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Il segno di Pirro
Danno di immagine per il Ponte: gli ex amministratori oggi in minoranza attaccano l'Amministrazione Pavan per l'annunciata intenzione di non procedere contro Vardanega. Ma la questione è più complessa di quanto non si creda
Pubblicato il 07 ago 2019
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Agosto, tranquillità non ti conosco. Sono stato via da Bassano per qualche giorno di vacanza e, nel mentre, sono stato raggiunto su WhatsApp dall'ultima (nel senso di più recente) notizia a mezzo stampa sul Ponte. E cioè che l'avvocato di Padova incaricato dalla giunta Poletto di valutare il possibile danno di immagine per la città conseguente alle infinite vicissitudini della Pontenovela, coadiuvato da uno studio di comunicazione di Roma, ha espresso il proprio parere legale: il danno di immagine c'è stato, si può procedere con l'intentare la causa giudiziaria di risarcimento contro la ditta Vardanega.
Poi oggi, rientrato alla base, sono stato raggiunto dall'ulteriore notizia pubblicata dai giornali al riguardo: la nuova Amministrazione comunale bassanese non sarebbe intenzionata a dare seguito al parere legale, avendo valutato in sede di giunta la non opportunità di procedere con l'azione in Tribunale contro Vardanega in quanto di fatto considerata inutile, in mancanza di “una seria analisi sul rapporto costi-benefici” e aggiungendo alle motivazioni anche la convinzione che vincere l'eventuale contenzioso per il risarcimento dei danni d'immagine con l'impresa oggi in liquidazione “sarebbe una vittoria di Pirro” (Elena Pavan sul Giornale di Vicenza).
Ne ho preso atto, leggendo con interesse i resoconti dei colleghi della carta stampata e trovando ancora una volta conferma alla Legge di Murphy in salsa bassanese: “Se te ne vai via da Bassano, anche per pochi giorni, a Bassano qualcosa accadrà”.
Foto Alessandro Tich
Senonché è pervenuto sempre oggi in redazione un comunicato stampa firmato dai tre capigruppo di minoranza Roberto Campagnolo (Partito Democratico), ex uomo del Ponte, Oscar Mazzocchin (Bassano per Tutti) e Angelo Vernillo (Bassano Passione Comune) che mi costringe a prendere in mano la questione.
I tre consiglieri, nell'apprendere oggi dai giornali “che la Sindaca e l'assessore ai Lavori Pubblici, dopo una riunione di giunta, avrebbero deciso di non chiedere i danni alla ditta Vardanega derivanti dalla non esecuzione dei lavori di restauro del Ponte di Bassano e le conseguenze, anche d’immagine, che questa ha generato verso la Città di Bassano del Grappa”, dichiarano di trovare tale annuncio “inopportuno e molto rischioso per l'Amministrazione comunale”. E aggiungono: “Maggiore prudenza, vista la delicatezza della questione ancora aperta per un possibile ricorso del curatore della Nico Vardanega Costruzioni e dello stesso Vardanega contro il Comune, sarebbe stata d’obbligo.”
Per i tre esponenti di minoranza “non c’era infatti alcuna esigenza né amministrativa né giuridica di annunciare già oggi pubblicamente la volontà di non chiedere i danni a Vardanega”. La qual cosa, a loro giudizio, “sconfessa il parere legale acquisito da parte dell’Amministrazione comunale e soprattutto non riconosce quanto scritto sulla cosa dal Tribunale di Vicenza”.
Il parere legale infatti era stato chiesto dall’Amministrazione Poletto partendo dall'ordinanza di rigetto emessa dalla Seconda Sezione Civile del Tribunale di Vicenza nei confronti del procedimento di reclamo promosso da Vardanega contro il Comune di Bassano del Grappa in opposizione al pagamento dei 453.592,32 euro della garanzia della polizza fideiussoria conseguente alla risoluzione in danno del contratto di appalto. Campagnolo & C. ricordano come il giudice, nell'ordinanza, abbia rilevato “non solo come il ritardo dei lavori non sia imputabile in alcun modo al Comune di Bassano, ma anche che Nico Vardanega Costruzioni abbia, in realtà, sin da subito non adempiuto correttamente a quanto statuito nel contratto siglato”.
Il comunicato dei tre membri dell'opposizione riporta ulteriori passaggi dell'ordinanza del Tribunale espressamente favorevoli alla Pubblica amministrazione, che hanno portato il Collegio giudicante a rilevare “che se pure sussiste una autonoma polizza fideiussoria per la somma data a titolo di anticipo, tuttavia, non è chi non veda il grave e rilevante danno che la PA si è trovata a gestire a seguito della risoluzione del contratto con la società Vardanega, anche superiore alla polizza di cui è stata chiesta l'escussione”.
