzione e contrasto delle discriminazioni per motivi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere.
“Molte città hanno già detto “no” ad una legge liberticida - affermano in un comunicato Gianluca Pietrosante e Paola Pretto -. Siamo nettamente contrari all’istituzione di un nuovo reato di opinione che colpirà tutti coloro che si esprimeranno pubblicamente in modo non allineato al mainstream”. “In caso di approvazione del testo - prosegue la nota -, sarà possibile per chi gestisce una palestra vietare, ad un uomo che si “si sente donna”, l’ingresso nello spogliatoio delle donne? Sarà possibile per un genitore chiedere che il figlio non partecipi ad attività scolastiche inerenti temi sensibili sulla sessualità se sono realtà che gravitano nel mondo cosiddetto Lgbt? Sarà ancora possibile per un sacerdote insegnare la visione cristiana del matrimonio? Sarà possibile dire pubblicamente che la pratica dell’utero in affitto è un abominio o dirsi contrari alla legge sulle unioni civili? Per tutte queste domande il Ddl sull’omofobia ha una sola risposta, No.”
“Scendiamo in piazza - spiegano ancora i promotori - per la libertà di espressione, per la libertà di educazione, per la libertà di stampa, per la libertà di associazione, per la libertà religiosa. Scendiamo in piazza in silenzio, nel rispetto della attuali normative igieniche - sanitarie, chi leggendo un libro e chi con un bavaglio sulla bocca, a simboleggiare la portata liberticida di questo progetto e la volontà di zittirci. Non risponderemo ad alcuna provocazione poiché siamo in piazza per la libertà di tutti, anche di chi ci contesta e non comprende la portata liberticida di questo testo.”
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