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Querela archiviata, parla il Comitato
Il Comitato “No Gassificatore” di Cassola e Rossano Veneto interviene sull'esito del procedimento legale intentato da Silvia e Antonio Pasinato
Pubblicato il 09 mag 2015
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Sull'archiviazione della querela di Silvia e Antonio Pasinato disposta dal Gip di Vicenza Stefano Furlani, della quale ci occupiamo ampiamente nel precedente articolo, interviene oggi il Comitato “No gassificatore - per la tutela dell'ambiente, della salute e del corretto assetto urbaniostico dei comuni di Cassola, Rossano Veneto e paesi limitrofi”, con un comunicato stampa trasmesso in redazione che pubblichiamo di seguito:
COMUNICATO
La manifestazione "no gassificatore" davanti al municipio di Cassola del 14 giugno 2012 (foto: archivio Bassanonet)
Certamente non sarà sfuggito alle persone più informate l'articolo uscito il 6 maggio a pag 32 del giornale di Vicenza dal titolo “Non è reato criticare i politici”.
Tuttavia poiché l'argomento interessa molto da vicino la vita del Comitato, non possiamo lasciar passare la cosa senza un nostro commento, riferendoci a fatti che forse il giornalista non poteva conoscere. Del resto quello che a lui interessava era l'aspetto generale della sentenza del Gip S. Furlani e cioè come sia ormai dottrina giurisprudenziale assodata che alcune espressioni, che in se stesse potrebbero sembrare ingiuriose, se usate come mera critica politica contro l'azione poco chiara di politici o amministratori perdono rilevanza penale per diffamazione.
A noi interessa molto anche puntualizzare alcuni fatti perché sono emblematici dell'arroganza con cui i Pasinato, che a parole si sono sempre dichiarati a servizio della comunità (quale? tutti i cittadini di Cassola o quelli a loro cari e fedeli?), si sono rapportati in questi anni con le persone dissenzienti o critiche delle loro scelte amministrative. La risposta data da loro ai cittadini più attenti è stata solo denunce penali, civili, amministrative: tipico atteggiamento intimidatorio con cui hanno tentato di stroncare qualsiasi opposizione al loro delirio di onnipotenza.
Tutti ricordano i giorni concitati quando a Cassola nel marzo 2012 scoppiò la “bomba” del gassificatore. I Pasinato si dichiararono ignari di tutto, ma in cuor suo nessuno gli credeva e così si scatenò in internet un acceso dibattito con prese di posizione a volte amareggiate, altre astiose, altre ancora dubbiose. Con il passare dei giorni poi cominciarono a scoprirsi gli altarini; e cioè della assidua frequentazione del Pasinato padre con i soci di Karizia, della probabile connessione generale del progetto Karizia con Ecotrasporti e con un possibile nuovo impianto di autodemolizioni che avrebbe potuto sorgere tra Karizia ed Ecotrasporti: le due realtà ben si sarebbero coniugate con il gassificatore.
Naturalmente Pasinato ha sempre negato tutto: lui e sua figlia non sapevano niente. Ma come? Nel comune di Cassola da anni non si spostava una virgola senza il controllo diretto di Pasinato: lottizzazioni, concessioni edilizie, permessi di qualsiasi genere, grandi opere, tutto faceva capo a lui. Guarda caso, proprio un inceneritore, opera di grande rilevanza economica, ma soprattutto ambientale e, di riflesso, sociale, stava per insediarsi nel suo comune a completa sua insaputa! Inaccettabile, incredibile! Fu proprio questo l'elemento scatenante del risentimento e della rabbia di tante persone. E allora leggi i programmi elettorali del 2009 elaborati da Pasinato per il suo gruppo e scopri che si parla di trattamento dei rifiuti con sistemi innovativi; ascolti le voci di alcuni imprenditori e ne esce che anche altri erano stati avvicinati in attesa di “una attività importante” di questo tipo; vai a colloquio con uno dei principali titolari di Karizia e quello ti dice con molta schiettezza che è amico di Pasinato da cui ha ottenuto dei favori a Roma ma che di questo progetto, che stanno preparando da tre anni, con lui non ha mai parlato, fatta salva la richiesta di procurargli un incontro con ETRA per cercare di firmare con la stessa un protocollo per il trattamento dei RAE (e con che cosa se non con un gassificatore-inceneritore?).
Certamente tutti questi elementi hanno contribuito a surriscaldare l'ambiente e giustamente la gente ha cominciato a porsi domande concrete circa l'estraneità dei Pasinato, o meglio del Pasinasto, alla vicenda gassificatore. Del resto il giudice stesso è esplicito nel merito: “dubitare che gli amministratori locali, connotati da un lunga esperienza... non fossero a conoscenza della eclatanza del progetto appare del tutto legittimo”. Prosegue poi il giudice motivando puntualmente la legittimità di simile dubbio (cfr. sentenza da metà di pag. 5). In buona sostanza egli ha evidenziato non solo il diritto, ma piuttosto il dovere dei cittadini di vigilare sulla corretta gestione della cosa pubblica da parte degli amministratori, senza per questo trovarsi vittime delle azioni ricattatorie degli stessi.
Ebbene come si sono atteggiati i Pasinato? Ben sapendo come stavano realmente le cose avrebbero fatto bene a tacere e lavorare per liberare il paese dall'eventualità del gassificatore. Invece no. Una denuncia penale contro tutti coloro che si permettevano di esprimere qualche dubbio sulla loro “ignoranza” del fatto, noti e anonimi. Il resto venne da sé: tentativo di Pasinato di rendere inefficace la delibera per vietare l'introduzioone nel territorio comunale delle attività particolarmente pericolose per la salute, chiusura della collaborazione con il comitato dei cittadini, attacchi indecorosi dai banchi del consiglio comunale contro alcuni consiglieri della minoranza e alcuni membri del Comitato stesso.
La commissione d'inchiesta proposta dalle minoranze per far luce sulla vicenda del gassificatore, dopo la sfida iniziale di Pasinato di voler tirar fuori tutte le carte, finì in una delibera di diniego in un pubblico consiglio comunale allucinante con atti da inviare in procura.
E la denuncia penale? Ebbe il suo corso. In fondo Pasinato è pur sempre un ex senatore della Repubblica. Cinque funzionari del Commissariato di Polizia furono impegnati nel febbraio del 2013 per due settimane ad interrogare un gran numero di persone ree di aver scritto i commenti che tutti abbiamo letto su Bassanonet o in facebook, o semplicemente ritenute responsabili di istigazione. Autentiche stupidaggini, come ebbe a dire qualcuno a chi lo interrogava, che stavano distraendo il personale di giustizia da attività ben più rilevanti, a cui si devono anche aggiungere le ricerche della polizia postale per identificare i nick names, dietro cui si nascondevano alcuni.
Il P.M., esaminata l'accusa depositata dal legale dei Pasinato, “ritenendo trattarsi di accettabile esternazione della critica politica aveva chiesto l'archiviazione”. I Pasinato si opposero e la pratica fu portata davanti al GIP. Il 24 aprile scorso la sentenza: il GIP condividendo la richiesta del PM “dispone l'archiviazione di tutte le posizioni con restituzione degli atti al PM”.
Ogni commento ci pare superfluo.
Per il Comitato.
Egidio Bizzotto
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