Tradotto in italiano: per il giudice, quel quasi mezzo milione incassato dal Comune per la riscossione della polizza a copertura del danno per i mancati lavori non è sufficiente a quantificare i veri danni subiti. Quanto è bastato, agli amministratori bassanesi ormai a fine mandato, a giustificare l'ennesimo incarico legale per la vicenda Ponte.
“Risultava al Tribunale di Vicenza e all’Amministrazione allora in carica - spiegano infatti Campagnolo, Mazzocchin e Vernillo - che i danni “patiti dal Comune di Bassano”, compresi quelli di immagine da più parti evocati, restavano da definire ed eventualmente quindi da chiedere. Per questo è stato chiesto un parere pro veritate ad un esperto esterno.” “Tale azione, oggi frettolosamente e immotivatamente cestinata dall’attuale Amministrazione comunale - sbottano i tre capigruppo di minoranza - si poneva come obiettivo la tutela della Città di Bassano del Grappa presente e soprattutto futura. Tutela che oggi viene messa in discussione in modo sconsiderato da queste dichiarazioni della Sindaca e del suo assessore ai Lavori pubblici.” “Chiederemo alla Sindaca - concludono - di rispondere sulla reale volontà dell’Amministrazione in sede istituzionale dichiarando fin d’ora che come consiglieri comunali faremo tutto quello che è nelle nostre facoltà per garantire la tutela dell’immagine e non solo, della nostra Città.”
Questo è quanto, per il momento. Ed è il segno dell'inquietudine provocata da un nervo ancora scopertissimo della Cosa Pubblica cittadina che - seppure “ammorbidito” nell'ultimo anno dallo spedito andamento dei lavori sulle prime due stilate, favorito dalla variante migliorativa di progetto della Inco - promette sempre nuove incognite giudiziarie e nuove scoppiettanti novità dietro l'angolo.
Dal punto di vista amministrativo-procedurale, la ditta Vardanega in liquidazione ha già pagato quello che era tenuta a pagare a seguito della rescissione in danno del contratto di appalto: da una parte la polizza fideiussoria e, dall'altra, la restituzione al Comune dell'anticipo per i lavori, per un totale di oltre 1 milione e 164mila euro. Somma che peraltro, come rilevato e reso noto dal neo vicesindaco e assessore comunale al Bilancio Roberto Marin, era stata inserita nell'avanzo di amministrazione e non nel quadro economico del restauro del Ponte. In questo senso la partita è chiusa e ha ragione l'assessore Andrea Zonta quando dice sul giornale che “i rapporti con Vardanega appartengono al passato”. Ed aprire un nuovo contenzioso per vantare un risarcimento da quantificare in base a criteri più arbitrariamente soggettivi che tecnicamente fondati può ragionevolmente considerarsi - per un'Amministrazione che dopo tre mesi non ha ancora fatto nulla di significativo e deve ancora innestare la marcia - una non-priorità.
Ma hanno ragione anche Campagnolo, Mazzocchin e Vernillo quando mettono in guardia i nuovi governanti sulla “delicatezza della questione ancora aperta per un possibile ricorso del curatore della Nico Vardanega Costruzioni e dello stesso Vardanega contro il Comune”. Perché le due ordinanze del Tribunale favorevoli al Comune, a cui gli ex amministratori continuano a dare valore di giurisprudenza per l'intera vicenda dell'appalto, sono il riflesso di atti dovuti e conseguenti per legge alla risoluzione in danno del contratto dell'appaltatore. Un procedimento, cioè, che verteva sulla legittimità dell'escussione della polizza assicurativa e non sul merito della legittimità delle motivazioni che hanno portato alla rescissione del contratto. Nulla a che vedere con un'eventuale causa di merito che la ditta Vardanega in liquidazione è libera di intentare o meno, nei confronti del Comune stesso, avendo peraltro cinque anni di tempo per farlo a partire dalla data della rescissione del rapporto (3 maggio 2018). Che corrispondono, tanto per intenderci, ai quattro quinti del mandato dell'Amministrazione Pavan. E che riguardano un possibile strascico nelle aule di competenza che - se del caso - dovrà fare luce, una volta per tutte, sui tanti punti di domanda che ancora avvolgono il racconto del cantiere senza fine.
Una pesante eredità - sempre che e qualora si arrivi al contenzioso definitivo tra l'impresa e l'ente pubblico - per la quale gli attuali governanti, che appaiono non aver ancora pienamente capito la complessità di tutta questa storia, hanno probabilmente deciso di non aggiungere ulteriore carne al fuoco.
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