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Game Over
Assente dalla politica, dimenticato dai social, abbandonato dai media. Il restauro del Ponte prosegue nell'indifferenza più totale
Pubblicato il 18 gen 2020
Visto 8.840 volte
Ogni tanto sento la necessità di tornare a scrivere del Ponte. Come una persona nostalgica che ogni tanto avverte il bisogno di ricordare un vecchio amico.
Ci sono passato oggi, peraltro dopo diverso tempo, e davanti alla visione delle nuove ture sull'acqua e delle perenni transenne e impalcature mi è scattato un flashback di come la stessa visione avrebbe provocato in me, almeno fino a due anni fa, irrefrenanti stimoli di indagine giornalistica. Oggi invece la sensazione è stata quella di attraversare la pagina consunta di una storia infinita sulla quale, benché non sia stato detto tutto, non c'è più nulla da dire. Per la gioia di coloro che avevano etichettato nella categoria zoologica dei “gufi” chiunque esprimesse critiche e riserve, anche e soprattutto documentate come nel mio caso, sui tanti interrogativi che la discutibile gestione amministrativa della vicenda aveva generato dal 2015 in poi. Un teleromanzo a puntate che progressivamente, con l'ininterrotto susseguirsi delle vicissitudini, ha finito col richiamare l'attenzione della comunità pensante e dominare in assoluto l'attualità cittadina.
A forza di scrivere e leggere centinaia di articoli su questo portale dedicati alla Pontenovela, ci siamo fatti - giocoforza - una cultura mostruosa sulla materia. Abbiamo imparato cosa sono le stilate, i rostri, le spalle, le ture, l'impalcato, le travi reticolari, le putrelle e i saettoni.
Foto: Alessandro Tich
Ci siamo fatti un corso obbligatorio e accelerato di formazione amministrativa e giuridica: progetto esecutivo, variante di progetto, Tar, Consiglio di Stato, Anac, delibere, determine, ordini di servizio, lavori di somma urgenza. La relazione Rizzo ci ha fatto rizzare i capelli per la spasmodica attesa di saperne qualcosa, rendendo a tutt'oggi irrisolta la questione dell'accessibilità della spalla Nardini. Abbiamo approfondito le nostre conoscenze sul fatto che a Possagno non c'è solo Canova, ma c'è anche (o, per meglio dire, c'era) la Vardanega. La nostra cultura si è inoltre arricchita grazie alle continue discussioni su Facebook, dove l'architetto Pino Massarotto - uno dei più attivi e autorevoli autori di interventi sull'argomento nei social - ci ha informato ad esempio che tra le strutture del Ponte c'è anche la cavalla, che non è un quadrupede di sesso femminile in galoppo in riva al Brenta. Abbiamo persino scoperto l'esistenza della trave del Casarotti, fino ad allora nota solamente agli studiosi di storia dell'architettura, diventata il più famoso pezzo di legno dopo Pinocchio.
Insomma: per almeno tre anni abbondanti - nell'incredibile susseguirsi di eventi, traversie, colpi e rovesciamenti di scena, polemiche - abbiamo mangiato quasi tutti i giorni pane e Ponte. Degli enormi problemi e delle palesi incongruenze del discusso progetto e del contrastato restauro si sono occupate anche testate nazionali e l'articolo di Bassanonet “The End” - che dava notizia della decisione ufficiale di Vardanega di interrompere i lavori, prima che il Comune di Bassano gli comunicasse la rescissione in danno del contratto di appalto - si è avvicinato alle 50.000 letture, di cui oltre 40.000 nel solo primo giorno di pubblicazione. Un segno chiaro e inequivocabile, questo, dell'enorme interesse che allora suscitavano i destini del monumento simbolo della nostra città.
Oggi invece la questione che era sulla bocca di tutti è stata ingoiata con velocità.
Game Over. Noia, assuefazione, stanchezza. Il “ripristino e consolidamento del Ponte di Bassano” non fa più notizia e non fa più parlare. Assente dalla politica, dimenticato dai social, abbandonato dai media. Una pagina del passato: come le Torri di Portoghesi, che per due anni furono al centro del pubblico dibattito e del pubblico dissenso della società civile, fino a determinare l'elezione del nuovo sindaco (Stefano Cimatti) di Bassano del Grappa. Attualmente è in corso la seconda fase del cantiere in alveo, che prevede la ricostruzione - e non il ripristino, come da progetto originario - della terza e quarta stilata sul lato Angarano, a cura dell'appaltatore Inco. Sono state costruite le ture in destra Brenta, con accesso da via Volpato, e presto si procederà con i lavori sulla stilata numero 3.
Ma è come dire che è in corso la riasfaltatura di un tratto della Salerno-Reggio Calabria: a Bassano non gliene frega niente a nessuno.
Eppure le criticità evidenziate nel nuovo progetto di ristrutturazione nonché evoluzione dell'originario progetto Modena, rispetto alla storicità e alla integrità architettonica del manufatto, sono esattamente le stesse. Eppure - come ho già scritto nel mio articolo “Il silenzio dei governanti” - alcuni di quelli che furono tra i più accesi oppositori del progetto di restauro da una parte e, dall'altra, della gestione dell'appalto da parte del Comune di Bassano oggi siedono sui banchi di maggioranza dell'amministrazione Pavan e tacciono. Passando dalle continuative manifestazioni di dubbio e di dissenso - ora che potrebbero accedere direttamente alle carte e documentazioni del Palazzo - alla politica del silenziatore. Non voglio dire che si debba per forza fare casino, perché l'intervento sul Ponte ha ormai preso la sua strada definitiva, perché l'Inco sta facendo semplicemente il suo lavoro e perché il troppo storpia. Dico invece che la necessità di chiedere di fare chiarezza sul passato, anche allo scopo di evitare conseguenze nel futuro, diventa un optional nel momento in cui, da un trascorso di liberi cittadini, si assume un ruolo politico. E la politica, oggi a Bassano, ha deciso di mettere una tura sopra ad ogni discussione retroattiva su una vicenda che ha ancora tanti “perché”.
E allora andiamo avanti con questo benedetto restauro del Ponte, e che a sia finìa.
Manca ancora poco più di un annetto, dai. La posta in gioco è uno storico taglio del nastro nel corso del mandato, di quelli che rimangono negli annali, davanti a uno stuolo di autorità e a una selva di fotografi e telecamere, per una spettacolare occasione di sfoggio della fascia tricolore.
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