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Una lettera aperta ai sindaci del comprensorio bassanese a firma del movimento cittadino Bassano Bene Comune.
Argomento della comunicazione: i migranti. Ovvero il tema più caldo di questa calda estate ormai agli sgoccioli, che vede divisi i primi cittadini del nostro territorio circa l'opportunità dell'accoglienza ai cosiddetti (impropriamente, finché non ne acquisiscono lo status) profughi, giunti nel Veneto a seguito degli incessanti sbarchi a Lampedusa e negli altri approdi nel sud Italia.
La posizione dei sindaci contrari all'accoglienza viene in sostanza motivata per evitare “guerre fra poveri”, tenendo conto delle necessità dei cittadini italiani in situazione di difficoltà, a cui va data la priorità negli interventi di sostegno sociale.
Fonte immagine: romanoprodi.it
Altri Comuni invece, tra cui Bassano del Grappa, hanno optato per l'accoglienza abbinata a forme di impegno lavorativo, nell'ambito del volontariato, degli stranieri ospitati.
Sulla scottante questione si aggiunge ora il documento di Bassano Bene Comune, elaborato a seguito di un dibattito sui migranti svoltosi lo scorso 21 agosto al Centro Carotti di Bassano del Grappa.
Nel corso della discussione, come spiega il referente Luciano Mignoli, è emersa la tesi - ovvero “un rovesciamento di paradigma nel modo di affrontare il problema” - secondo la quale “l'obiettivo è costruire un percorso comune fra tutti i soggetti divenuti fragili per la crisi. Non più accoglienza quindi, ma inclusione in quanto l'obiettivo è combattere l'esclusione sociale per tutti: migranti, disoccupati italiani, soggetti fragili.”
Secondo i promotori della lettera “le iniziative prese da alcuni Comuni di far fare lavoro volontario ai migranti sono lodevoli ma non sufficienti”. In più, “il fatto di attivarsi per l'inclusione temporanea o definitiva dei migranti non toglie la necessità di discutere su cosa ha provocato queste migrazioni di massa che difficilmente si fermeranno”.
Sono solo alcuni dei presupposti della comunicazione ai sindaci del comprensorio, che riportiamo integralmente di seguito:
NON IN NOSTRO NOME
LETTERA APERTA AI SINDACI DEL COMPRENSORIO BASSANESE
Egregio signor sindaco
le scriviamo in merito alla questione riguardante le persone richiedenti asilo e la loro accoglienza.
Le chiedo di NON PARLARE A NOSTRO NOME quando usa motivazioni legate al “non si sa quanti siano e chi siano”. Sono stati migranti i nostri nonni nel passato e lo sono ora i nostri figli e fratelli costretti a cercare altrove prospettive per esprimere la loro intelligenza inutilizzabile in Italia. Come possiamo chiedere che vengano ben accolti in altri paesi se noi siamo così diffidenti.
Le chiedo di NON PARLARE A NOSTRO NOME quando dice che vengono prima i cittadini residenti dimenticando la Costituzione, il diritto internazionale e le regole base di accoglienza che si devono a tutte le persone. Gli stessi migranti già integrati da tempo nel nostro paese desiderano che ci si prenda cura delle persone fragili non guardandone la provenienza ma in base al bisogno reale e sicuramente i tagli alla sanità e al sociale per abbassare qualche tassa sulle case di lusso non sono la strada giusta. Non dimentichi quanto i nostri territori siano già sostenuti da una classe lavoratrice in buona parte immigrata che sta contribuendo a mantenere in modo significativo la parte di popolazione a carico dei contribuenti perciò proprio le persone fragili.
Le chiedo di NON PARLARE A NOSTRO NOME quando rifiuta l’accoglienza temporanea di poche persone (molti sono solo di passaggio) a fronte della popolazione residente, adducendo la motivazione della mancanza di risorse. I migranti non sono solo una misera spesa ma possono diventare invece una risorsa se vengono formate delle cooperative in cui vi lavorino disoccupati italiani e migranti finanziate dall’Europa come si sta facendo in altri comuni veneti. Quest’Europa non può scaricare su paesi in crisi come il nostro il peso delle migrazioni di massa conseguenza della desertificazione produttiva nel terzo mondo provocata dalle ricette della Banca Mondiale. Le stesse che stanno portando la Grecia e a seguire l’Italia alla rovina.
NON PARLI A NOSTRO NOME quando lamenta che le responsabilità e perciò l’onere spettano ad altri, governo, prefetti, o quant’altro perché è cosa già sentita e non mi sembra abbia prodotto alcun miglioramento, tanto a livello locale quanto nazionale. Crediamo che i comuni e i territori debbano assumersi una responsabilità secondo le proprie possibilità, competenze, ruoli e sensibilità, anche e soprattutto quando altri, siano essi rappresentanti o istituzioni, evitano di farlo per biechi motivi elettorali.
NON PARLI IN NOSTRO NOME se intende alzare muri, fisici o mentali, o far finta che delegare ad altri la questione la risolva da sé. Non mi sembra degno del ruolo che ricopre. Il razzismo non è nella natura dei Veneti, troppi emigranti nel nostro passato. Non parli a nostro nome quando presta il fianco a paure e timori troppo spesso costruiti ad arte ed esaltati dai cosiddetti organi di informazione che purtroppo sono tra i primi a fare di un granello di sabbia una montagna per poter vendere qualche giornale in più.
NON PARLI A NOSTRO NOME quando dice di voler difenderci da altre persone. Ci difenda dalle ingiustizie, dalla corruzione, dall’indifferenza. Ma ci permetta di esercitare e fare esperienza di umanità, a fronte di un imbarbarimento dei toni e delle parole, delle azioni e dei pensieri a cui stiamo assistendo. Ci permetta di contribuire a costruire una comunità che intorno alle sfide più ardue sia capace di mettere insieme intelligenze, risorse e competenze per dare futuro a tutti e al nostro stesso domani. Non ci offra un recinto per barricarci nelle nostre case. Se non riusciremo a ricostruire una nuova architettura di comunità sociale che tutti aiuti e tutti accolga non riusciremo a superare la crisi e ci perderemo anche noi.
VI INVITIAMO A DISCUTERNE.
BASSANO BENE COMUNE
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